LA NOBILE VIA DEL GUERRIERO



Il Guerriero è il simbolo dell’uomo nobile e coraggioso che cerca con autentica sincerità la sua essenza, non solo per se stesso, ma per risvegliare nuova coscienza nella Terra.

Ognuno di voi può fare questa scelta ed iniziare a VIVERE.


Roberto Maria Sassone





103. LA FRAGILITA' DEL GUERRIERO 
La mentalità comune ha del guerriero un’immagine stereotipata, collegata al mito del nostro tempo, piuttosto stupido invero, che vede in una specie di Rambo invincibile la sua espressione. Rambo è invece la negazione del guerriero perché descrive un essere che non ha nessuna umanità, con un ego gonfiato, simile a quello di molti politici che conosciamo in ogni parte del mondo.



Al guerriero si attribuiscono come principali qualità la forza ed il coraggio; questo è vero, ma non come vengono comunemente intese.



La forza del guerriero è nel riconoscere i suoi periodi di fragilità, di confusione e di dolore; il coraggio del guerriero è di non desistere dalla sua ricerca, malgrado si senta debole, malgrado abbia paura.



Che merito avrebbe, se fosse invincibile! L’eroe è Davide, non Golia. Il guerriero è forte ancor più, quando si rintana per prendere forza, quando sa piangere della sua solitudine, quando non ha bisogno di mostrare agli altri la sua forza. Trae dalla sua debolezza una profondità maggiore che gli consente di comprendere ancora di più coloro che gli sono attorno, di sentirli umanamente vicini. Usa il suo dolore per scendere ancora più profondamente nella sua anima e per gettare ai flutti altri bagagli inutili che si portava appresso.



Guardandosi dentro con amorevole sincerità, sviluppa ulteriormente la sua capacità di resa al Divino che sente come Padre-Madre a cui affidarsi. Bussa al suo Cuore, con la visione più chiara delle trappole mentali ed emotive che si erano rintanate abilmente in lui.

Il guerriero non ha mai la sensazione di essere risolto e nemmeno ambisce a questo. Vuole la Verità di sé e compie la sua ricerca mai come scopo da raggiungere; questa è la sua forza. La sua natura è seguire il processo del vivere, camminare, grato di ogni passo. Non potrebbe fermarsi nemmeno se lo volesse. Non si ferma, anche quando si ferma perché è stanco. Il suo cuore continua a viaggiare, sostenuto e spinto da un fuoco sacro. In realtà sa che non deve andare da nessuna parte, perché tutto è già qui, ma camminare è la metafora del suo percorso evolutivo.



Il guerriero sa invocare la Grazia, sa dire umilmente: “Mio Signore, ti offro tutta la mia debolezza. In questo momento non ce la faccio e senza vergogna mi mostro fiducioso a Te, nudo, per come sono”. Questa è la più grande forza del guerriero.





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102. IL GUERRIERO E LA RELIGIOSITA' NATURALE 
Wilhelm Reich paradossalmente, professandosi ateo, era più religioso di chi si definisce tale. La parola religione significa etimologicamente rilegare, raccogliere insieme, collegare. E chiaro il senso della sintesi e dell’unità. Tutto l’opposto di ciò che accade, in quanto le religioni sono invece strumenti di separazione, di conflitto e di sopraffazione.



Reich era religioso, di quella religiosità naturale che nasce dal contatto profondo con la vita e con l’energia che sottende ad ogni espressione di essa. La religione non è una serie di codici, ma manifesta il contatto profondo con l’essenza, tramandata da coloro che l’hanno incarnata come esperienza realmente vissuta e quindi compresa e testimoniata.



Questo spiega perché tutti i veri maestri che sono apparsi sulla terra abbiano espresso delle verità fondamentali in cui ci si può riconoscere a livello universale, indipendentemente dalla razza e dalla cultura a cui si appartiene.



La spiritualità è una funzione dell’uomo, formata dall’intelligenza evolutiva della natura, che reca in sé i codici dell’infinito, appartenendo di fatto ad esso. Chiunque abbia il coraggio e l’aspirazione d’immergersi in sé non può che ritrovare il suo collegamento con l’universo e con l’essere che lo sostiene, sia che viva in Groenlandia, in Tibet, in Italia o in Turchia.



Il grande impedimento all’esperienza religiosa è la sensazione di essere separati dal tutto, sensazione prodotta dalla nostra corazza egoica, corporea, emozionale. Ma quando si crea un varco in essa sorge spontaneamente un primo assaggio di infinito. Il guerriero è consapevole di questa semplice verità corporea. Perciò parte sempre dal suo corpo per ritrovare il Divino.





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101. IL GUERRIERO E LA SOLITUDINE 
Quando non si conosce una cosa non è possibile sentirne la mancanza; ma se uno spiraglio inizia ad aprirsi nella corazza ed il centro del cuore si manifesta, la vita assume un sapore nuovo e speciale. Il guerriero conosce finalmente con chiarezza l’Amore dentro di sé e nelle manifestazioni del mondo.



Ma le aperture sono intermittenti e così come appaiono nella loro gloria, improvvisamente ci lasciano... questo è il dramma del guerriero. Egli ormai conosce il sapore dell’Amore e vuole solo quello. Non si può più adattare a dei surrogati. Questo accade naturalmente anche nella relazione con una donna (con un uomo per la guerriera). Se l’esperienza d’Amore viene soffocata da qualcosa che accade, se il suo partner non mantiene alta la sua vibrazione d’amore e la rinnega, il guerriero avverte una desolazione.



La solitudine del guerriero è un cammino di purificazione, è la sua prova continua per rendersi veramente autonomo, per fissare all’interno di sé il calore del suo Fuoco. Il guerriero sa che la sua integrità non deve dipendere dall’esterno, ma è ancora così imperfetto, così fragile, così appassionato, da ricadere nella malinconia. Il vuoto d’Amore è ogni volta una piccola notte dell’anima che riesce ad affrontare con maggiore resa e che lo scarnifica sempre di più.



Più il guerriero avanza nella via, più sente la sua solitudine. Impara a non patirne, a disfarsi di altri inutili fardelli, mantenendo viva la fede che l’Ineffabile Amore dell’Essere, che è anche la natura della sua Essenza individuale, possa definitivamente accendersi nell’anima.



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100. IL GUERRIERO E L'AMORE 
L’Amore è la più grande sfida del guerriero. Egli ha la tendenza naturale all’amore, di esso ne fa una ricerca di vita, di esso è impregnata ogni sua cellula. Ma il guerriero percepisce la sua prigione, spietatamente è consapevole della sua limitata capacità di essere totalmente vero e coglie la menzogna che lo circonda e che anche gli appartiene.

L’amore è la qualità più essenziale della vita e di ogni creazione e continuamente si ritrae di fronte alle manifestazioni dell’ego. L’amore è una conquista continua di sé, è un atto di verità, di accoglienza e di surrender. Il guerriero sa che nell’incontro con un partner complementare ha una possibilità incredibile di sviluppo e di evoluzione. Questo è il senso profondo dell’unione tra l’uomo e la donna a tutti i livelli, dalla sessualità, all’eros più sublime.



Gli Amanti hanno più opportunità di trovare il segreto dell’anima e della fusione di chi compie il cammino da solo. Ma è così difficile! Bisogna essere “sinceramente nudi”, innocenti, anche di fronte ai propri limiti e alle proprie piccolezze. Il guerriero vive una costante nostalgia d’amore perché ne coglie il sapore e poi esso gli sfugge.



L’amore è uno stato di unione, d’integrazione, d’identità, di riconoscimento che deve avvenire all’interno di sé, ma anche tramite l’incontro con ciò che è percepito fuori di sé. Ogni manifestazione della vita ci può aiutare a riconoscere ed attivare in noi questo stato.

Tanto più diventa prezioso l’altro essere umano che con le sue variazioni continue mette in evidenza gli aspetti del nostro ego che offuscano l’amore nella sua espressione più libera e sacra.

In conclusione ogni viaggio nell’esperienza terrestre ha come fine la realizzazione dell’amore già presente in noi, ma così ignorato e distorto da apparire irriconoscibile.

Il guerriero pulisce giorno per giorno il suo Diamante.



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99. IL GUERRIERO E LA RICERCA SPIRITUALE 
Ormai sono giunto alla conclusione che l’unico scopo fondamentale della vita, che davvero la rende nobile ed eroica, è la ricerca spirituale. Essa, al contrario di quanto molti pensano, non esclude nessuna manifestazione della vita, non allontana dal mondo, ma lo rende più vivo, reale ed entusiasmante.



La spiritualità che conduce alla separazione dalla materia, eccetto in alcuni casi di esseri davvero speciali, è fuorviante, spesso adoperata come rifugio e fuga, perché non si ha il coraggio di affrontare la vita. La spiritualità che nega la materia, considerandola maya, ovvero illusione, è un equivoco pericoloso che distorce il senso della nostra presenza sulla Terra.

Per tale motivo Sri Aurobindo sosteneva che il nuovo corso dell’evoluzione dell’uomo deve rendere divina la vita stessa; anche Satprem diceva che non avrebbe avuto senso nascere in un corpo fisico e nella materia per doverla poi disconoscere.



In effetti una ricerca spirituale così intesa è veramente un processo arduo e lunghissimo. Non è certo un compito lusinghiero per chi desidera una trasformazione rapida, frutto di una certa mentalità contemporanea, condizionata da messaggi di facile e repentino consumo. Nessuna trasformazione individuale può essere rapida. Non date credito ai corsi per ottenere l’illuminazione!



La prima difficoltà consiste nel comprendere che la ricerca spirituale non può assolutamente prescindere da un ricerca psicologica, perché è proprio la nostra struttura della personalità, la maschera che ci imprigiona, ad impedire il contatto con l’essenza e a distorcere il modo in cui percorrere il nostro viaggio. La seconda consiste nel non cadere nelle suggestive pratiche che promettono risultati portentosi. La terza consiste nell’evitare i falsi maestri, numerosissimi oggigiorno.

Insomma, come vedete, non si tratta di una passeggiata consolatoria, ma di un’impresa da guerriero! Che impresa però... che senso profondo acquista la vita, gli istanti, il quotidiano, la relazione! Non c’è più bisogno d’inseguire traguardi eccezionali e di avere mille cose per gratificarci. La vita comincia a svelare i suoi tesori.



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98. GLI AUGURI DEL GUERRIERO 
Cari amici, il mio blog riprenderà dopo le vacanze. E’ tempo anche per me di ritirarmi e di ascoltare.



Ci aspetta un 2010 importante, in cui aumentare il nostro impegno ad essere veri e a snidare la menzogna dentro e fuori di noi.



Ricordiamoci sempre che la separazione non esiste, se non nella nostra mente, e che ogni nostra azione ha un valore collettivo.



Vi auguro un anno di piena realizzazione, di apertura del cuore e di sincerità.





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97. IL GUERRIERO E LA SPIRITUALITA' DEL CORPO 
Ieri nel mio Laboratorio milanese ho fatto fare un lavoro con il corpo alla fine del quale tutti i partecipanti mi hanno riferito di essere entrati in uno stato di profondo silenzio, di ascolto e di presenza. L’atmosfera era di quel particolare stato collettivo di coscienza che si ha dopo una meditazione particolarmente intensa.



Sottolineo questo fenomeno perché ormai da tempo ho la dimostrazione che il recupero della percezione corporea e della pulsazione vitale induce quegli stati che molti meditanti cercano di ottenere con pratiche spirituali. Bisognerebbe dare un’accezione diversa a ciò che s’intende per pratiche spirituali, includendo il corpo come possibilità di ricerca interiore. Molte discipline orientali già da tempo conoscevano questo segreto, come dimostrano le pratiche tantriche che facevano del corpo un trampolino per la realizzazione di stati di coscienza più avanzati.



Ma ancora la cultura occidentale ha una visione meccanicistica del corpo, pur se si nota una tendenza nuova della medicina olistica e continua a rimandare l’idea di una separazione tra corpo e spiritualità. Sri Aurobindo su questo argomento è molto esplicito:



La maggior parte dei sadhaka (coloro che praticano una disciplina spirituale) di vecchio stampo si accontentano di elevarsi nei regni spirituali o psichici (animici), lasciando questa parte (l’essere fisico) a se stessa; ma così facendo essa resta immutata.



Naturalmente il corpo è il più difficile da trasformare perché ha in sé memorie ataviche ormai scolpite in esso. Ma la discesa della Forza e della Luce, insieme all’apertura del Cuore ed allo scioglimento della corazza muscolare, hanno un’azione efficace, anche se molto lenta.

Nei momenti in cui il corpo è in armonia troviamo quindi la pace e la viva Presenza. Potremmo dire che il corpo sa meditare, ma è la mente che glielo impedisce!





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96. IL GUERRIERO NON E' MAESTRO DI NIENTE 
Il progetto più nobile di un essere umano, la spinta creativa ed esistenziale più degna è la tensione eroica verso la spiritualità. Ma mai come in questa fase dello sviluppo umano la spiritualità è calpestata, banalizzata, annacquata.



La spiritualità si persegue attraverso una ricerca umile e sincera che tiene conto dell’enorme ignoranza dell’essere umano. Ciò che fa di noi un guerriero è l’onestà con cui è capace di vedere se stesso senza inventarsi realizzazioni inesistenti.



Sono profondamente nauseato di assistere al teatro spirituale di piccoli uomini che si definiscono maestri e che vendono formule facili per ottenere l’illuminazione. Non dovrei nemmeno essere nauseato perché ciò non è indice di equanimità, ma non essendo maestro di niente e non dovendo spacciare una realizzazione che non ho, come un guerriero ferito manifesto il mio risentimento e il dispiacere di vedere continuamente profanato ciò che è Sacro.



Chi è sul cammino della conoscenza non è assolutamente un essere speciale, anche se molti vorrebbero che lo fosse. I migliori insegnanti sono coloro che hanno cicatrici, che sanno cadere e rialzarsi, che conoscono la paura e la pena del cuore.



Il guerriero non è speciale, ma è vero e sincero, soprattutto con se stesso. Esistono esseri eccezionali, fari nella storia dell’umanità, autentici Maestri e la loro vita parla per loro... ma i faccendieri dello spirito che si danno arie e fanno proseliti sono veramente dannosi perché conducono su strade distorte e pericolose, sfruttando l’ingenuità ed il bisogno della gente.



Il guerriero ama la sua umanità con la sua fragilità perché è proprio attraverso di essa che fa emergere il suo anelito e combatte chi proclama ai quattro venti i suoi poteri e le sue realizzazioni.



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95. IL GUERRIERO E LO SFORZO SINCERO 
La spiritualità non è una questione filosofica, ma un’attenta e costante ricerca sulla globale funzionalità dell’essere umano.



Il guerriero si pone l’obiettivo della trasformazione del suo modo di sentire e di pensare attivando con lo sforzo personale la conoscenza di sé attraverso l’attento ascolto del suo corpo, la consapevolezza, la libera espressione e la gestione dei suoi impulsi e delle sue emozioni ed infine con l’osservazione delle sue costruzioni mentali.



Fondamentale nella fase iniziale della ricerca spirituale è costruire e praticare quella che in India è chiamata sadhana, ovvero un metodo ed una disciplina. Dice Sri Aurobindo che “nel periodo iniziale della sadhana – e per iniziale non intendo un periodo breve – lo sforzo è indispensabile”.

E aggiunge una precisazione ancora più importante: “Non è consigliabile, ai primi stadi della sadhana, lasciare ogni cosa al Divino o aspettare che Egli faccia tutto senza che ci sia bisogno del proprio sforzo personale”.

La vera capacità di affidarsi al Divino diventa concreta quando si inizia ad attivare l’esperienza dell’essenza, ovvero il contatto con quel nucleo di coscienza che costituisce il principio organizzatore di ogni Individuo, chiamato anima nella tradizione religiosa.



“Coloro che non fanno nessuno sforzo non progrediscono”

(Sri Aurobindo)



Con l’apertura dello psichico (anima), la coscienza individuale si apre al Divino e alla Grazia ed a questo punto la fede ed il surrender diventano realmente efficaci Aprirsi all’essenza è reso possibile dall’apertura del corpo, ovvero dallo scioglimento della corazza caratteriale che imprigiona il nostro sentire, e dalla pratica costante della meditazione mediante l’ascolto del respiro.



Dice Sri Aurobindo: “Non c’è metodo in questo yoga (integrale) se non quello di concentrarsi preferibilmente nel cuore ed invocare la presenza”.

Ciò significa che ognuno di noi, tramite la sua ricerca personale, costruisca il suo yoga, ovvero la disciplina che gli è più congeniale, mantenendo però acceso il fuoco della sua Aspirazione che lo conduce al collegamento con il Divino.



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94. IL GUERRIERO E LA DISCUSSIONE 
La cosa più stupida in una conversazione è iniziare a discutere con violenza poiché le due opinioni sono divergenti o semplicemente diverse. Diventa una tenzone sciocca su chi abbia più ragione dell’altro, come se da questo dipenda il proprio onore.

In tali situazioni si manifesta l’orgoglio, la presunzione, la mancanza di discriminazione, la pochezza. Questo fenomeno di miseria umana si evidenzia spessissimo soprattutto quando si parla di politica e di religione. Lo spettacolo miserevole dell’azzuffarsi in pubblico lo si vede sovente nelle trasmissioni televisive in cui si dibatte su un argomento prefissato. In tali circostanze si osserva come gli esseri umani possano toccare il fondo della loro banalità e mi prende uno sconforto.



Il guerriero non assume mai questo atteggiamento di sfida inutile, ma impara ad ascoltare l’opinione dell’altro, cercando di comprenderne il punto di vista. Ognuno esprime un’angolazione di una verità, anche se parziale, e ogni ottica diversa ci può arricchire perché ci consente di vedere il problema da più prospettive.



Dice Mère: “(mentre la persona parla) Intanto voi vi concentrate sempre di più su ciò che essa dice e avete l’impressione che a poco a poco... entrate nel suo modo di pensare e capite perché vi parla così.

(…) vedete contemporaneamente i due modi di pensare e potete trovare la verità che li concilia. Così fate davvero un progresso.




Il guerriero considera sempre il confronto con l’altro una vera occasione evolutiva per osservarsi, per comprendere, per riuscire a fare un progresso.



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