LA NOBILE VIA DEL GUERRIERO



Il Guerriero è il simbolo dell’uomo nobile e coraggioso che cerca con autentica sincerità la sua essenza, non solo per se stesso, ma per risvegliare nuova coscienza nella Terra.

Ognuno di voi può fare questa scelta ed iniziare a VIVERE.


Roberto Maria Sassone





4.IL CORAGGIO DEL GUERRIERO 
La parola coraggio significa “agire con il cuore” che non vuol dire assolutamente agire sentimentalmente, perché il Cuore è il simbolo dell’essenza, della coscienza intima e non dell’ego.

Il coraggio è quindi una delle principali virtù del guerriero.

Per evitare equivoci culturali che hanno radici nei luoghi comuni del buon senso profano, vi parlerò con chiarezza di questa qualità dell’Essenza.

Il guerriero è veramente coraggioso se riconosce la sua paura e la affronta. L’immagine del cavaliere senza macchia e senza paura è una sublimazione che ci porta fuori strada. Il guerriero che non avesse paura, sarebbe un incosciente e un visionario, incapace di valutare il pericolo e soprattutto incapace di riconoscere la sua fragilità, la sua esitazione e la sua debolezza.

Rambo è una figura improbabile e disumana che celebra la corazza e l’ego al posto dell’anima. Il vero coraggio è la capacità di dire a se stessi la verità.

La verità fa paura perché ognuno di noi è diventato abile a giustificare le proprie mancanze costruendosi delle motivazioni menzognere per produrre un’immagine di sé vincente.

L’uomo coraggioso sa piangere, sa sostenere una giusta causa, sa riconoscere un suo torto, sa chiedere scusa.

L’ego sa vendersi molto bene, cerca in ogni modo di far credere agli altri ciò che non è. Questo comportamento è ancora più evidente in questo periodo storico che privilegia chi cura la sua immagine e si presenta come persona di successo.

Se vogliamo essere aspiranti guerrieri iniziamo a chiederci: “Di cosa ho paura? Da cosa sto fuggendo? Da cosa dipendo nella mia vita? Cosa non riesco ad affrontare nel mio quotidiano?”

Mettetevi seduti comodamente, entrate nel respiro consapevole per pochi minuti e iniziate a scrivere le risposte a queste domande, con un atteggiamento amorevole verso voi stessi.

Sarà l’inizio del vostro coraggio.



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3.L'INTENTO DEL GUERRIERO  
Si diventa aspiranti guerrieri quando ad un certo punto della vita accade qualcosa fuori di noi o dentro di noi per cui improvvisamente si solleva il velo che offusca la nostra coscienza e ci si accorge che stiamo perdendo la nostra vita. E’ una crisi benedetta quella che ci consente di fermarci per fare il punto su di noi.

Vogliamo continuare a vivere inseguendo ancora e ancora traguardi esteriori, vogliamo accumulare ancora e ancora oggetti di consumo per riempire il vuoto che sentiamo, oppure decidere con un atto di vero coraggio di cambiare rotta e scegliere la Via del Guerriero?

Se nasce in noi l’Aspirazione, allora questa diventa la molla per iniziare ad esistere.

L’aspirazione è un anelito dell’essenza che diventa la molla propulsiva del guerriero.

E’ l’aspirazione che fa da combustibile per un aspetto fondamentale del guerriero interiore che è l’Intento.

Don Juan, il maestro di Castaneda, lo chiama intento inflessibile. E’ la determinazione a perseguire il contatto con la propria essenza, a realizzare la verità di ciò che noi esseri umani siamo, a risvegliare la nostra nobiltà, il valore ed il coraggio, la compassione e l’umiltà.

Il guerriero mette tutte le sue energie nel conoscere i propri limiti, nell’affrontare le sue debolezze. La sua lotta non cessa mai, pur accogliendo le sue sconfitte interiori che saranno frequenti. Ma le accetta con amorevolezza, le comprende, anche se non le condivide più e non indulge in esse.

Il guerriero si assume la responsabilità delle sue azioni, non dà più le colpe agli altri per i suoi insuccessi, non si lamenta con la sorte. Ogni evento della sua vita, anche se è doloroso, è preso come un’occasione per apprendere e per diventare più consapevole.

Il guerriero dunque vive in maniera impeccabile.

Dice Almaas, nel suo libro “Il Cuore del Diamante” (Crisalide): “Tenete presente che essere impeccabili non significa essere perfetti. (…) Siete impeccabili se fate tutto ciò che potete per prestare attenzione a voi stessi. (…) Usate tutta la vostra abilità, tutta la vostra saggezza e tutta la conoscenza di cui disponete, nel miglior modo possibile, comportandovi così da guerrieri impeccabili.”

Questo concetto è fondamentale perché ci spiega che dobbiamo mettere tutte le risorse che abbiamo nel nostro intento.



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2.I PRIMI PASSI DEL GUERRIERO 
Conoscere l’ego è certamente una funzione che la moderna psicologia, soprattutto quella che ha integrato la dimensione corporea nella pratica psicoterapeutica, esplica con un buon livello di efficacia. Ma ad ogni aspirante guerriero suggerisco una possibile trappola in questo percorso di conoscenza di sé: deve fare attenzione a non conoscere l’ego con una parte dell’ego. Può sembrare sibillina questa frase, ma è presto spiegata.

Per conoscere i condizionamenti della nostra personalità e i copioni che recitiamo spesso inconsapevolmente, bisogna uscire dall’identificazione con queste parti, ovvero creare uno spazio di osservazione che ci consenta di prendere una certa distanza da ciò che osserviamo di noi, per meglio comprenderlo.

Ciò è possibile se riusciamo a porci da una prospettiva che è al di fuori della mente.

E’ la prospettiva dell’essenza.

Qui bisogna introdurre il concetto di Presenza. In realtà la Presenza non è un concetto, ma un’esperienza. La Presenza è lo stato di coscienza di sé nel qui ed ora, non contaminato da nessuna considerazione mentale. E’ un momento di non pensiero in cui si percepisce con intensità il nostro essere, libero da contenuti.

Questo stato si comincia a toccare attraverso l’osservazione del respiro. E’ una pratica consigliata da tutte le vie di meditazione e nella sua semplicità è di una efficacia inaudita, se diventa una pratica costante durante la giornata.

Ci si concentra sull’aria che entra ed esce, spostando quindi l’attenzione dal vociare continuo della mente, e si cerca di restare nell’ascolto del respiro che ci aiuta ad uscire dalla mente. All’inizio si riesce a restare concentrati per pochi secondi, ma già quei rapidi istanti di non-mente sono istanti in cui siamo nella Presenza. Subito dopo i pensieri si affolleranno e ci rapiranno di nuovo, ma senza sforzo ritorniamo all’ascolto del respiro, con una delicatezza amorevole.

Questa pratica, conosciuta come vipassana, è la più essenziale ed efficace ed ha il grande vantaggio di poter accompagnare qualsiasi azione della nostra vita. Tutta la nostra giornata può diventare uno yoga, una sadhana, un terreno di consapevolezza.

Il respiro è la via maestra per attivare la Presenza e per sviluppare l’osservatore. Essere nel respiro ci consente di disidentificarci dai giochi della mente e dalle commedie del nostro ego.

Ricapitolando: il primo passo del guerriero è conoscere il suo ego;

contemporaneamente il secondo passo è sviluppare la Presenza.

Vi consiglio due libri di Eckhart Tolle che in maniera magistrale guidano in questo percorso: Il Potere di Adesso e Un nuovo Mondo.



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1.INIZIAMO A CONOSCERE IL GUERRIERO  
Cari amici ricercatori,

ciò che scrivo non è frutto di erudizione, ma di esperienza sul campo e quindi mi pongo a voi con l’intento di suggerire e non di insegnare.

Gli archetipi sono esperienze collettive dell’evoluzione dell’uomo, evoluzione in cui storia e coscienza debbono essere fattori inscindibili. Per tale motivo anche gli archetipi si evolvono e si approfondiscono. L’archetipo del guerriero che desidero condividere con voi non è dunque il Marte guerriero, talvolta sanguinario, ma l’Eroe (da eros-amore) che conduce la sua battaglia sul piano della coscienza. Il guerriero dunque non combatte un nemico, ma affronta innanzitutto i lati oscuri di se stesso che Jung chiama l’Ombra.

Li affronta non con l’intenzione di distruggerli, ma di trasformarli ed integrarli nella sua identità globale. Il concetto di nemico sparisce e si trasforma nel concetto di prova attraverso la quale imparare a conoscere i suoi limiti per superarli.

L’azione del guerriero parte sempre dall’interno: solo conoscendo sé stesso la sua azione diventa veramente efficace perché invece di nascere da condizionamenti dell’ego trae forza dalla sua essenza.

Questo è il motivo per cui lo chiamo guerriero interiore.

Il drago che egli affronta rappresenta la sua ombra dietro alla quale si cela il tesoro della sua anima.

Il guerriero naturalmente è anche donna e con questo termine s’intende l’essere umano indipendentemente dal suo genere.

Il primo compito di chi si sente chiamato da questo archetipo è di conoscere i meccanismi del proprio ego che lo intrappolano e lo costringono a compiere azioni distruttive e disarmoniche ed a fare scelte irrazionali dettate dalla suggestione di costruzioni mentali che gli impediscono di sentire la sua vera aspirazione e le sue sincere intenzioni.

Iniziando a sollevare i veli dell’ego, libera lo slancio della sua essenza. In questo senso il guerriero è anche un cercatore. Tutta la sua vita è una ricerca, non in quanto scopo, ma come mezzo per esistere.

Conoscere l’ego è davvero una prova da eroe, perché le sue resistenze ad essere smascherato sono potenti. Con termini più moderni possiamo dire che è arduo il cammino per conoscere la propria personalità o struttura del carattere e scioglierla in maniera funzionale all’identità vera.



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INTRODUZIONE  
Cari amici ricercatori,

con piacere riprendo a scrivere dopo la pausa estiva presentandomi con un nuovo blog piuttosto particolare. E’ una sfida con me stesso perché questo argomento si è prestato a ripetute banalizzazioni; infatti la figura del guerriero è molto suggestiva e fa gola a tutti coloro che fanno commercio della spiritualità, cavalcando la tendenza attuale ad annacquare i valori più alti per renderli digeribili a coloro che vorrebbero

cambiare la propria vita senza alcun impegno.



Come psicoterapeuta sento il rischio di essere anch’io accomunato a questi pseudo-ricercatori che si sono impadroniti di una nobile Tradizione, imparandone il linguaggio esteriore, per vantare delle conoscenze masticate e mai vissute.



La mia aspirazione è tentare di esprimere in un blog che cosa veramente significa seguire la Via del Guerriero e che cosa comporta, adoperando un linguaggio attuale che tenga conto dei nuovi paradigmi del pensiero olistico. Cercherò di essere semplice, ricordando che la semplicità è una conquista del ricercatore e non è sinonimo di banalità e superficialità. La semplicità infatti si coglie quando si è acquisita una comprensione reale che è frutto di esperienza.



Inizio col dirvi che la via del guerriero non è uno dei vari percorsi interiori e spirituali e che quindi non comporta una scelta di cambiamento o di appartenenza. Esemplificando, per seguire la via del guerriero non si deve abbandonare il cammino che già qualcuno ha scelto. Con più precisione intendo dire che chi pratica zen non deve lasciarlo, chi si sente vicino ad un Maestro e ad una via spirituale non deve assolutamente cambiare. La via del guerriero è trasversale, anche se ci sono sfumature diverse, ma non essenziali, tra le Tradizioni.



Un cristiano può essere un guerriero quanto un islamico, un buddista o un vedantino.

La via del guerriero è un modo d’essere sostanziale ed è assolutamente non cruenta. Comporta un vero lavoro sulla propria personalità e sull’essenza. E’ una via umile, sincera e nobile per ritrovare la dignità umana, l’apertura del Cuore, il contatto con l’anima, l’amore per l’essere umano, per la Vita e per la Terra. Il RISPETTO per ogni essere è una qualità fondamentale del guerriero. Comprenderete quindi che un simile rinnovamento deve riguardare ogni essere umano, indipendentemente dalla sua appartenenza.



Ma un concetto va sottolineato:

se si è sinceri, si abbandona ogni credenza oscura, ogni visione settaria, ogni estremismo, ogni forma di falsa spiritualità.



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