ISTRUZIONI PER GLI ANGELI

Ecco qua alcune brevi «istruzioni per l’uso», a commento della sezione ANGELI (e colgo l'occasione per ringraziare la casa editrice Frassinelli, che ha concesso a nonsoloanima.tv di utilizzare alcuni brani di un mio recente libro sull'argomento). Con il link che trovate qui sotto, potete scoprire quali Energie angeliche agiscano in ciascun giorno dell'anno, e in che modo le Energie del giorno in cui siete nati determinino certi aspetti della vostra personalità, dei vostri naturali talenti, della vostra vocazione, a voi già nota o magari ancora segreta. La fonte di queste corrispondenze tra i giorni e il destino si trova nelle tradizioni della Qabbalah, antiche e densissime; e appunto in queste tradizioni vorrebbe spaziare il mio blog. Ciò che ne dirò qui sarà molto semplice, vi garantisco; ma, naturalmente, «molto semplice» non significa molto facile.

Come forse vi sarete già accorti nelle vostre personali ricerche spirituali, le cose semplici sono spesso, per la moderna mente razionale, le più complicate.

E a mio parere c’è un solo modo di scoprirle, di intenderle meglio: non aver paura di diventare anche noi più semplici, più intuitivi, più liberi dalle nostre complicatissime abitudini di pensiero. Non aver paura di allontanarsi da quel che a molti, oggi, sembra vero, necessario, logico, o magari intangibile; non aver paura, soprattutto, della nostra capacità di sentire, scoprire, esperire semplicemente l’invisibile attraverso i simboli che lo narrano.

Igor Sibaldi



ANGELI - TROVA IL TUO IO CELESTE







14.UN DONO ARCANGELICO 
A proposito di Miyka’el e della lettera K, è importantissimo che sappiate e teniate ben presente una cosa. Non solo Michele, ma tutti gli Arcangeli hanno un forte elemento K, nella loro indole. Il loro compito infatti, tra le Gerarchie celesti, è proprio quello di capire, comprendere (accerchiare, cioè, dal latino comprehendere) e infine ELIMINARE –sgombrare, eliminare, annientare – togliere di mezzo, così come inevitabilmente anche voi superate e togliete di mezzo tutto ciò che che avete davvero compreso, per poter poi andare oltre. Vi sarete accorti, infatti, nei vostri anni passati, che nulla di ciò che avete capito vi è poi bastato: una volta chiarita una cosa, un qualche misterioso impulso (la forza vitale, l’evoluzione) ha cominciato a spingervi oltre... Ecco, appunto: l’energia arcangelica è di questo tipo, e si rivela, nelle Scritture e nella tradizione, come uno dei più potenti motori dello sviluppo dell’individuo e dell’universo. Lo si vede assai bene dai tre Arcangeli che condividono, con Michele, la maggior popolarità nelle grandi religioni mediterranee: Raffaele, Gabriele, Uriele (gli Arcangeli sono in tutto otto, ma sugli altri quattro ogni epoca ha idee diverse, i nomi variano, non c’è consenso preciso). Raffaele, dal verbo ebraico rapha, «guarire»: è notoriamente l’Arcangelo della guarigione; perché? Perché il suo dono, il suo talento è quello di far comprendere a chi è malato gli errori che hanno determinato le sue malattie. Con l’energia di Raffaele, il malato vede, capisce e SUPERA quelle abitudini, quei vizi, quelle inerzie e debolezze che l’hanno danneggiato, e ne esce, e guarisce. Gabriele – dalla radice GBR, che esprime in ebraico le idee di forza, virilità, coraggio – è l’Arcangelo che sa farti capire e annientare addirittura tutto quanto il tuo passato: ti dà la forza di comprendere e superare te stesso, radicalmente. Non per nulla, secondo la tradizione, è colui che porta l’annuncio di una grande novità a una VERGINE: in realtà, l’energia di Gabriele è proprio quella che ti permette di ridiventare vergine (cioè privo di passato) in qualsiasi istante della tua vita. «Impossibile!» dirà magari qualcuno. No, possibilissimo. È sufficiente che tu CAPISCA il tuo passato, qualunque esso sia, e immediatamente ne sei già fuori, ne sei libero, sei nuovo, se la terribile forza di Gabriele ti aiuta. E Uriele – dalla parola ’WR (pronunciata or o ur), che significa «la luce» - è l’Arcangelo delle Sacre Scritture: per scrivere qualcosa di degno non occorre forse che il foglio sia bianco, e che la mente sia sgombra, e l’anima aperta e spaziosa? Ed ecco l’energia di Uriele, che sa d’un tratto superare e cancellare ciò che vi era prima, e vergare ciò che è nuovo, una buona novella...

E perché, precisamente, è così importante sapere ciò, come dicevo all’inizio? Semplice: perché se lo sai, comincia a esistere e a essere vero per te. È un annuncio, un seme: ti giunge e comincia a dar frutto, se il terreno è buono e pronto. Vi è qui uno di quei segreti che rendono così appasionante la scoperta di certe vie mistiche e religiose: insegnandoti, creano in te le condizioni perché ciò che ti insegnano avvenga. Guarire, superare il passato, aprirti al nuovo e alla creatività: ora sai che si può e che certi esseri (Arcangeli addirittura) son pronti ad aiutarti in tal senso. Immaginali, percepiscili, e agiranno. Prova.



continua



[ 8 commenti ] ( 1723 letture )   |  permalink  |   ( 3 / 350 )
13. KAPH 


In ebraico: Kaph. È il geroglifico del potere, del possesso, dell’afferrare, del comprendere.



Forse avrete letto da qualche parte che il Nome di Michele, il principe degli Arcangeli, viene solitamente tradotto «Chi è come Dio?», perchémiy? in ebraico significa «chi?» e kiy è «come». Ma forse questa interpretazione non vi ha mai convinti, e vi è sembrato strano che un Arcangelo avesse come Nome una domanda, retorica per di più. Se così vi è parso, mi complimento con voi: vuol dire che la vostra sensibilità è desta e sottile. Il senso di Michele è infatti assai più profondo. Le lettere M e Y compongono, in ebraico, la radice della parola «acqua», che in questa antichissima lingua ha soltanto il plurale – MYM (pronuncia: maiym), «le acque». Era un plurale perché si riteneva che le acque nell’universo fossero almeno di due tipi, come è spiegato anche nella Genesi:



Dio (’El) fece un gran vuoto che si estendeva e separò le acque le une dalle altre: quelle che sono sotto quel vuoto, e quelle che sono sopra quel vuoto.

Genesi 1,7




Quel «vuoto» è il luogo dell’aria, della terra, del cielo, e le «acque» sono tutt’intorno: «acque» simboliche, si intende. Le «acque», nella Bibbia, sono il simbolo di ciò che è informe, e che disgrega, dissolve. Prima della creazione dell’universo vi erano soprattutto tenebre e ACQUE:



la terra era informe... e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sopra le acque.

Genesi 1,2




Nelle innumerevoli correnti di quelle acque (la tradizione ebraica non ama il mare) agiva il caos, tutto era forse-chissà, tutto diventava niente, nell’insondabile profondità dei Mari, nell’insondabile profondità dello spazio buio.



Naturalmente, anche qui, l’immagine è decisamente simbolica: prima di QUALSIASI creazione tutto è così acqueo, così dissolto e dissolvibile, così caotico. Dio-’El, il creatore, preparò quella volta il vuoto, il luogo per creare: separò le «acque», fece in modo che venissero CONTENUTE altrove. Usò insomma il potere della lettera K.



Ed ecco, questa è la specialità dell’Arcangelo Michele. Anche lui è un separatore di «acque», uno che prepara il luogo in cui esistere, creare e intendere e capire l’universo intorno. Questo è il Nome M-Y-K: le «acque» caotiche finalmente dominate. E l’iconografia cristiana lo mostra bene: Michele è raffigurato solitamente nell’atto di imporre il suo controllo (K) sul diavolo, sulle forze dissolutrici e caotiche. E nell’Angelo di questi giorni questa facoltà micheliana assume la forma d’un meraviglioso potere di non lasciarsi atterrire dalla distanza, di comprendere e dominare estensioni che per tante persone rappresentano ostacoli insuperabili – un po’ come potevano apparire i mari, a chi, come gli Ebrei e gli Egizi, erano abituati alla terraferma. Forse a qualcuno di voi sarà tornato in mente il famosissimo Passaggio del Mare? Complimenti di nuovo: anche quella volta, di certo, Michele ci mise del suo.





Continua

[ 5 commenti ] ( 463 letture )   |  permalink  |   ( 3 / 355 )
12.ADAMAH 
Per tornare alla lettera H, vi segnalo un punto importante della Bibbia, che nelle traduzioni va inesorabilmente perduto e anzi produce spesso equivoci: la parola «suolo». Yahweh, dice la Genesi, «plasmò l’umanità con la polvere del suolo»; poi decretò che l’umanità dovesse «lavorare il suolo con il sudore della fronte». Vi leggiamo anche che Caino era «un servo del suolo» (e ciò fa ritenere a molti che fosse un contadino); e anche Noè, dopo il Diluvio, fu «lavoratore del suolo». E uno splendido profeta scriveva: «Non sono un profeta: sono un lavoratore del suolo, ad esso mi sono dedicato fin dalla mia giovinezza» (Zaccaria 13,5). Di certo avrete intuito che non può trattarsi, qui, di semplice agricoltura. La parola che viene tradotta «suolo» è infatti in ebraico ’adamah, e indica un concetto vertiginoso. Il significato di ’adam lo conoscete già: è la conoscenza, o la mente, così come essa può agire al di qua dei propri limiti. La ’adamah è appunto ciò che vi è al di là di quei limiti: sono i territori che alla nostra mente (’adam) sono ancora invisibili (H). È il tuo, il nostro Aldilà, di cui la Tavola Ermetica dice: «Il caso non esiste: è solo il nome che si dà alle leggi che ancora non si conoscono». Da questo Aldilà, da una H, dunque, vengono plasmate l’umanità e la nostra mente cosciente. E Adamo, Caino, Noè, Zaccaria lavoravano per conquistare lembi di questa ’adamah. Soltanto lì noi possiamo continuare a crescere. Lì conduce ogni passo in avanti della nostra evoluzione: a una H che ti si rivela, e di là della quale la ’adamah continua poi ad estendersi sempre nuova, sempre in attesa.



continua



[ commenta ] ( 314 letture )   |  permalink  |   ( 3 / 359 )
11.HE 
In ebraico: He. Un suono lievemente aspirato, di h inglese, se si trova all’inizio o all’interno di una parola, e muto se invece si trova alla fine (dove spesso indica il genere femminile). È il geroglifico della vita, dell’invisibile, della spiritualità, dell’anima, della verità e della femminilità: anche in greco e in latino, d’altronde, l’anima era immaginata come femminile; e in ebraico è femminile anche lo spirito (ruakh).



Eccola qua, la bellissima H – nei giorni dell’Angelo Hahahe’el, che di H ne ha addirittura in eccesso. Sapevate già cosa significa questo geroglifico, l’abbiamo visto nel nome di Yahweh e in quello di Eva. Ora (dato che i geroglifici sono fatti apposta per riflettere, e anche per meditare) vorrei richiamare la vostra attenzione sul particolare legame che la H ebraica stabilisce tra la Spirito e la femminilità. È una cosa nuova, per chi è cresciuto nel cristianesimo: la Trinità risulta infatti compattamente maschile, grazie all’influsso della lingua latina – Pater, Filius et Spiritus sanctus. La vetta dei cieli, a Roma, era stata preclusa alla Donna per vari motivi: da un lato influì in tal senso la setta di Mithra, assai maschilista, diremmo oggi, con la quale i cristiani dovettero venire a patti, quando il loro più illustre rappresentante, l’imperatore Costantino, decise di cristianizzare l’Impero (313 d.C.). D’altro lato, la Chiesa di Roma era a quell’epoca in fortissima tensione con le correnti cristiane gnostiche, che non solo ammettevano il sacerdozio femminile, ma ritenevano che proprio una donna, la Maddalena, fosse stata la più fedele continuatrice dell’insegnamento di Gesù; a ciò si aggiunse la misoginia di buona parte dei giudeo-cristiani, san Paolo soprattutto. Il risultato fu che per diversi secoli, nella Chiesa, si ebbe qualche difficoltà ad ammettere che le donne avessero un’anima (e tuttora la loro anima non sembra essere sufficiente ad aprire loro la carriera sacerdotale). Che differenza rispetto alle origini! Giovanni Battista vide lo Spirito discendere su Gesù sottoforma di colomba (Giovanni 1,32), e in ebraico «colomba», yonah, vuol dire anche «la sposa». Nei Vangeli le donne appaiono coraggiose, intelligenti, illuminate: da colei che per prima, a Cana, spinse Gesù a fare miracoli, alla Samaritana, che rischiò la vita per fargli propaganda, a Marta, Maria, Maddalena... mentre gli uomini si rivelano, specialmente in Giovanni, quasi tutti vili, deboli, ipocriti, o semplicemente stupidi. «Perché ami lei più di noi?» domanda Pietro a Gesù, nel Vangelo di Filippo (gnostico), intendendo ancora sempre Maddalena; e Gesù risponde soltanto: «Già, Pietro: perché amo voi meno di lei?» D’altra parte, i Vangeli avvertono chiaramente: Gesù venne portato dai genitori in Egitto, e lì crebbe, in una sapienza che da millenni collocava l’elemento femminile ai vertici della Divinità. E voi? Riuscite, oggi, a immaginare un aspetto femminile, una H dello Spirito divino? Nella Bibbia se ne parla molto, nel libro della Sapienza, nei Proverbi, nel Cantico dei Cantici. Provate a PENSARLO. È molto emozionante.



continua





[ 5 commenti ] ( 883 letture )   |  permalink  |   ( 2.9 / 388 )
10.’YSH 
Qualche puntata fa, parlando di Israele, ho accennato al fatto che ’ysh in ebraico significa «individuo», «io concreto»; e in un’altra puntata dicevo che Eva, nel testo originale, viene chiamata ’ishah. Penso sia interessante sapere il perché di questi nomi. In tante altre lingue, per scoprire perché una parola sia scritta in un certo modo occorre risalire alla sua storia, alle lingue più antiche da cui quella parola deriva; in ebraico non occorre: le parole si spiegano da sé, le loro lettere rivelano il loro senso – e immancabilmente se ne ottiene una piccola lezione di filosofia e di psicologia. Così, i geroglifici della parola ’ysh ci mostrano che il suo autentico significato è: «colui che ha l’energia (’ , aleph) di conoscere (SH) le cose visibili (Y)» o anche: «colui che sa ricondurre alle cose visibili ciò che conosce».



’Ysh è insomma la nostra parte più razionale, che crede in ciò che vede (e che vede soltanto ciò in cui crede). Mentre ’ishah (che in ebraico corrente significa «la compagna») ha altre doti. Si scrive:







Come vedete, manca la consonante Y e c’è la H, il geroglifico dell’invisibile; il significato è «colei che ha l’energia di conoscere le cose invisibili». L’Eva di cui parla la Bibbia, la compagna dell’adam, cioè di chiunque di noi, è dunque il nostro intelletto spirituale, la nostra facoltà conoscitiva superiore, che sa vedere oltre il visibile. Ciò getta una luce tutta speciale sul celebre episodio della «tentazione» di Eva: è lei, ’ishah, lei sola, a percepire il cosiddetto Serpente, e non certo (come si ritiene di solito) perché la natura femminile è più fragile, plagiabile e provoca guai, ma perché il cosiddetto Serpente è una realtà spirituale, e soltanto una ’ishah può scorgerlo. Poi, si legge nella Genesi, la ’ishah assaggiò il frutto della conoscenza e lo dette allo ’ysh: e non avviene sempre così, ai confini della nostra razionalità? Il nostro intelletto spirituale coglie realtà ancora invisibili, conoscenze superiori, e le comunica alla nostra mente razionale. Infine, ricordate quel passo famoso, in cui si dice che Eva porrà il piede sulla testa del Serpente? (Genesi 3,15). Quante spiegazioni ne sono state tentate! Eppure il senso era talmente semplice. Il Serpente rappresenta, in quella pagina, la via verso la conoscenza, e la parola «testa», nell’originale, è r’sh, letteralmente «l’inizio». Dunque la tua ’ishah, la tua parte spirituale, pone SEMPRE il piede sull’inizio di una via di conoscenza. Questo era il senso. Impara a conoscerla, a congiungerti con lei, a generare scoperte.



continua





[ 5 commenti ] ( 487 letture )   |  permalink  |   ( 3 / 363 )
9.YOD 
In ebraico: Yod. È una semiconsonante, come la i di «iato». È il geroglifico dell’attenzione estroversa, del dito che indica, della visibilità, del manifestarsi concreto e durevole.



Yod è anche il geroglifico del creare, nel senso più pratico e più letterale di questo termine: creo viene dal latino, e vuol dire «concreto una res», una cosa; trasformo, cioè, un’idea, un pensiero in una realtà visibile, durevole. Non per nulla vi è una yod all’inizio del nome di Yahweh: nei primi due capitoli della Genesi si narra che ’Elohim («Dio») concepì le forme del mondo e dell’umanità, dopodiché Yahweh («il Signore»), «plasmò l’umanità con la polvere del suolo» (Genesi 2,7). E il Nome di Yahweh corrisponde a questo talento creativo: i geroglifici che lo compongono sono







YHWH. La H è, come vedremo, il geroglifico della vita e dell’invisibile: YAH vuol dire dunque «io creo, rendo visibile la vita ancora invisibile». La W è invece il geroglifico del nodo, del blocco: dunque il Nome intero di YHWH viene a significare:



«Io rendo visibile la vita invisibile e la blocco nella forma che le ho dato».



Proprio come fa un artista nell’ultimare un’opera, o uno scienziato nel fissare una formula, una legge. Nell’Angelo di questi giorni, Yeyaze’el, la yod è addirittura raddoppiata e seguita da una Z, il geroglifico del mirare dritto a un obiettivo: il Nome raffigura un insopprimibile desiderio di creare (o di crearsi), di far apparire (o di apparire), e una magnifica determinazione nel seguire il proprio talento. Vi piace? Pensate all’Energia di Yeyaze’el, tutte le volte che vorrete fare qualcosa di bello, che piaccia a moltissimi, e provate a chiedergli il coraggio, la Z, senza cui la creatività rischia di disperdersi, di ripiegarsi su se stessa.



In ebraico: Zain. Ha il suono della s di rosa. È il geroglifico della freccia che vola verso il bersaglio; del raggio di sole che percorre milioni di miglia per scintillare su uno specchio; dello sguardo che coglie un dettaglio. Zain è tutto ciò che tende a uno scopo: vuole, conosce, e conquista cose o persone, op-pure sfugge e libera da una costrizione.







continua









[ 1 commento ] ( 1380 letture )   |  permalink  |   ( 3.2 / 599 )
8.L'ENERGIA TERAPEUTICA 
Nel ritratto dell’Angelo Raha‘e’el compare questo termine, che richiede qualche spiegazione, perché è un concetto strano per noi, troppo audace: indica un’energia che permette al contempo di curare e di recitare. Era infatti convinzione degli antichi (ma, io credo, ancor oggi condivisibile appieno) che le doti del medico e quelle dell’attore fossero talmente simili tra loro da far supporre che avessero una medesima origine. Anche i greci erano dell’idea che il teatro curasse – attraverso una katharsis, una «purificazione» cioè dei sentimenti negativi, che avveniva negli spettatori e riequilibrava il loro spirito. Si riteneva che la catarsi agisse soprattutto durante la rappresentazione delle tragedie; ma, ancora oggi, a tutti sono noti anche i benefici effetti dei comici, specialmente di quelli più spietati, che mostrandoci le nostre nevrosi, ossessioni, errori esistenziali e aiutandoci a riderne, non fanno nulla di diverso da un medico o da un analista che ci aiuti a prendere le distanze dai nostri comportamenti sbagliati. E viceversa, ogni medico sa bene quanto contino nelle sue terapie la suggestione, il tono di voce, il camice – l’aspetto insomma spettacolare della sua professione. Nell’angelologia, in ogni caso, gli Angeli che «proteggono» (incoraggiano cioè nei loro protetti) la professione medica, sono puntualmente gli stessi che «proteggono» anche chi recita o parla in pubblico – e dunque anche i politici e i sacerdoti. E a proposito, faccia attenzione chi ne dispone! Ogni dote che possediamo per nascita e che trascuriamo si vendica, intralciandoci in vario modo, e l’Energia terapeutica è quanto a questo una delle più temibili: fa regolarmente ammalare sia chi non la adopera per curare altri, sia chi non la trasforma in carisma da attore, sia anche (capita pure questo, purtroppo) chi ne abbia troppa e non la usi abbastanza. Credo che provenga da qui il detto antichissimo: «Il medico cura se stesso».



continua



[ 10 commenti ] ( 3084 letture )   |  permalink  |   ( 3 / 565 )
7.RESH 
In ebraico: Resh. È il geroglifico dell’aprire e del fluire, o viaggiare, o volare; e anche del pensiero umano, che scopre, progetta, procede.



Dopo l’Angelo Kha‘amiya, che insegna a esplorare coraggiosamente i territori oscuri, ecco qua l’Angelo Raha‘e’el, che aiuta ad affrontare e a sciogliere la paura. Spesso, leggendo i 72 ritratti, avrete l’impressione di scoprire una dopo l’altra le tessere di un mosaico, e di scorgere in quel mosaico un volto (un solo volto) che via via si forma. Ed è davvero così: quel volto formato dai tratti dei 72 Angeli è ciò che una psicologo chiamerebbe il tuo Sé, cioè la totalità della tua personalità. E dal modo in cui intendi i vari Angeli, puoi dedurre quali aspetti della tua personalità hai già cominciato a sviluppare e quali no: se la descrizione di un Angelo ti è immediatamente chiara, se vi riconosci qualcosa di te o di persone a te note, la facoltà a cui quell’Angelo presiede sono già attive in te; se invece, in uno di questi ritratti angelici, trovi qualcosa di oscuro, di troppo contradditorio, vuol dire semplicemente che le facoltà lì descritte sono ancora nascoste, dentro di te, e attendono che tu le scopra. Questa idea della totalità composita è comune a molte tradizioni: dal Tao all’atman degli Hindu – di cui si legge, in una Upanishad:



"Chi per esempio riconosca: «Io sono Brahma!» diventa questa Totalità, e neppure gli Dei potranno impedirgli di diventarlo, perché allora egli diventa anche l’atman (il Sé) degli stessi Dei. Ma chi adori una divinità diversa dal suo atman, pensando: «Quella è una cosa e io un’altra» è uno che non sa..."



Vale pari pari anche per l’Angelologia. Così, mi raccomando, non fate l’errore di qualche vostro amico ingenuo, che si figura il proprio Angelo e gli Angeli in genere come esseri alati, diversi da lui. Tu li sei, scoprili e abituati a riconoscerti in loro, a esserli: per usare il geroglifico di questa puntata, abituati a diventare la resh degli Angeli, a farli fluire attraverso di te, nella tua vita quotidiana. La resh intesa in questo modo ha un posto importantissimo nella mistica ebraica: è il centro, la chiave del nome Israele, che solitamente viene riferito a un popolo storico, ma che in realtà è anche, o può diventare anche il tuo nome. In ebraico è scritto così:



ישראל




YS-R-’L. E ’ysh significa: «individuo», «io concreto», e ’l (’El), già lo sapete, «Dio creatore». La resh è il ponte, il punto di passaggio: è un Israele chi sa di poter lasciare fluire l’energia divina nel e attraverso il suo io. È lo stesso concetto che compare nel termine latino pontifex, «il costruttore di ponti»: solo che nella tradizione latina il pontifex era ed è una carica gerarchica. Per te, invece, se non hai paura della resh, può diventare una realtà quotidiana.



[ 5 commenti ] ( 854 letture )   |  permalink  |   ( 3 / 528 )
6.CUSPIDI ANGELICHE  
Un’osservazione metodologica. Avrete notato che il 29 settembre è una «cuspide», un giorno cioè in cui agiscono due diverse Energie angeliche. Poiché gli Angeli sono ripartiti non in base ai giorni del nostro calendario, ma in base ai gradi dello Zodiaco, avviene di frequente che a un giorno corrispondano due Angeli diversi. In questi casi, non si tratta di risalire all’esatto grado zodiacale della data di nascita: la faccenda è più complessa. Anche i giorni, infatti, hanno un loro valore, che incide non meno dei gradi: e ne risulta che chi è nato in un giorno «cuspide» tra due Angeli, dispone e deve render conto delle energie di entrambi. Di solito, per quel che ho notato, nella prima parte della vita – fin verso i trentotto anni – prevalgono le energie del secondo tra i due Angeli uniti in una «cuspide», e negli anni seguenti quelle del primo: per esempio, per chi sia nato il 29 settembre, prevarrà dapprima l’influsso di Kha‘miyah, poi quello di ’Aniy’el. In alcuni casi il momento del passaggio può comportare novità anche brusche; particolarmente delicate sono le seguenti date di nascita: 15 aprile, 20, 25 e 30 gennaio, 14 febbraio e 11 marzo, appunto perché (come vedremo) in queste cuspidi si incontrano correnti di Energia angelica diametralmente opposte le une alle altre. Per il 29 settembre non vi è gran problema, tutto sommato: semplicemente, chi è nato in questo giorno potrebbe essere, nella prima parte della sua vita, più profondo, più introverso, meditativo (o, nei casi peggiori, più schivo, timoroso, inquieto), mentre verso i quarant’anni ci sono buone probabilità che diventi più aperto, assetato di vita, di vittorie, di gente a cui far apprezzare la profondità di pensiero che avrà raggiunto nel frattempo.



continua



[ 6 commenti ] ( 993 letture )   |  permalink  |   ( 3 / 494 )
5.KHETH E IL DIO SEVERO  
Kheth. Un’aspirata dura, come il ch tedesco. È il geroglifico del lavoro, dello sforzo; dell’equilibrio di forze e dell’impegno che occorre per raggiungerlo; dell’esistenza elementare, e della ten- sione continua con la quale la si mantiene. Kheth è anche l’immagine della legge, della sapienza cioè che con lunga fatica i saggi sono arrivati a formulare, e la necessità che in essa si esprime.



Tremendo, l’Angelo di questi giorni! È della categoria

–yah: un esploratore, dunque; infatti i suoi protetti vogliono conoscere le ombre più oscure dell’animo umano, sia negli altri, sia anche in se stessi – e scoprire in quelle ombre il senso. «Perché il male? Perché l’orrore? Perché il caos?»: queste sono le loro domande principali. Non vi è Legge autentica, che non sia nata dal coraggio di questi «perché?». E non vi sono leggi, negli Stati o nelle religioni, che un buon Kha‘amiyah non possa cambiare, migliorare, rifondare, grazie appunto alle sue coraggiose scoperte. Non per nulla, in ebraico, KHQQ vuol dire «dare leggi» e KHQR vuol dire «esplorare»: radici quasi identiche, ed entrambe con quella KHETH all’inizio.

Per tale suo rapporto con la Legge, quest’Angelo è inoltre particolarmente vicino al Dio YAHWEH, a cui lo lega il suo Nome, e ne riflette l’aspetto forse più drammatico e contradditorio. YAHWEH, nella Bibbia, è appunto il Dio dei divieti, delle leggi, delle prove terribili. Potete verificarlo facilmente: nelle versioni ufficiali del Vecchio Testamento, il Dio ’ELOHIM viene sempre tradotto «Dio» e YAHWEH viene tradotto «il Signore Dio», o semplicemente «il Signore». Guardate un po’ cosa fa veramente YAHWEH, «il Signore» appunto: vieta all’uomo l’albero della conoscenza, provoca il Diluvio (ed è ’ELOHIM, «Dio», a salvare Noè), opprime Caino, abbatte la Torre di Babele, indurisce il cuore del Faraone e provoca immensi guai in Egitto, dà infinite prescrizioni e castighi... e fatalmente gli uomini gli disobbediscono. Difficile trovare in tutte le storie sacre un Dio più frustrato e, al tempo stesso, più perdutamente innamorato di quegli uomini che gli si ribellano! È come se davvero, in YAHWEH, legislazioni ed esplorazioni andassero di pari passo. La libertà umana lo affascina, come un problema impossibile può affascinare un filosofo: sembra addirittura che faccia apposta a dare divieti, per gustare la vertiginosa emozione del vederli violare. In realtà, YAHWEH ha un segreto che solo gli iniziati conoscono: è un Dio INIZIATORE. Pone regole e limiti, proprio perché l’uomo impari ad andare oltre; minaccia punizioni, proprio perché l’uomo impari ad essere coraggioso. Gesù lo spiega un paio di volte (agli iniziati appunto): «si fa più festa in cielo per un peccatore che si accorga, che non per novantanove giusti che non si accorgano di nulla» e «i peccati di questa donna le vengono perdonati, perché lei ha molto amato; chi invece ha poco da farsi perdonare, è perché ama poco». Ci avevate mai pensato?



continua



[ 20 commenti ] ( 2333 letture )   |  permalink  |   ( 3 / 519 )

<<Prima <Indietro | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | Altre notizie> Ultima>>