LA NOBILE VIA DEL GUERRIERO
Il Guerriero è il simbolo dell’uomo nobile e coraggioso che cerca con autentica sincerità la sua essenza, non solo per se stesso, ma per risvegliare nuova coscienza nella Terra.
Ognuno di voi può fare questa scelta ed iniziare a VIVERE.
Roberto Maria Sassone
Il terreno in cui il guerriero deve misurarsi continuamente è la relazione con la Donna e con il suo femminile. Questa è la relazione più compromessa nella nostra epoca in cui impera la paura della vera intimità, della sessualità naturale e gioiosa e della caduta del ruolo. Premetto che io non ho soluzioni perché sto cercando faticosamente di spogliarmi della mia corazza e quindi non posso essere altro che uno stimolo.La Donna ha un Potere immenso da riconquistare, ha il potere della Terra e della Forma. Essa consente che ogni creazione diventi reale. La sua dignità ferita deve essere rivalutata.
L’Uomo attraverso la Donna ritrova realmente il contatto con la sua Anima: questo lo terrorizza, perché lo obbliga a vedere la sua miseria, nascosta con abilità dal falso senso del potere, dalla prevaricazione fallica che gli dà l’illusione di una potenza che è invece impotenza!
Il guerriero deve assolutamente uscire dalla dipendenza con la madre, dall’identificazione con un padre impotente e rassegnato, oppure orgoglioso conquistatore di fragili fanciulle, con il segreto intento di punire attraverso di esse la madre che lo ha rifiutato o lo ha totalmente posseduto.
L’uomo teme la donna autenticamente indipendente che ancora rivendica la sacralità del suo grembo accogliente, custode del sacro fuoco come una vestale, la donna che ancora riconosce la magia della Terra e ne è sacerdotessa.
L’espressione più alta dell’unione tra Donna e Uomo è il Tantra, da cui siamo ben lontani. Però possiamo accostarci ai rudimenti di esso, raffinando i sensi nella celebrazione della Vita, liberando il cuore che, collegandosi all’energia delle radici e della sessualità, dà consistenza all’esperienza sacra della materia.
Il guerriero, spogliandosi dell’identità del guerriero, diventa un guerriero completo, ovvero recupera la sua umanità.
Vorrei tanto poter fare questo discorso al femminile, ma solo una Donna lo può fare, ed io a stento sto facendo i primi passi per essere degno di chiamarmi UOMO.
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( 2.9 / 18 )Il guerriero è tale perché la sua natura più profonda lo spinge, talvolta malgrado se stesso, a ricercare continuamente dentro di sé la verità. Non c’è niente di più difficile da ricercare perché la verità su se stessi è sempre velata dall’ego che impara ad essere sempre più raffinato.

Più aumenta la consapevolezza del guerriero, più aumenta l’astuzia dell’ego.
Per tale motivo il guerriero si trova periodicamente ad affrontare nuove crisi perché dalla vita gli giungono forti stimoli alla riflessione. La vita lo mette di fronte a situazioni e a persone che lo scuotono e lo obbligano a guardarsi dentro in maniera ancora più inesorabile. E siccome ormai egli sa che la vita è lo specchio di se stesso, questi incontri e le parole che gli vengono dette li raccoglie con attenzione. Non c’è mai un punto di arrivo, ma tutto scorre continuamente in una progressiva trasformazione.
Chi è in una profonda crisi ha maggiore facilità a trovare nuovi punti di svolta; ma chi, attraverso numerose crisi di crescita già attraversate, ha comunque realizzato una sua stabilità, una sua chiarezza ed un certo contatto con la sua essenza, trova più difficile rimettere in crisi per l’ennesima volta il suo sistema.
Ma chi ha intrapreso la via del guerriero non si può sottrarre a questa sfida, e anche se lo facesse, la vita stessa lo obbligherebbe ad aprire gli occhi mettendolo di fronte a degli eventi speciali che lo schiaffeggiano.
Il guerriero non ha la pace duratura del saggio, ammesso che il saggio c’è l’abbia veramente. Persino Cristo era tormentato dando credito a ciò che ci dicono i Vangeli. Anche Buddha, prima di illuminarsi fu travolto da una crisi totale.
Ma il guerriero non è un saggio illuminato; è solo un essere umano che si è risvegliato dal sonno perpetuo in cui vivono molti altri uomini. Ha molta strada da fare e niente gli viene regalato, se non mette nella sua ricerca il suo intento costante.
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( 3 / 14 )
E’ impotente l’uomo che percepisce la vita come una specie di entità autonoma, uno spazio separato in cui accadono le cose. Un siffatto individuo si pone come spettatore degli eventi.Molti pensano che la vita sia un COSA. Invece la vita è ciò che noi costruiamo. Siamo noi a creare la nostra vita giorno per giorno.
Gli avvenimenti che ci accadono sono lo specchio di ciò che siamo veramente, non di ciò che raccontiamo a noi stessi di essere. Perciò il destino ha molto a che fare con le nostre scelte e le nostre azioni.
Naturalmente ci sono eventi che non possiamo controllare, determinati dall’ambiente, dalla nazione, dalla società, ma anche questi eventi li possiamo affrontare in maniera completamente diversa in base alla nostra libertà interiore, e possiamo anche cambiare i loro effetti.
Il destino è tanto più duttile, quanto più aumenta lo spazio di coscienza dell’individuo.
La libertà cresce con la consapevolezza che conquistiamo, con la leggerezza con cui ci muoviamo, con l’entusiasmo con cui agiamo, con l’allegria con cui giochiamo.
Il guerriero tende a realizzare l’archetipo del vecchio saggio e del fanciullo insieme.
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( 3.6 / 17 )
Esprimo la mia rabbia e il mio dolore per lo scempio criminale, causato dalla macchia di petrolio nel Golfo del Messico.La vera pandemia della Terra si chiama UOMO…
Eppure abbiamo la pretesa di definirci Homo Sapiens!
Uniamoci nella protesta in ogni modo possibile e lecito
Come più volte ho detto, il guerriero si sente profondamente figlio della Terra. La ama e la rispetta. Ma l’amore sul piano della materia si deve concretizzare nell’azione, non può restare ideale. Altrimenti non stiamo parlando di amore, ma di quel sentimentalismo sdolcinato di cui si nutrono moltissime persone.
A questo punto ogni persona consapevole ha il dovere di intervenire. Persino la parola dovere non è appropriata perché si tratta in effetti di un’esigenza intima ed essenziale del guerriero.
Si può intervenire attivamente in moltissimi modi, proporzionati alle reali possibilità di ognuno e relativi all’ambito in cui si vive: con lettere, articoli, sensibilizzazioni sociali, nelle scuole, nelle conferenze, in politica, etc. L’importante è che ogni intervento sia svolto in maniera etica e non ricorrendo a violenze e distruzioni.
Gli individui devono capire che l’unione fa la forza e crea movimenti sociali che hanno presa sui governi. I cosiddetti creativi culturali sono molto numerosi sulla terra. Sono coloro che hanno una coscienza ecologica ed olistica.
Ormai si è dimostrato scientificamente che le menti si possono sincronizzare creando un campo di forza che può essere anche chiamato formazione mentale. Più menti aderiscono ad un progetto, più intensa è la loro capacità d’influire sulla coscienza collettiva.
Non sottraiamoci quindi alla nostra responsabilità. Siamo ormai immersi in un cambiamento epocale in cui il nuovo fattore determinante è la Coscienza.
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( 2.9 / 19 )
Sento l’esigenza di ribadire un concetto fondamentale che riguarda il modo in cui deve essere inteso il Guerriero. C’è la tendenza a considerare il guerriero un uomo eccezionale; qualcuno addirittura vorrebbe vedere il lui una specie d’illuminato: niente di più lontano da tutto ciò!Il guerriero non ha risolto completamente la sua vita, ma vive ogni suo conflitto ed ogni sua contraddizione in modo del tutto consapevole. Egli non combatte la sua ombra, ma l’affronta ogni volta sempre più lucidamente e s’impegna a trasformarla, a trarne la luce che in essa è nascosta. In questo processo di crescita cade numerose volte, ma non si scoraggia, e continua a procedere nella vita fin dove gli è possibile.
Chi si proclama guerriero, sentendosi una specie di essere superiore, sta prendendosi in giro e sta alimentando il suo narcisismo. Il guerriero ha delle miserie, le vede tutte, ma non le giudica.
L’unica cosa che lo rende speciale rispetto ai profani è che, malgrado le sue fragilità, è determinato a crescere e non abbandona la via. Non si nasconde; si fa vedere per quello che è. Sa che perdere una battaglia non vuol dire perdere la guerra.
E’ capace di discriminare ciò che per lui è sostenibile in ogni fase della sua vita. Cerca di non compiere imprese superiori alle sue forze. Questa è la sua umanità.
Sa chiedere aiuto.
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( 3 / 17 )Una fonte di grande conoscenza è la lettura di testi che si rifanno alla ricerca interiore di grandi anime, come Santa Teresa d’Avila. Il ricercatore sincero sarà capace di riconoscere, in un linguaggio che deve tener conto dell’epoca storica e dell’impostazione religiosa, le tappe attraverso cui debba passare chiunque si incammini nella pratica della meditazione.
La prima importante osservazione che ella fa è affermare che non tutti sono adatti ad intraprendere la via spirituale. Chi invece inizia deve impegnarsi con fatica, deve essere determinato, malgrado le continue cadute. Quindi anche Teresa sostiene l’importanza
dello sforzo personale. Ma l’aspirazione viene ripagata da doni preziosi. Uno di essi è la quiete che inizia a discendere nel cuore.L’ostacolo più grande è proprio la mente con il suo vagabondare. Teresa usa il termine fantasia: “(La Fantasia)... scatena una guerra incredibile, cercando di mettere tutto a soqquadro. (Le fantasie) vanno di qua e là, a guisa di farfallette notturne importune e irrequiete.”
Essa poi, pur ritenendo fondamentale la guida di un maestro competente, mette in guardia dai maestri mediocri perché creano più danni che se si procede da soli. Ma il Signore (il Divino) veglia ed elargisce la Grazia, se l’anelito del ricercatore è sincero.
Teresa ha anche l’accortezza di mettere in guardia i neofiti dagli errori più comuni, come volere che tutti facciano meditazione (la chiama orazione); è la tendenza a fare proseliti. Quando il ricercatore progredisce, la pienezza ed il contatto col Divino inizia a mantenersi anche nell’azione, rendendo possibile l’operare nel mondo. Questo è un aspetto fondamentale perché una spiritualità che allontana dal mondo non è a mio avviso un cammino proficuo.
Teresa descrive anche stati più avanzati di coscienza, connotati dall’estasi dovuta alla fusione col Divino. E’ il samadhi.
La pratica dell’orazione, per certi versi collegabile al japa (ripetizione di un mantra) dovrebbe essere un patrimonio fondamentale della Chiesa. Invece questa tradizione si è persa o viene svalutata.
Ecco come Santa Teresa descrive la pratica dell’orazione. “Appena vi comunicate chiudete gli occhi del corpo e aprite quelli dell’anima per fissarli in fondo al vostro cuore, dove il Signore è disceso”.
Come sempre il cuore è il crogiolo di ogni cammino.
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( 3.2 / 24 )La Nobile Via del Guerriero è un percorso di ricerca di sé e di trasformazione che si ispira allo Yoga Integrale di Sri Aurobindo e Mère. Chiunque senta che dentro di sé si stia aprendo uno spazio di aspirazione e di bellezza ed è consapevole della responsabilità individuale nei confronti della Terra non può restare a guardare. E’ finito il tempo in cui si possa essere spettatori. Bisogna riprendersi la propria Vita,
ridando Vita e Consapevolezza al nostro Corpo, così ricco di saggezza e di energia, recuperando il contatto con le emozioni più essenziali e naturali, cambiando il punto di osservazione. Ritrovare la dignità perduta ci consente di essere uomini; metterci al servizio della Terra restituisce nobiltà alla nostra esistenza.Il guerriero conosce il valore dell’azione senza bisogno di riconoscimenti, quando la sua azione nasce dalla sua natura più autentica.
Il guerriero è capace di umiltà, quando per umiltà intende la reale conoscenza di sé, anche dei suoi bassifondi.
Il guerriero è capace di umorismo, perché non si prende sul serio, pur agendo con serietà.
Il guerriero esprime umanità perché, accogliendo la sua fragilità, la comprende anche negli altri.
Il guerriero è equanime, perché pur avendo la sua visione della vita e del mondo, sa ascoltare gli altri e sa cogliere altri punti di vista.
Il guerriero sente il Divino dentro e fuori di sé con estrema semplicità, senza volerlo definire ed ingabbiare con elaborate ideologie.
Il guerriero ama.
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( 3 / 27 )“Spiritualità dal Basso” è il titolo di un libricino della casa editrice Queriniana scritto da due monaci benedettini, Anselm Grun e Meinrad Dufner, che esprimono una visione della spiritualità in grande sintonia con la visione del guerriero interiore.
Essi affermano che la spiritualità deve partire dalla conoscenza dei propri sotterranei, dei lati oscuri, della nostra debolezza. Solo così si evita di cadere in un ideale narcisistico di perfezione che ci rende inadatti ad incontrare davvero il Divino, arrendendosi a Lui.
“Non possiamo raggiungere Dio attraverso la virtù e l’ascesi, ma soltanto riconoscendo la nostra impotenza”. “I giusti invece nel loro sforzo di perfezionamento spirituale ruotano spesso intorno a se stessi, (...) non si accorgono che il perno di tutto il loro zelo (...) non è Dio ma se stessi”. “Dobbiamo prima sporcarci le mani scavando nella terra, se vogliamo trovare il tesoro nascosto in noi”. “Troviamo dunque il tesoro in noi quando veniamo in contatto con le nostre ferite”.Grun e Dufner rivalutano anche la psicologia in quanto strumento di conoscenza di quelle parti rimosse, che tendiamo ad ignorare per illuderci di essere migliori, coltivando un’immagine ideale di noi stessi; essi scrivono: ”Proprio i giovani si trovano nel pericolo di perseguire grandi ideali, di meditare moltissimo per diventare spirituali il più presto possibile(...) Noi abbiamo bisogno di poggiare bene per terra per poter riuscire nel rimbalzo verso Dio”. “La spiritualità dal basso esige che nel mio cammino spirituale mi confronti prima con la mia realtà, accettando anche la mia vitalità e sessualità”.
E’ rimarchevole che due monaci cattolici facciano affermazioni di tale portata. Forse questo libro segna una tendenza nuova nella Chiesa verso un ritorno ad un autentico messaggio cristiano. Tale tendenza ridarebbe una vera dignità al messaggio di Cristo, restituendoGli la sua grandezza tra gli illustri Maestri dell’umanità.
Anche lo scottante tema della sessualità viene trattato con una visione evoluta e naturale, al di fuori della colpa. Naturalmente parliamo di una sessualità libera da ombre e violenze, vissuta come inno alla vita, senza però trascurare le ferite che l’hanno svilita e deturpata. Riporto questo passo, a mio avviso, meraviglioso: “Ma si può anche sperimentare che l’eccitamento sessuale porta sempre con sé energia spirituale, che la sessualità ci ricorda ripetutamente la nostra nostalgia di fonderci in Dio con passionalità e amore, sperimentando in Lui l’appagamento pieno delle nostre nostalgie”.
I due monaci in questo libro parlano anche del tantrismo, come possibilità di ascesi, concludendo che “La sessualità è ritenuta qui una forza spirituale che ci spinge verso Dio”.
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( 3.2 / 31 )
I requisiti fondamentali per intraprendere la Via dello Yoga Integrale, che chiamo “La Nobile Via del Guerriero”, sono tre: la tapasya (concentrazione della volontà, determinazione, buona volontà), l’aradhana (l’amore, l’aspirazione al Divino, l’invocazione del nome), il dhyana (meditazione, concentrazione interiore della coscienza). Queste sono parole di Sri Aurobindo.Non deve sfuggire che Sri Aurobindo, parlando dell’aradhana, usa la frase “invocazione del nome” che apre alla possibilità di praticare il japa, ovvero la recitazione di un mantra. Successivamente infatti Mère darà un mantra specifico, il mantra delle cellule , per portare avanti in maniera più diretta ed efficace il processo di trasformazione della coscienza corporea.
Un altro aspetto importante dello yoga integrale è il lavoro di trasformazione della struttura dell’ego, ovvero la trasformazione della nostra mente, delle nostre emozioni e delle nostre sensazioni. Infatti il lavoro sul nostro carattere, ovvero il lavoro psicologico, consente di allentare le maglie che soffocano il contatto con la nostra essenza, che Sri Aurobindo chiama lo psichico.
Ma gli impedimenti del carattere non impediscono di iniziare la nostra ricerca spirituale, bensì diventano parte integrante di essa.
Voglio riportare un brano bellissimo che Sri Aurobindo scrive nelle Lettere sullo Yoga: “In coloro che hanno dentro di sé un sincero richiamo per il Divino, nonostante le difficoltà che la mente o il vitale possano presentare, gli assalti che possano venire, anche se il progresso è lento e difficoltoso, anche se ricadono indietro o abbandonano temporaneamente il sentiero, lo psichico finisce sempre col prevalere e l’Aiuto divino si mostra efficace. Abbiate fiducia in questo e perseverate: allora il traguardo è certo”.
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( 2.9 / 29 )
Il guerriero ha ben presente il concetto di Forza e di Grazia, che nella sua pratica quotidiana inizierà a diventare anche un’esperienza tangibile vissuta nel corpo. La Forza discende dalla sommità del capo e già questa azione definisce la specificità di questo yoga che non privilegia il risveglio della Kundalini, l’energia cosciente che giace addormentata alla base della colonna vertebrale. C’è quindi un’azione dall’alto, una vera discesa, un Diksha.Riporto le autorevoli parole di Sri Aurobindo: “Nel Tantra i centri vengono aperti e la kundalini risvegliata con un processo speciale: l’azione della sua ascesa viene percepita attraverso la spina dorsale. Qui invece è una pressione della Forza dall’alto...”
“Nel nostro yoga non c’è un’apertura voluta dei chakra; essi si aprono spontaneamente con la discesa della Forza”.
Per attivare la discesa della Forza, Mère ha donato uno strumento potente, efficace e progressivo: il mantra delle cellule. La ripetizione di questo mantra impregna le cellule di coscienza e collega direttamente al piano della Coscienza sovramentale. Il mantra va recitato col Cuore, in un’aspirazione consapevole, senza nessuna aspettativa, nel dono di sé, nella fiducia, nel surrender. La risposta è consequenziale, se il ricercatore è innocente. L’innocenza è la conseguenza di un perseverante lavoro di osservazione e trasformazione dell’ego.
Dice Sri Aurobindo, parlando ad un suo allievo: “Certo che potete praticare lo yoga (integrale) senza essere un grande uomo. Non c’è alcun bisogno di esserlo. Al contrario l’umiltà è la prima cosa necessaria perché chi ha ego ed orgoglio non può realizzare il Supremo”.
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