SPAZIO NERO-AVORIO

C’è un universo nascosto nei contrari e negli opposti: esso si svela nel moto dell’accorgersi e diventa tutto d’un tratto meraviglia. Ci siamo spesso persi nel semplicistico e nelle parole usate a caso, ci siamo immersi in programmi assurdi che non ci attrezzavano al nuovo e al miracolo... ci siamo confusi e dispersi nelle trame delle parole...

Se è vero il vero lo è anche il suo contrario: Monia nel meraviglioso mondo delle contraddizioni.

Monia Zanon





07. IL NULLA E IL TUTTO 
(Spunti tratti dal mio libro Sincronicità, tutto quello che non sai può essere usato contro di te. Manuale di attivazioni sincroniche per l’anima, Anima edizioni)



Ad un certo punto ciò che abbiamo intorno a noi non ci somiglia più, cadiamo in una strana frequenza chiamata "crisi". La crisi ci è alleata, ma noi la vediamo come il vuoto, il nulla! Ma nel nulla soggiorna ogni cosa, solo che non riusciamo a concepirne l’idea... e allora inorridiamo, come D’Annunzio nel suo regno di “fobie da vuoto”, il quale riempiva ogni angolo di casa per non doversi confrontare con il nulla.

In realtà, ancora una volta scegliamo gli alleati sbagliati, pensiamo cioè che il tutto - il pieno - sia tranquillità, invece si tratta di una condizione di ingombro alla liberazione del Noi!



Tutto si muove intorno alle scelte, loro sì che sono un grande alleato, eppure noi le temiamo come la peste: spaventose scelte, difficili, inevitabili, a volte irrevocabili scelte! Ma sempre, sempre temute all’origine... loro, le scelte, sono invece il sale della vita!



Quando dobbiamo decidere qualcosa, scivoliamo in una frequenza speciale, e in quel momento il destino del “parallelismo spazio temporale” che si sta vivendo può essere cambiato. Il destino che per noi “era destinato” può mutare. Si agganciano così altri futuri possibili, altre braccia da stringere! Giungiamo nel luogo dell’apparire del nostro “Essere” e qui, infinite nuove possibilità ci attendono. Capisci viandante?! Le infinite possibilità dell’Essere che accoglie il cambiamento, e ne fa il suo compagno di viaggio vincente! Dono del Supremo che, attraverso la possibilità, rinnova l’amore per il suo creato. Genitore giudizioso e paziente, che ci offre il fazzoletto per piangere, o la “pacca sulla spalla”, per incoraggiare quando non abbiamo preso bene le distanze!

Allora, con questi alleati, usciamo dallo squilibrio che ci ha fatto star male, come piccoli Bambi, barcollando sulle zampe, nei primissimi passi che andremo a fare... Dovremmo essere consapevoli che lo scegliere non è mai un salto nel vuoto. Questo vuoto poi, che tanto ci crea orrore è pieno di cose!



Quando ero piccola mi dicevano: “He! Ci spiace, il ciuccio te l’ha portato via il cane, ora è sparito nel nulla!” Un giorno i miei genitori regalarono il mio monopattino a dei bambini a corto di giochi: “Potevi averne più cura, ecco, ora è sparito nel nulla!”

Sembrava che questo nulla fosse molto interessato alle mie cose... Allora io pensavo:

“Un giorno andrò dal nulla e mi farò ridare le mie cose, e il nulla sarà pieno dei giochi degli altri bambini!”

Avevo scoperto il concetto di Nulla Pieno! Ma impiegai altri vent’anni per capirlo!



Come temiamo le scelte, temiamo anche il nulla, quella "vuotezza" di eventi, quel sembrare staticamente inermi, di fronte ad un fatto della nostra vita, ad una attesa... Non dovremmo temere il nulla! Il nulla è opportunità. È il moto-quiete più connaturato alla nostra anima.

Nella filosofia zen è la fonte, l’archivio delle infinite possibilità: il nulla! Mai più pieno, nell’essere vuoto! È quell’essere talmente invasi dall’energia che ci pervade, da paralizzarci quasi per eccesso di dinamismo! È magia! E noi lo temiamo! Lo temiamo perché non lo conosciamo, e non ci permettiamo di conoscerlo. Lo scambiamo spesso per mancanza, invece ne è l’esatto opposto.

Il nulla è un enigma, è talmente pieno di cose da sembrare un'assenza di scelte! È talmente pieno di maniglie su cui appigliarsi, invece, da sembrare un continuo precipizio. Precipitare per l’eternità.



Eppure, prima della creazione dell’universo, vi era questo: il nulla. E in esso la promessa dell’intero creato, racchiusa in un piccolissimo spazio, quasi da non credere! Era la promessa delle infinite possibilità che ci attendevano, ma chiunque ci avrebbe visto poco più di un pisello!

Caro viandante che mi leggi: quando ti sembra di vivere il nulla, rilassati, smetti di lottare, accetta l’opportunità e accorgiti di quanto questo vuoto sia in realtà pieno di speranza e promessa... anzi, sia la promessa stessa!



Ecco, dolcemente aspetta. Aspetta che si alzi la nebbia dell’orrido che hai provato nel percepire la presenza del nulla. Assapora come ci si sente sapendo che tutto è già, e al momento giusto: ecco! Il seme ha forato la terra, e una nuova piantina è venuta a far parte del tuo giardino!



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06. IL RANCORE E L'ACCETTAZIONE 
Il rancore è un demone terribile: una valigia pesante che fa marcire il contenuto senza dare evidenti segni al contenitore. Accade così che si marcisce sempre più da dentro, un po' al giorno, "contaminando" gli eventi futuri con gli stessi sentimenti che da noi fluiscono come vibrazioni mute o appena, appena sentite.



Quando ormai il contenitore si sfalda è troppo tardi, si viene travolti dall'immondizia del ripieno... Cose da non credere, caro viandante!



Ora non dico che se qualcuno ci fa un torto dobbiamo perdonare, questa è una "cosa da santi", da illuminati sulla via della trascendenza: il perdono è un'arte, un talento, un miracolo.

Esiste invece un modo più semplice, più fattibile e raggiungibile da tutti, o meglio da tutti quelli che si accorgono. Si tratta dell'accettazione. Accettare quello che ci è accaduto come qualcosa che doveva accaderci, che certo ci ha ferito ma non ci appartiene, che è un fatto e non "noi"... capire che è una esperienza, un insegnamento... è lasciar andare senza essere abbandonati.



"Accettare" è una possibilità concreta e non ha a che fare col lusso del perdono. Tutti noi possiamo metterla in pratica nel tempo dell'oggi e senza troppi "perché" (semmai con un solo grande "perché no???").

Accettare significa capire cosa ci è accaduto, non scusare, non essere buonisti e permissivi ma capire perché e perché no! Con l'accettazione noi possiamo allontanare dal nostro cuore le forme pensiero del rancore, della rabbia, del rimorso, del rimpianto: tutte energie tossiche che ci avvelenano e che ci farebbero marcire dall'interno a nostra insaputa.



Accettare per poter lasciar andare... Lasciar andare per liberarsi da ciò che non serve, liberarsi da ciò che non serve per discernere, per capire, per dividere l'utile da ciò che non mi somiglia più, e che è il caso di lasciare.

Lasciare per non essere abbandonati... abbandonati dagli altri ma soprattutto da noi stessi, dalla fiducia verso di noi, dal nostro amor proprio e dalla nostra verità personale che non deve essere ferita, ma rispettata.

Imparare a lasciar andare nell'accettazione è la differenza che passa tra capire ed essere vittime.



C'è da accorgersi!







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05. L'AFFIDARSI E LA PAURA 
Caro Viandante, oggi parliamo di fiducia: ci hanno sempre insegnato che è un processo di fede, ma non è di questo che si tratta. Ecco che si dà fiducia al senato, al partito emergente, alla Chiesa... che si ha la "persona di fiducia" ecc... e finiamo così per confonderci, per non capire più cosa significhi davvero avere fiducia o dare fiducia.



Interessante, non credi?



Così avviene che affidiamo la nostra vita a chi detiene un potere o una forza più grande della nostra, sperando - perché abbiamo fiducia (cioè non abbiamo voglia di dedicarci attenzione) - che queste persone, con una forza di pensiero più stabile della nostra, sappiano cosa va bene e cosa non va bene per noi... bestiale!



Si crea così una separazione da noi "per noi", una separazione dall'affidarsi, una diffida da noi a favore di un finto affidamento, che non è fiducia ma è un "non mi importa", "Lascio fare a loro"...



A chi stai dando la tua fiducia? Cosa significa avere fiducia?



Fidarsi - Questa parola proviene dal "senso di fiducia" ed è associata a sua volta alla parola "fede", intesa come "senso di sicurezza" che deriva dalla speranza riposta in qualcuno o qualcosa ("Io mi affido a..."). Non deve rappresentare un atteggiamento da "scaricabarile" ma deve essere un autentico "viaggio verso l'affidarsi", ben controllato anche, verso cioè la direzione che la nostra anima desidera prendere.



Ma per fare questo è necessario esserci davvero e sentirci sul serio! Così dovremmo iniziare a scegliere di chi fidarci, a chi affidare la nostra fiducia.

Fidarsi è sapere che esiste la possibilità di finire contro a un muro, ma con la credenza che sarà un muro che avrà una sua utilità. Fidarsi significa credere che avverrà sempre il meglio per noi, e ci attrezziamo ogni giorno in maniera attiva perché ciò accada.



La fiducia è un fuoco che arde, e la paura è il ghiaccio che lo spegne e lo congela!

Controllare la paura, quindi, e farsela alleata, complice... Io dico: portiamo fuori a cena la Paura e parliamo con lei e con il suo senso dell'esistere, perché anche lei ne ha uno, sai???

Prova a farlo caro confidente, fallo: porta a cena la paura e non farle da dessert!













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04. L'AMORE E IL NON AMORE 
Ama il prossimo tuo come te stesso... ma non più di te!



Cosa accade? Accade che se osiamo anche solo pensare di amarci prima noi del nostro prossimo, si destano all'improvviso tutte quelle vocine che si sono installate dalla nascita e ci dicono: "Egoista! Bastardo!". Così noi, caro confidente, in sindrome da miseria per noi stessi, ci "ricurvi-amo" sull'essere bravi bambini e nel toglierci tempo e attenzioni, per offrire agli altri il nostro vitale tempo.



Tempo: tempo per andare a fare cose che non ci permettiamo di fare noi, per noi. Ci violentiamo quotidianamente per fare cose che non vorremmo mai fare e che sarebbe meglio non fare se ci amassimo solo un pochino, solo perché ci hanno insegnato che aiutare il prossimo è bene.



Ed io? Succede così che scorrono le ore del giorno come grani di un rosario:

- otto ore per dormire,

- otto ore per lavorare,

- otto ore per gli altri.



Ecco passate anche oggi le 24 ore che mi sarebbero servite per diventare la mia leggenda personale. Tempo sottratto a quei semi esistenziali che servivano per far fiorire essenze che sarebbero servite a nutrire anima e spirito. Noi li chiamiamo hobby e proprio per questo non faranno quasi mai parte di un appuntamento sulla nostra agenda... Sono un lusso! Fare ciò che ci piace è un lusso. Finiamo così per essere come matrigne cattive per noi stessi.



Sogniamo di fare queste cose, e proprio perché le sogniamo non si realizzeranno mai... forse quando andremo in vacanza, nella peggiore delle ipotesi quando saremo in pensione! E nel frattempo, in assenza di quei preziosi nutrimenti che ci avrebbero fatto sentire di esistere, che facciamo? Sopravviviamo e ci facciamo vivere dai bisogni altrui!



Questo non è essere altruisti, è essere egoisti... poiché ogni volta che anteponiamo i bisogni del prossimo ai nostri non è per gentilezza, ma per farci amare di più. Non è amore, è essere egoisti!



Non sbagliamoci caro viandante! E' un bluff, è una malattia terribile che non c'entra niente con l'amore... malattia, questa, mantenuta in salute da anni di abitudini e credenze che ci hanno fatto credere sia amore.

È in realtà un programma tossico e intossicante che arriverà a farci odiare gli amici e i nostri cari. Sì perché ad un certo punto non ce la faremo più a dedicare tempo agli altri, inizieremo a stare stetti alla nostra vita, quella che abbiamo costruito, che ci costringe a sopravvivere, a dover dare di continuo. Questo è il non amore.



L'amore è dare quando e quanto senti di voler dare, e non impoverisce mai. Anzi, è gioia che fa aumentare l'amore nel moto del dare. Se non puoi dare così, non dare, o quello che offrirai a chi ami sarà tossico, per te e per gli altri.



Amore è imparare a mettere i limiti, così non crei situazioni di schiavitù per le quali i tuoi cari si saranno abituati alla tua presenza, e in assenza di essa non sapranno arrangiarsi. Questo non è amore - accorgiti -, è manipolazione, per tenere il prossimo alla nostra mercé, e ci lamentiamo pure...













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03. IL LASCIAR ANDARE E L'ATTACCAMENTO 
C'è qualcosa di stranamente difficile nel lasciarsi alle spalle gli insuccessi! La maggior parte di noi vive in uno strano stato di "sindrome da attaccamento a rifiuti tossici", accumulati nel tempo e tenuti caramente conservati come valigie piene di gioielli. In realtà queste valigie sono pieni di abiti invernali e di una taglia in meno di quella che ci serve, in piena estate!

Accade che piuttosto di viaggiare leggeri preferiamo tenere con noi "cose"... Non riusciamo a viaggiare senza valigia; ci sentiremmo stranamente liberi senza fagotti inutili, come chi accumula cose pensando che, chissà, un giorno gli potrebbero servire, finendo per imbottire il garage e ogni credenza di casa con una lunga serie di oggetti inutili.

Siamo attaccati all'inutile e lo difendiamo come fosse parte di noi. Accade così che finiamo per tenere ricordi di progetti falliti, che andranno a plasmare di paura di non farcela i progetti del futuro.



Accorgiti viandante: tu non sei il tuo insuccesso o il tuo rancore per ciò che ti hanno fatto precipitare addosso. Tu non sei la tua rabbia o ciò che pensi di te e del mondo. Però ti fai "accadere" la tua rabbia ed il tuo rancore, e ciò che pensi di te e del mondo, quando mantieni in salute circostanze malate di cose che non hanno funzionato nel passato. Si finisce così per non vivere mai il tempo dell'adesso: tutti proiettati nel tempo del futuro quando accadrà il nostro essere felice, o nel passato quando è accaduto il nostro abbandono, il nostro fallimento.

Valigie pesanti, caro confidente! Eppure è assolutamente illogico tutto questo. Viviamo di momenti storici che di fatto non esistono più: il passato non esiste più e perciò si chiama passato, ed il futuro deve ancora venire, e perciò ha questo nome. Eppure ci si sente dispersi a non portare eventi del passato nel tempo del divenire, ci sentiamo senza ancore, senza maniglie, senza riferimenti, e poco importa se si tratta di programmi tossici e distruttivi.



Non ci si accorge, ecco tutto, poiché se solo ci si ragionasse un po' su, ci si renderebbe conto che è un fatto terribile quello che ci facciamo accadere in questo modo. Così finiamo per risolvere problemi nuovi con vecchi metodi. Continuiamo a promettere cose che non ci appartengono, come appunto il futuro, e lo programmiamo con informazioni davvero nefaste come i traumi del passato.

Si dovrebbe vedere le cose per quelle che sono e iniziare a lasciarle andare per accogliere nel tempo dell'oggi - l'unico tempo che davvero ci appartiene - tutto quel nuovo che l'universo ci vorrebbe dare, se solo glielo permettessimo.

Perversi attaccamenti a mali contagiosi. Gli eventi vanno vissuti per ciò che ci hanno offerto o tolto, tutto qua. Qualche volta è necessario aspettare per capire cosa sia successo. Qualche volta perdiamo e solo in futuro possiamo accorgerci che si trattava di un "favore karmico" da parte di un universo pieno di premure... anche se nel tempo dell'adesso non troviamo le parole.



Vivendo ciò che offre l'adesso, senza valigie dello "ieri", siamo davvero liberi di "fare futuro", nell'attesa della rinascita di domani.

Oggi, caro confidente, attrezziamoci per farlo... ora, nel tempo dell'adesso!

Chi rimane troppo nel canale di nascita è destinato alla necrosi. Sii sordo a chi porta avanti il pessimismo e il fastidio come carica per fare futuro. La fiducia nutre il tuo esistere. Non fidarti di chi te la toglie, è un essere tossico persino per se stesso!









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