LA NOBILE VIA DEL GUERRIERO



Il Guerriero è il simbolo dell’uomo nobile e coraggioso che cerca con autentica sincerità la sua essenza, non solo per se stesso, ma per risvegliare nuova coscienza nella Terra.

Ognuno di voi può fare questa scelta ed iniziare a VIVERE.


Roberto Maria Sassone





34. IL GUERRIERO E LA MORTE  
Il guerriero ha una posizione netta nei confronti della morte: non la teme e la considera una preziosa alleata. Il guerriero più avanzato la considera la più grande menzogna in cui l’essere umano crede.

Non la teme perché il guerriero vive nel presente, in ciò che accade nell’adesso…e nell’adesso la morte non c’è; inoltre non avendo attaccamenti, può perdere la vita in ogni istante.

La considera una preziosa alleata perché gli ricorda che qualsiasi cosa è transitoria e quindi lo stimola a vivere intensamente e a gustare fino in fondo il sapore delle cose.

La considera una grande menzogna perché, se è in contatto con l’Essenza, non è identificato con il suo ego e sa che la sua essenza è duratura, perenne e divina.

L’ego si dissolve come un abito smesso, ma l’Essenza viaggia nelle infinite possibilità dell’universo e dell’Essere.

Naturalmente il guerriero finché è sul piano della Terra vive il suo corpo e la sua essenza completamente integrati. Non sente nessuna scissione. Anzi, è proprio l’essenza ad infondersi nelle sue cellule.

Da quanto ho scritto è chiaro che io sia convinto del diritto che ogni uomo debba avere di scegliere liberamente il momento di lasciare il corpo quando vivere sia lesivo della sua dignità. Nessuno si può arrogare il diritto di scegliere per lui.

Il guerriero ha la sua etica, ben radicata nella sua natura più profonda. Non si toglierà mai la vita perché ne ha un rispetto estremo. Ma ci sono situazioni in cui parlare di vita è una vera ipocrisia o comunque un atto di presunzione. Va rispettata ogni posizione ideologica, quando non sia lesiva di altre vite. C’è una grande differenza tra vivere e sopravvivere o addirittura vegetare.



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33. ANCORA SUL GUERRIERO ED IL MANTRA 
Il mantra è uno strumento importante, da prendere profondamente sul serio, da comprendere e che ha una vera potenza.

Quindi per prima cosa non deve assolutamente essere espressione di un desiderio, perché il desiderio fa parte dell’ego. Il mantra non può essere una formula, del tipo “voglio essere felice” che potrebbe riguardare piuttosto un tecnica auto suggestiva del pensiero positivo.

Mentre invece può scaturire da una profonda aspirazione per mezzo di un sogno in cui ci viene dato, uno di quei sogni speciali, i Grandi Sogni, che esprimono il contatto con la nostra anima o con piani di coscienza più elevati. Oppure un mantra può venire durante una meditazione.

La condizione più semplice è che ci venga dato da un maestro o da un insegnante che è depositario di una Tradizione.

E’ uno strumento importante perché ha un’azione diretta e sottile sull’individuo, capace di apportare trasformazioni evidenti e significative sul piano della coscienza, ma anche sul piano dell’energia sottile del nostro corpo.

Il mantra deve essere compreso nel suo significato più profondo e nel senso della sua azione su di noi perché acquista sempre più potere nel tempo se è recitato con l’intensità dell’aspirazione del Cuore.

Dice Mère: “Il modo di ripetere il mantra evolve col tempo, eppure le parole sono sempre le stesse...”

Io adopero il mantra delle cellule perché sono profondamente convinto che il nostro corpo abbia delle potenzialità di sviluppo e di coscienza inaudite.

Dice Mère: “Tra tutte le formule mantriche quella che agisce più direttamente su questo corpo, prendendo tutte le cellule e producendo immediatamente una vibrazione, è il mantra sanscrito Om namo bhagavate... prende tutte le cellule ed esse rispondono... ha un tale potere di trasformazione... riempie il corpo di coscienza.”





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32. IL GUERRIERO E IL NON ATTACCAMENTO 
(Risposta a Daniele)



Qualsiasi azione automatica esprime mancanza di consapevolezza, quindi mancanza di presenza. Se bevo automaticamente il caffè, non lo gusto. Per gustarlo devo essere presente all’azione che compio, ovvero devo essere nel mio corpo e nelle mie sensazioni. Ma la presenza diventa spontanea, man mano che si procede sulla via del contatto con il respiro e quindi non bisogna fare esercizi di concentrazione, snaturando la propria giornata.

Analogo discorso per il non-attaccamento. Esso consiste nel non avere necessità di una cosa e proprio questa mancanza di bisogno consente di vivere con un piacere totale qualsiasi manifestazione della vita. Il guerriero ha un grande senso del piacere, si gode la vita, si dà tutto al piacere, cogliendone ogni sfumatura, proprio perché il suo corpo è più vivo, le sensazioni sono più chiare, l’attenzione è lucida, ed inoltre non teme di perdere l’esperienza, non essendo attaccato ad essa. Non ha la schiavitù della ripetizione. Può scegliere di farla o di non farla.

Le tecniche orientali od occidentali sono solo delle stampelle per chi non ha sviluppato la consapevolezza di esserci, ma se si realizza una naturale gioia di vivere (pochi ce l’anno spontaneamente) vuol dire che già si è un passo avanti nel cammino.

A poco a poco le tecniche vengono gettate via, sostituite da un funzionamento naturale. Non bisogna sapere come funziona il ginocchio, ma si diventa il ginocchio; di conseguenza l’atto di andare è funzionale al contatto con le ginocchia. Si cammina e basta, ma mentre si cammina si è il camminare e si è l’andare a trovare la persona amata.



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31. IL GUERRIERO E L'IMMAGINAZIONE CREATIVA 
(Risposta ad Antonio)



C’è molta differenza tra inventare la realtà ed immaginare, tenendo presente la dovuta precisazione per la quale ogni parola acquista il suo vero significato nell’ambito del contesto in cui è inserita.

Ciò che desidero far comprendere è che inventare la realtà vuol dire non vederla, costruirla di sana pianta, fare una proiezione su di essa. Questo fenomeno è più evidente constatarlo nella relazione con le persone: mi costruisco un’immagine di una persona e non la vedo per quello che è; mi invento ciò che voglio vedere, perdendo il senso del reale.

La mente ha un’insana abilità a costruirsi delle storie su ogni avvenimento, condendolo con i suoi pregiudizi o con le sue aspettative.



Ben altra cosa è la fantasia creativa e l’immaginazione creativa che non scaturiscono dalla mente, ma dall’intuizione, da uno sguardo sottile, da una percezione raffinata. E’ lo sguardo dell’artista che certo non diventa il “fanciullino innocente” di Pascoli, ma che parte da una coscienza della realtà di cui coglie sfumature e significati, diversi punti di vista, nuove angolazioni.

Per dirla in un altro modo, lo sguardo può nascere dalla mente o dall’essenza: lo sguardo della mente imprigiona, mentre lo sguardo dell’essenza amplia ed approfondisce.

Il guerriero ha una fertile immaginazione creativa ed esce “dall’abituale parametro di valutazione” (Jodorowsky) che è prodotto dal condizionamento mentale collettivo.



Lo stupore del guerriero nasce dalla scoperta del mistero che sfugge al profano irretito nelle forme-pensiero.

Riassumendo: prima si trova uno sguardo pulito, sufficientemente libero dall’ego, senza il quale si continua a fantasticare sulla vita e poi si lascia libera l’immaginazione creativa, che si manifesta spontaneamente, appena l’essenza inizia ad esprimersi.



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30. LE TRE ARMI DEL GUERRIERO 
Da più parti mi giungono richieste per sapere come si diventa guerrieri: Nella mia esperienza non bisogna necessariamente incontrare Don Juan, come accadde a Castaneda. Si possono incontrare delle persone che hanno alcuni strumenti, che danno delle indicazioni, ma ciò che conta in assoluto è sentire un’Aspirazione profonda ed ascoltare il Maestro interiore.

Per quanto riguarda me, come avete letto nei vari post, ho un mio orientamento che riguarda il guerriero che naturalmente esprime una delle diverse possibilità di percorrere la via del guerriero. Ogni via ha però dei presupposti comuni che potremo condensare in un prossimo post.



Nella mia via del Guerriero Integrale i tre strumenti indispensabili sono: Respirazione, Meditazione, Mantra. La respirazione aumenta e purifica la circolazione dell’energia vitale (prana), la meditazione sviluppa la Presenza (contatto con l’essenza o maestro interiore), il mantra inserisce nel corpo una vibrazione potente di risveglio di alcune qualità della coscienza.

Adopero tre tecniche del pranayama che mi sembrano particolarmente efficaci: la respirazione a narici alternate (nadi shodana), il bastrika e l’ujjayi: la prima per creare equilibrio, la seconda per purificare l’organismo, la terza per sviluppare la Presenza. Il bastrika lo sconsiglio agli inesperti e comunque sarebbe sempre bene appoggiarsi a un buon insegnante di Hatha yoga.



La meditazione essenziale che uso è la vipassana, ascolto del respiro, quiete della mente, non-azione, stare con ciò che c’è nell’istante, senza giudizio. Personalmente sto nella presenza del respiro con un ujjayi modificato, in quanto concentrazione nello spazio del cuore (meditazione del Cuore). Non posso essere più specifico perché queste cose si insegnano nella pratica e lo faccio nei miei Laboratori.

Il mantra lo inserisco ad un certo punto della meditazione, nello spazio del cuore, ripetendolo mentalmente. Naturalmente adopero il mantra delle cellule perché la mia via è lo yoga integrale di Sri Aurobindo e Mère. Oppure il mantra lo si ripete durante l’attività, nell’azione; questa tecnica si chiama Japa.



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29. IL GUERRIERO E IL MANTRA  
Il guerriero è un uomo di transizione: ecco perché lo sento vicino. Non è un saggio, non è ancora arrivato ad aver stabilmente realizzato la Presenza. E’in cammino, senza sosta, per giungere a questa meta; un anelito incessante lo muove.

Ma, anche se ha una meta, vive il presente con pienezza, perché non è attaccato alla meta. Perciò conosce il dolore, l’esitazione e le cadute che lo rendono ancora più nobile.

Ciò che lo rende diverso dal profano è l’Aspirazione incrollabile e la Fiducia nella sua anima, in cui si identifica completamente, non per fede o ideologia, ma perché la sente viva nel petto.

Ho sperimentato da tanto la potenza del mantra per dire che il “mio guerriero” possiede questa arma potente e benefica che fa vibrare dentro di sé per riconnettersi al Divino.

Nel mio libro, “Il guerriero Interiore” (Anima Edizioni), che uscirà a gennaio, paragono il mantra ad una spada e ad una rosa. E’una spada perché con la sua potenza annienta i “nemici dell’ombra” che insidiano il guerriero; è un rosa perché si schiude nel Cuore e con la sua vibrazione d’Amore scioglie la menzogna.

Ogni guerriero dovrebbe avere un suo mantra che può nascere dalla sua essenza o che può essergli dato da un maestro o da un insegnante che lo tramanda.

Il mantra non può essere preso automaticamente da un libro, né recitato in maniera meccanica. Sri Aurobindo dice di recitarlo nel centro del Cuore.

Bisogna sentirlo nel proprio intimo, riconoscerlo, alimentarlo. Il mantra acquista sempre più potenza, col tempo.

Può essere recitato mentalmente durante la giornata, camminando, lavorando, in ogni circostanza. La sua vibrazione crea un allineamento con il proprio centro di coscienza. Questa tecnica antica di ripetizione nell’attività è chiamata Japa.

Bisogna conoscere la funzione del mantra che si sta recitando perché ogni mantra ha un suo effetto specifico e sviluppa una determinata qualità dell’essenza.

Mère, la compagna spirituale di Sri Aurobindo, diede il mantra delle cellule, la cui funzione è di risvegliare la Coscienza di Verità nel corpo. Il mio parere personale è che sia particolarmente adatto all’uomo di transizione che si muove verso un futuro evolutivo.



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28. IL GUERRIERO E L'ASPETTATIVA 
La grande trappola dell’essere umano è immaginare, pensare, costruire ogni momento della vita. Le azioni che compiamo non sono vissute nella sensazione, nell’emozione e nel senso che ci producono, ma sono catalogate nell’istante stesso in cui sono vissute. Ovvero, l’uomo meccanico dà per scontato che una cosa sia già conosciuta e non ci sia niente di nuovo da scoprire e da vivere.

E’ più facile fare un esempio: se ogni giorno si percorre lo stesso tragitto per andare al lavoro, la strada e ciò che c’è intorno perde interesse e spegne la coscienza a quel momento di vita. Ci si immerge nei pensieri e si cammina completamente accecati.

La stessa cosa accade con le persone che conosciamo, illudendoci di conoscerle.

Questa mancanza di sguardo porta la noia. Ma non è la vita di per sé ad essere noiosa, siamo noi che ci trasciniamo come cadaveri ambulanti che credono di essere vivi.

Il guerriero guarda ogni cosa ed ogni persona come se fosse la prima volta che la vede.

Non crea nessuna aspettativa riguardo all’evento che deve accadere. Se va in un luogo che ha già conosciuto parecchie volte lo osserva con curiosità e con innocenza.

Il segreto per risvegliarsi alla realtà è sempre lo stesso: essere presente nel respiro consapevole. Tutto appare ogni volta diverso, con nuove sfaccettature, con diverse sfumature. Anche una fila all’ufficio postale diventa motivo di interesse e di scoperte.

L’aspettativa condanna alla delusione perché nessuna esperienza può adeguarsi alla fantasia. La fantasia è irreale e ci impedisce di accorgerci che la vita ci passa accanto e ci sfugge via.



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27. IL GUERRIERO E LA RICERCA INTERIORE 
Molte persone che si accostano alla spiritualità si creano la convinzione che la loro ricerca consista in 20 minuti di meditazione al giorno, oppure in alcuni minuti di pranayama uniti a qualche visualizzazione.

Tutto il resto della giornata scorre come sempre, con gli stessi ritmi, con la stessa identificazione con le azioni compiute e con i personaggi recitati. E’ coma andare a messa: ci si confessa, si fa la comunione e poi si esce fuori a vivere la vita di sempre, con tutte le miserie, le abitudini e le recite sociali.

Chi si comporta così si sta prendendo in giro. I maestri hanno detto che tutta la vita è yoga, ovvero ogni giorno è una palestra di consapevolezza, di osservazione, di trasformazione e di meditazione.



Per esempio, quanti praticano tutto il giorno il respiro consapevole? Intendo dire, quanti si sforzano di restare concentrati nel respiro il più spesso possibile per far crescere la presenza nel qui ed ora?

La ricerca interiore prevede una sadhana, ovvero una disciplina, continua. Il guerriero lo è in qualsiasi momento, anche nel riposo, anche nel gioco, anche nell’amore.

Il guerriero pratica la gentilezza amorevole, la tolleranza, l’attenzione, l’azione impeccabile, l’azione senza attaccamento al risultato, l’auto-osservazione, il retto parlare, la compassione...

Certamente non riuscirà sempre a realizzare tutto questo, ma sarà vigile ogni giorno per vivere consapevolmente e per far crescere nel tempo la sua Presenza.



Meditare non è soltanto chiudere gli occhi la mattina, nella posizione del loto, e recitare qualche mantra come una giaculatoria. Si medita camminando, lavorando, rassettando, riportandosi ogni volta al respiro oppure facendo vibrare il proprio mantra con autentica aspirazione e concentrazione.

Il guerriero in realtà non fa una ricerca interiore…. È la ricerca interiore.

Dedica alla Terra ogni sua conquista.



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26. IL GUERRIERO E LA COSCIENZA GLOBALE  
Chi non si rende conto che questo momento storico dell’umanità è cruciale è completamente accecato. Nei prossimi anni si decide realmente il destino degli uomini e della Terra. E’ una svolta evolutiva che non riguarda un nuovo assetto politico e sociale, ma un cambiamento della coscienza collettiva.

Ciò significa che il successo di questa trasformazione sostanziale non dipende da nuove tecnologie e da organizzazioni sociali più funzionali, se non cambia la coscienza individuale. Più precisamente, se gli esseri umani continuano ad essere attaccati al loro meschino egoismo e alle lotte di potere per nutrire il tornaconto personale, qualsiasi soluzione che sulla carta funziona viene distorta dalle persone che la gestiscono.

La coscienza globale è la conseguenza di una esperienza di unione che hanno solo gli individui che sviluppano una percezione integrale di se stessi.

Il guerriero, proprio in virtù della sua ricerca interiore, del collegamento al Centro di se stesso, al contatto con il suo corpo e le sue emozioni, allo scioglimento della sua corazza, alla sua pratica di meditazione, sviluppa la coscienza globale e la sensazione di unione con gli altri esseri umani e con la Terra.

Per un fenomeno di risonanza, ormai dimostrato scientificamente, tutti gli individui che meditano e sono capaci di stare nella Presenza di sé, creano spontaneamente un collegamento di menti. Chiunque può informarsi di questo fenomeno e vedere come i tracciati delle onde cerebrali di ogni individuo diventano coerenti con quelle degli altri in un incontro di meditazione. Il Dott. Nitamo Montecucco riporta questi esperimenti nel libro “Cyber, La Visione Olistica” – Ed. Mediterranee.

Ciò che dobbiamo comprendere è che le ideologie ricalcano il modo in cui ogni individuo percepisce se stesso ed il mondo: chi ha una sensazione di frammentazione, di scollamento, di rigidità, riflette nella sua ideologia e nelle sue azioni questa patologia, portandola nelle istituzioni.

Il guerriero si sente investito in prima persona, come cellula della specie umana e della Terra, della responsabilità di agire nella direzione della coscienza globale, promuovendola con ogni mezzo a sua disposizione, unendosi in una rete olistica di coscienze sensibili, aderendo al paradigma olistico che si basa sulla collaborazione, sulla solidarietà, sul rispetto della vita, sullo sviluppo della consapevolezza, sull’etica ecologica e sull’amore per la Terra.



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25.IL GUERRIERO E LA RELIGIONE  
Questo argomento è di estrema delicatezza.

Il guerriero è religioso per natura e non per scelta ideologica. La sua religiosità è la conseguenza di un contatto con la sua intima essenza che gli consente di sentire la sua appartenenza al divino. Il divino quindi per lui non è un’ideologia religiosa, ma un’esperienza profonda e concreta.

Ecco perché non aderisce a nessuna religione ufficiale che rischia di appropriarsi del Divino come se fosse una sua proprietà, stabilendo regole, canoni, e divieti.

Le religioni sono diventate portatrici di potere politico, agiscono per determinare le sorti del mondo, producono lotte e rivalità, si arrogano il diritto di parlare per bocca del Divino e di conoscere la Sua volontà.

Il guerriero non ha questa presunzione perché è consapevole dell’immensità del Sacro e del suo Mistero.

Egli sente nel suo Cuore di essere una scintilla divina, sente la sua piccolezza di fronte ad Esso e la gratitudine di essere nel momentaneo flusso della vita. Non teme la morte perché sente l’immortalità della sua anima.

Il rapporto col Divino è personale, senza alcun intermediario.

Il guerriero non ha il senso del peccato, ma dell’ignoranza e dell’incoscienza. Ha un naturale rispetto della vita e degli esseri viventi e non arreca danno. Le sue regole sono etiche e non hanno bisogno di comandamenti. Se commette degli errori è capace di correggerli e di crescere tramite essi.

Aborre ogni forma di fanatismo religioso che nel nome di Dio umilia gli esseri umani, li costringe a seguire dei dogmi e toglie loro la libertà di scegliere il loro credo.

Per il guerriero il Divino non è una fede, ma una certezza che ha conquistato attraverso una disciplina costante che gli ha aperto la porta del Cuore.

Non Lo svilisce personalizzandolo con attributi umani, non Lo considera un essere che stabilisce come l’uomo debba agire e che detta leggi inesorabili. Si sente al sicuro in Esso perché è Suo figlio ed avverte la Sua natura d’Amore.



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