I SOGNI E L'INFINITO

"Questo spazio è aperto a voi, Cari Entronauti, per stimolare una ricerca “altra” nella dimensione dei Sogni e in quella della Vita.

Spero che vorrete accettare la sfida di uscire dalle strade più frequentate per seguirmi in un mondo paradossale e infinito, dove potreste scoprire che non siete ciò che credete, ma ciò che sognate! Dal macrocosmo svelato dai sogni e dai viaggi astrali, vi porterò nel microcosmo/Uomo. Perché l'uno è il riflesso dell'altro, e dai nostri sogni d'Amore nascono I progetti dell'Uomo.

......Qui m'aime me suive!"

Marie Noelle Urech








12. IL SOGNO DI DIO 
30 anni fa, in Belgio, ebbi il grande privilegio di potere studiare l'astrologia evolutiva in relazione alle più recenti teorie della fisica quantistica. La visione olografica dell'universo era l'ossessione della mia Maestra, Anna Albert, che aveva aperto la sua “Scuola per lo studio dell'Evoluzione della Coscienza” a noti fisici belgi, francesi e stranieri che vi tenevano conferenze e lezioni. Non potevo immaginare allora l'impatto che tale formazione avrebbe avuto nella strutturazione della mia personalità e visione della vita.



Successivamente, quando cominciai a lavorare con i sogni, mi accorsi di quanto tutte queste conoscenze acquisite in giovane età formassero una “griglia” di riferimento universale, valida per spiegare anche il sognare e la dimensione del sogno. L'universo olografico di David Bohm, da conoscenza teorica divenne per me una esperienza che ho descritto poi nel mio libro I Sogni e l'Infinito. E così per le altre teorie come gli universi paralleli, la non-località della mente ecc.

Tornando all'ologramma, argomento oggi molto dibattuto, vorrei solo soffermarmi su alcuni aspetti di ordine più metafisico che fisico. Il paradigma olografico, l'informazione dalla parte al Tutto, pervade ogni ambito della manifestazione della Vita. Se prendiamo una poesia, ad esempio, troviamo espresso in una sola parola un concetto chiave della Vita e, entrando nel contesto della poesia, facciamo anche esperienza del poeta che agisce da tramite fra noi e un qualche aspetto dell'esperienza universale. Attraverso questa parola entriamo in una relazione olografica con una cultura, un'epoca, una dinamica energetica, un aspetto della vita. Osservando un albero, possiamo percepire le calde o fredde stagioni in cui l'albero è vissuto sin dalla nascita; le sue cellule ci informano sulla gravità e sul nucleo della Terra, le foglie parlano del cielo e del rinnovamento.



Utilizzando questi esempi, vediamo che i vari aspetti delle nostre vite non esistono soltanto in sé ma sono anche in interrelazione con altri contesti olografici. Anche nella forma umana, vive una informazione ampia ed esauriente che descrive la natura complessa e l'identità del pianeta, dell'atomo, di una sola unità di tempo...



Davanti alla straordinaria complessità del fenomeno umano, alla sua capacità di creare e di amare, non sarebbe azzardato pensare che siamo in presenza di un ologramma di Dio. Attraverso l'Uomo si sfiora il “Sogno” di Dio mentre Dio si sperimenta sognando l'uomo. La consapevolezza di ciò potrebbe portare l'umanità a fare il salto decisivo cui il profetizzato 2012 ci prepara.



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I SOGNI PREMONITORI





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11. INCONTRANDO WILLIAM 
Noi siamo della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, e la nostra breve vita è circondata da un sonno, diceva l' uomo che più di tutti vorrei incontrare nei miei sogni: William Shakespeare. Questo grande Tessitore di trame umane ci ha lasciato capolavori ricchi di richiami alla magia e all'onirismo. Il Sogno di una notte di mezz'estate è una perfetta rappresentazione di ciò che avviene mentre si sogna: tre mondi si incastrano come nelle scatole cinesi: quello di veglia, quello magico/onirico, quello dei teatranti. Nella Tempesta, Prospero/Shakespeare usa la magia e l'illusione per muovere i suoi personaggi su un palcoscenico teatrale, metafora della Vita.



Quando sogniamo siamo contemporaneamente regista, attore, oggetto e il luogo dove la nostra coscienza crea e trama nuove storie. Infatti, mi sono inspirata proprio a William, per elaborare alcune tecniche di interpretazione di sogni. Il sogno segue un copione, ha pause, si divide in atti, ha un inizio, il prologo, e una fine, l' epilogo. Gli attori del dramma o della commedia onirica sono tutte emanazioni del nostro essere. Essi hanno anche la facoltà di cambiare creativamente alcune parti del copione, trasformandole in improvvisazione (il sogno lucido).



La cosa più divertente è quando in scena compaiono animali e oggetti che parlano di noi. Nell'antica Grecia, annesso al tempio dove venivano incubati sogni guaritori, vi era il teatro. Il teatro aveva allora una funzione catartica e trascendentale. Un qualsiasi conflitto o tormento dell'anima umana era mitologizzato, trasportato nel regno degli dei.

Gli dei vivevano le stesse passioni dei mortali: la seduzione di Afrodite, la Gelosia di Era, l'ira di Zeus si incarnavano nella gelosia di Menelao, la seduzione di Elena e l'ira di Achille.... Nel Seicento, l'immortale William metteva in scena le grandi passioni dell'uomo: Amleto, Macbeth, Otello, Enrico V, Giulio Cesare e tanti altri. Nulla di nuovo sotto al sole! Lo stesso accade nel nostro teatro onirico, dove insceniamo il gioco perpetuo tra odio e amore, guerra e pace, luce e ombra, permettendo alla nostra Anima di sperimentarsi in tutti i ruoli possibili e di volare in spazi senza confini.



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10. STREGATI DALLA LUNA 
I popoli aborigeni, per descrivere il sogno, alludono alla faccia nascosta della luna. Quando la luna è crescente, si distingue facilmente il suo lato illuminato. Tuttavia, mentre osserva il suo lato luminoso, la maggior parte delle persone si dimentica della parte invisibile della luna, e tende quindi a pensare che essa non esista. Nel cuore di una notte limpida, se fissiamo attentamente la Luna Crescente, possiamo scorgerne il lato oscuro che sottolinea quello illuminato. La parte illuminata è solo una parte dell'intera stella e corrisponde alla realtà di Veglia mentre la faccia nascosta della Luna è la realtà del Sogno.



Questo piccolo inganno ottico si ripete costantemente nella nostra vita quotidiana. Se ci focalizziamo solo sulla realtà di veglia (la faccia luminosa della Luna) trascuriamo la realtà dei sogni. Gli aborigeni credono che il sognare sia il progetto virtuale del mondo fenomenico. Secondo la loro prospettiva, la realtà quotidiana è il lato illuminato della luna che emerge dal potere creativo del sogno, il lato nascosto della Luna.



Come gli aborigeni, gli artisti hanno questa capacità di vedere i loro sogni come la matrice energetica di ogni forma fisica, che essa appartenga alla realtà del giorno o della notte. Essi sanno che, dietro all'atto creativo, c'è un sogno che si espliciterà poi nel marmo, sulla tela o sulla carta.



Se abbracciassimo la visione degli Aborigeni o degli Artisti, ci renderemmo conto che dietro agli eventi, agli incontri, alle creazioni della nostra vita, c'è stato un qualcosa di intangibile che è stato sognato a occhi aperti o a occhi chiusi. Chi di voi non ha sognato di vivere o di fare qualcosa di particolare e poi si è trovato a farlo nella realtà? Ovviamente, c'è un pericolo: la qualità dei nostri sogni dipende dalla qualità della nostra coscienza. Anche un Hitler aveva i suoi sogni di conquista e di espansione! Troppo spesso ci imbattiamo nell'espressione fisica della megalomania di alcuni potenti.



Ma siamo anche i testimoni di opere d'arte, di scoperte scientifiche, di cambiamenti sociali sognati da esseri molto evoluti. Ci dimentichiamo che tali artisti, scienziati e maestri di saggezza hanno sognato le rivoluzioni copernicane che hanno portato ad una svolta epoche e uomini. Apollo 11, per esempio, è stato sognato nell'ottocento da uno dei più grandi sognatori di tutti i tempi, Jules Vernes. Prima ancora, il viaggio dell'uomo sulla luna è stato sognato dal barone di Munchausen e da Cyrano de Bergerac. Il viaggio aereo è stato sognato da Leonardo da Vinci, poi dai fratelli Mongolfier, poi realizzato dai Fratelli Wright nonostante l'incredulità generale. Penso anche ad uno dei più grandi Geni misconosciuti, Nikolas Tesla, un autentico visionario le cui invenzioni, destinate al progresso dell'umanità, sono diventate materiale segretissimo presso i vari eserciti del mondo.



Per concludere, voglio invitarvi a sognare i vostri sogni più belli e più folli mentre guardate la Luna. Se si sente guardata e onorata, potrebbe stregarvi e farvi un dono speciale. Io la corteggio da anni e la Luna è sempre stata molto generosa con me.



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09. IL NASTRO DI MOEBIUS 
Il ponte fra due mondi separati, la realtà di veglia e quella del sogno, potrebbe essere il Nastro Continuo di Moebius (matematico tedesco 1790-1860): una informazione virtuale contenuta in un sogno (un lato del nastro) è contemporaneamente un'informazione concreta (l'altro lato).



Come funziona il nastro? Le superfici ordinarie, quelle che nella vita di veglia siamo abituati ad osservare, hanno sempre due facce e questo vale sia per le superfici chiuse (prive di contorno,come la sfera) che per quelle aperte (delimitate da un perimetro, come un rettangolo). E' sempre possibile percorrere idealmente uno dei due lati senza mai raggiungere il secondo, salvo attraversando una possibile linea di demarcazione costituita da uno spigolo, chiamata "bordo". Queste superfici hanno quindi convenzionalmente un lato "superiore" o "inferiore" oppure "interno" o "esterno". Nel caso del Nastro di Moebius, le due facce sono coincidenti e quindi il nastro ha una sola faccia ed un solo bordo (disegno). Dopo aver percorso un giro, ci si trova dalla parte opposta. Solo dopo averne percorsi due ci ritroviamo sul lato iniziale, senza saltare mai il “bordo”.



I nostri sogni uniscono il mondo virtuale a quello fisico su questo modello di continuum. La visione meccanicistica della Scienza ci ha abituati a considerare tutti gli ambiti della sfera umana come parti separate dove prevalgono forti distinzioni fra materia e coscienza. Fintanto che il senso del finito domina la coscienza, l'individuo sarà realmente questo senso finito e vivrà nella dicotomia. Contro ogni apparenza, non c'è una vera demarcazione tra lo stato di veglia e quello dei sogni: dall'uno procede l'altro e viceversa. E' con questa chiave che va apprezzata l'importanza del sognare.



I sogni ci forniscono informazioni “altre” su noi stessi e sulla nostra percezione della realtà, quelle che non percepiamo in uno stato di coscienza “finito”. Integrando le informazioni del sogno nella veglia, possiamo procedere in modo più fluido nella vita e vivere la propria “infinità”.



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08. BLACK OUT E DISSOLVENZE 
E' cosa ricorrente ai miei seminari che i partecipanti confessino di non ricordare i sogni; addirittura pensano di non sognare affatto. Cosa che sappiamo inesatta, perché senza sognare non potremmo vivere. Cosa allora cancella il ricordo del sogno? Molti fattori possono intervenire, il più banale è l'ora della sveglia. E' probabile che quando uno si sveglia, non si troverà in una fase REM che accompagna il sognare e quindi il ricordo di un sogno precedente, accaduto 90 minuti prima, si sarà dissolto nel buio notturno. Un altro motivo è la mancanza di consapevolezza. La maggior parte degli esseri umani vivono con il pilota “automatico”, cioè focalizzati sulle cose da fare seguono le rotte prestabilite nel mondo di veglia. Appena aprono le palpebre, il cervello innesca il solito programma.



Ma non ci deve sorprendere il fatto che “come vivo, io sogno”. Già, la vita di molte persone sembra un black out: assenza di corrente. Insomma, una vita da sonno, non da sogno! Figuriamoci se la notte riescono a mettere la spina! Anche se fosse auspicabile farlo poiché si dice che non è tanto il sonno a favorire una ricarica fisiologica quanto il sognare! Durante le fasi REM, aumenta l'azione immunomodulante dell'ipotalamo, ma anche l'ampiezza delle onde cerebrale da alpha a theta, simili a quelle di stati di profonda meditazione.



Altre volte, ci svegliamo con un frammento, un fotogramma dell'ultimo sogno. A questo punto, la comprensione del sogno diventa una sfida e, delusi, lo lasciamo andare come una cosa da poco conto. Invece, il sogno funziona come un ologramma e da ogni suo frammento, possiamo ricostruire l'intero. Soffermarci su un fotogramma del sogno può aiutarci a risalire agli altri come attraverso un gioco di dissolvenze, a ritroso. Ci sono molti sistemi per aiutarci a ricordare i sogni, che ho descritto nei “Sogni e l'Infinito” ma, per me, la maniera più appagante per vivere e per sognare finora è stato l'esercizio della consapevolezza.



Se volete condividere con me e gli altri Entronauti i vostri sistemi per ricordare i sogni, questo blog è uno spazio per farlo!



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SOGNI: MONDI PARALLELI





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07. "NELLA CASA DEL PADRE CI SONO MOLTE DIMORE" 
“Nella casa del Padre, ci sono molte dimore” - Questo versetto di Giovanni (14,2) illustra perfettamente la multidimensionalità dell'esperienza onirica. Grandi esperti di stati modificati di coscienza, i mistici sono stati i primi a testimoniare la dimensione quantistica della Natura e del Vivente. Quello che ci hanno trasmesso con metafore, simboli e allegorie non si discosta affatto dalle nostre odierne conoscenze sull'infinitamente piccolo o l'infinitamente grande. Durante i nostri viaggi onirici, ci capita una pluralità di esperienze che sfidano le leggi dello spazio/tempo. Si possono incontrare Maestri di Saggezza, divinità, grandi personaggi, defunti, animali mitici; si attraversano epoche, religioni e spazi diversi di quelli in cui ci collochiamo da svegli.



Il fenomeno su cui vorrei soffermarmi però, riguarda il sognare i nostri cari defunti. Sognarli è stato finora considerato dalla psicanalisi una umana necessità psicologica di mantenerli vivi nella nostra coscienza. Questo potrebbe essere vero. Ma quando sogno che un caro appena morto mi dà indicazioni o un messaggio chiaro per risolvere alcuni miei problemi, quando i “miei morti” mi appaiono nei sogni in momenti di crisi esistenziale e non in altri, allora la situazione si fa davvero più intrigante e complessa. E' urgente porsi delle domande e smettere di accettare le misere spiegazioni riduzioniste che la Scienza ci offre perché essa non osa valicare il confine che si è auto-imposto. I sogni potrebbero essere la dimostrazione della continuità della coscienza in dimensioni non percettibili nello stato di veglia. Essi fungono da “ponte” tra l'al di qua e l'al di là.



Antiche tecniche sciamaniche ci insegnano a collegarci con i defunti per attingere alla loro saggezza e i sogni indotti sono una delle modalità privilegiate per farlo. Attraverso il sogno, è possibile entrare nelle numerose dimore del Padre, le dimensioni dove l'Anima si riposa tra un viaggio terreno e l'altro. Incontrare i nostri defunti nei sogni è un esercizio propedeutico alla morte, o meglio, a ciò che accade dopo. Tali sogni consolidano in noi l'idea della continuità della Coscienza e dell’esistenza di altre dimensioni.



L'unico rischio è che si potrebbe instaurare nel sognatore una forma di dipendenza, e ciò accade spesso per i genitori che hanno perso un figlio. La possibilità di trascorrere qualche instante con “loro”, attraverso questo mezzo, potrebbe distoglierli dal senso della propria esistenza nel qui e ora e impedire loro di vivere autonomamente. Se alcune persone care ci lasciano è perché dobbiamo imparare a vivere anche senza di loro. Il valore essenziale del nostro viaggiare nelle dimore del Padre è l'esperienza della nostra eternità.



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06.UNA PROSPETTIVA ALLARGATA  
"Una volta io, Chuang-Tzu, sognai di essere una farfalla, una farfalla che svolazzava felice. Io non sapevo che essa era Chuang-Tzu . All'improvviso mi svegliai e fui veramente di nuovo Chuang-Tzu. Tuttavia io non so se ero io che stavo sognando di essere una farfalla, oppure una farfalla che sogna di essere Chuang-Tzu."



Non potevo, naturalmente, esaurire in un unico post, l'elegante e tutta orientale questione del koan, già affrontata nel post sui sogni lucidi. La marcia che gli orientali hanno in più, rispetto a noi occidentali, è la pacifica coabitazione del pensiero immaginativo e sognante con quello desto e pragmatico. Mentre siamo soliti alla dicotomia - spesso patologica - tra due versioni della realtà, gli orientali non si creano tanti problemi e riescono a vivere fino a 120 anni! Impariamo da loro!

Chuang-Izu, spirito libero, figlio del Taoismo, ci trasmette un grande insegnamento, lo stesso che i sogni incessantemente ci impartiscono: i nostri sogni parlano sempre di noi, che siamo nella forma di farfalla, di caimani o di dei... La peculiarità del sogno è che esso offre lo spazio all'espressione di tutte le nostre personalità multiple. In noi sono racchiuse memorie collettive, mitiche, ancestrali, primordiali: c'è il minerale, il vegetale, l'animale, l'umano, l'angelico, il Pleroma, la nebulosa Andromeda... Il sogno di Chuang-Tzu ci pone anche davanti all'esperienza dell'unità, l'alfa e omega di ogni guarigione e beatitudine. L'effetto di un sogno del genere potrebbe essere questo: dopo avere sognato di essere una farfalla o Chuang-Tzu, mi sveglierò piena di riverenza per me stessa perché saprei di essere una delle infinite manifestazione dell'Intelligenza della Vita, saprei di essere immortale! E concludo, lasciando alla vostra meditazione un altro pensiero orientale, questa volta di Lao Tzu, austero figlio del Confucianesimo: “quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”.



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05.DAL CASSETTO ALLA REALTA' 
Ritornando ai sogni - scusate la mia fissazione - mi ha sempre affascinato quell'espressione linguistica che dice: “ho un sogno nel cassetto”, a significare per esteso: “ho un progetto che ho accantonato o seppellito perché non posso realizzarlo oppure perché gli altri pensano che sia “utopico”". Quanti sogni traboccano dai nostri cassetti? Quanti cassetti, quante cassettiere, quante stanze con tante di cassettiere contenenti i nostri sogni tralasciati? Quante vite dirottate per questo motivo? Quanti bravi “dottori” hanno seppellito un musicista jazz, un cuoco, una ballerina, un marinaio, un inventore, un leader naturale? Perché sogniamo? C'è una differenza tra il sognare a occhi chiusi mentre dormiamo e quello che facciamo ad occhi aperti? Interrogatevi come mi sono interrogata! La risposta che mi sono data è che non c'è una differenza sostanziale. Il processo della mente creativa è sempre quello, cambiano la profondità e l'ampiezza dell'esperienza. Nel sonno, il sogno mi fa intravedere spazi sconfinati, possibilità sovraumane, ma anche i legami, le catene e i muri che erigo attorno al mio potenziale. Ma non ho la diretta interferenze del razionale. Nel sogno ad occhi aperti, immagino ciò che desidero. Poi lo butto nel cassetto, giudicando razionalmente: “non posso”, “è irrealizzabile”, “è utopico”, lasciando poi che il senso di inadeguatezza, di svalutazione, la paura del giudizio altrui sgonfino crudelmente i miei sogni colorati. Il conflitto tra immaginazione e razionalità è molto forte nella nostra civiltà dominata da una forma mentis scientifica e scientificista, passatemi questa cacofonia. Credo profondamente che siamo dotati della facoltà di sognare proprio per potere creare e manifestare. Qualsiasi cosa appartenente al nostro mondo tri-dimensionale è nato da un sogno, che essa sia un essere umano, un’opera d'arte, una città, la Carta dei Diritti Umani...Guardiamo alla storia, guardiamo alla Vita delle società umane, e potremo scoprire che molte cose nascono dai nostri sogni d'Amore... Ma spesso ce ne dimentichiamo perché pensiamo di essere tutto fuorché creatori....Certo, non tutti i sogni sono diventati belli, specie se guardiamo ai mostri e alle guerre che dilagano, comunque anch'essi sono stati generati dai nostri sogni di Paura, dai nostri Incubi.

Ritorniamo a rovistare nei nostri cassetti....e permettiamo alla nostra Essenza segreta di dispiegare i suoi talenti. Il sogno è il punto di partenza, il big bang iniziale, la scintilla della creazione. La consapevolezza di essere creatori della nostra vita ci permetterà di mettere la razionalità al servizio del nostro sogno, per rivestirlo, strutturarlo, renderlo visibile. Lo slogan If you can dream it, you can do it di Walt Disney, un creatore che ha fatto una bella riuscita nella vita, è un ottimo viatico...



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L'INCUBAZIONE DEI SOGNI





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04.Il KOAN DEI SOGNI LUCIDI 
Vi è mai capitato di sognare che state sognando? Potrebbe sembrare un koan Zen e... lo è! Se partiamo dal presupposto che i sogni lucidi ci offrono una vasta gamma di sperimentazioni paradossali che mettono a dura prova la mente logica, abbiamo trovato una scorciatoia per entrare nei misteri della coscienza risvegliata. Niente più ore e giornate di meditazione in posizione scomoda nello zendo, esposti ai colpi di keisaku del Maestro. Una scorciatoia, dicevo, senz'altro più comoda per il corpo che dorme (una interferenza in meno), ma che richiede altrettanta pratica... La parola sogno lucido (lucid dream) fu coniata nel 1868, dallo psichiatra Frederik van Eeden, dove l'aggettivo lucido è usato proprio nel senso di chiarezza mentale. La lucidità, di solito, inizia nel bel mezzo di un sogno quando il sognatore appunto realizza che l'esperienza che sta vivendo non avviene nella realtà fisica, bensì in uno scenario onirico. Spesso questa consapevolezza è scatenata dall'aver notato qualcosa di realmente impossibile o di incongruente come, ad esempio, incontrare un defunto, un gatto a due teste oppure semplicemente volare con o senza ali; altre volte si diventa lucidi senza bisogno di alcuno stimolo e ci si rende conto di stare sognando improvvisamente. Ma c'è una utilità nei sogni lucidi? Se si considera che in un sogno, se si è consapevoli di sognare, si è praticamente liberi di fare qualsiasi cosa, liberi da leggi sociali o fisiche, le risposte a queste domande giungono da sole. Il sognatore ha la possibilità di vivere avventure e fantasie: il volo, il sesso sono tra i soggetti più gettonati. Il rovescio della medaglia c'è: possiamo anche sognare i nostri mostri mentali e le nostre paure. Possiamo incontrare anche quelli degli altri. Per questo motivo, il fatto di esser lucidi nel sogno può rappresentare una terapia efficacissima contro gli incubi, insegnandoci come vincere le nostre paure e i nostri fantasmi. I sogni lucidi possono essere di aiuto per raggiungere dei traguardi nella vita di veglia, per risolvere creativamente dei problemi, per innescare delle guarigioni. E' uno stato di coscienza espansa, dove si annullano i paradossi della veglia e dove è possibile vivere una connessione profonda con la Vita. Come per tutti i sogni, possiamo usare la tecnica di programmazione prima di addormentarci, comandando al proprio subconscio che mentre fate un sogno, di accorgervi di stare sognando....Il sogno lucido ci consente di vivere come Creatori e di costruire consapevolmente e creativamente la matrix energetica della realtà che desideriamo.



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03. IL SOGNO E' MIO, TUO, NOSTRO 
Quello che potrebbe sembrarvi una banale compitazione grammaticale è, contro ogni apparenza, qualcosa di stupefacente che potrebbe rivoluzionare la nostra civiltà, il cui modello di vita si sviluppa attorno alla proprietà, dove ciò che è “mio” rimane e deve rimanere “mio”.



Nello stato ordinario di veglia, tendiamo drammaticamente alla separazione e alla differenziazione mentre nello stato onirico, entriamo in un ambito di completezza e di interrelazioni. Questo spiegherebbe in parte la funzione terapeutica e compensatrice dei sogni sulle quali si sono soffermate (e fermate) le maggiori scuole di Psicoterapia.



Ma ritorniamo alle origini. Nelle culture sciamaniche, il sogno non è mai una esclusiva del sognatore. In queste società, il racconto dei sogni fa parte del quotidiano rituale mattutino. Quindi quando il sognatore racconta alla tribù il suo sogno, esso diventa quello dell'intera tribù, un contenitore di informazioni preziose tanto per il sognatore quanto per ogni ascoltatore che per l’intera tribù. Le società sciamaniche danno all'interpretazione dei sogni un valore ben diverso da quello che noi le attribuiamo e che non nasce da un'analisi intellettuale. Il sogno diventa una specie di bussola che serve ad orientare le attività quotidiane della tribù e a decidere comportamenti e azioni.



L'interpretazione dei sogni e l'azione che ne consegue sono dunque strettamente collegate. Ciò spiega anche la loro convinzione che il contenuto dei sogni non rispecchi solo il passato o i problemi del presente, ma anche la dimensione del futuro: il sogno infatti orienta il loro futuro agire. Per i Popoli del Sogno, condividere un sogno è un tentativo straordinario di unire un piano virtuale a quello fisico. E’ trasformare un evento potenziale in realtà.



Attingendo alla saggezza di queste culture, ho potuto applicare la straordinaria efficacia della condivisione dei sogni in gruppi. Dopo una incubazione personalizzata, ognuno sogna il “suo” sogno, tuttavia la cosa sorprendente che accade dopo due o tre giorni di seminario, è che il sogno di una sola persona contiene indicazioni valide per tutti i partecipanti! Il sogno dell’altro diventa il mio, il tuo, il vostro. Quando si condivide un sogno, i simboli del sogno si trasferiscono nell'altrui coscienza e assistiamo ad un effetto “diapason”, di risonanza. Tale condivisione porta a delle intuizioni davvero sorprendenti ed è una brillante conferma della non-località della mente oltre che essere una dimostrazione palese dell’unità profonda che collega tutti gli esseri umani sul piano spirituale, a prescindere dalla razza, cultura, età, religione.



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