SPAZIO NERO-AVORIO
C’è un universo nascosto nei contrari e negli opposti: esso si svela nel moto dell’accorgersi e diventa tutto d’un tratto meraviglia. Ci siamo spesso persi nel semplicistico e nelle parole usate a caso, ci siamo immersi in programmi assurdi che non ci attrezzavano al nuovo e al miracolo... ci siamo confusi e dispersi nelle trame delle parole...
Se è vero il vero lo è anche il suo contrario: Monia nel meraviglioso mondo delle contraddizioni.
Monia Zanon
Caro viandante,
esiste un magazzino virtuale, ma per questo non meno reale: in esso ci sta "tutto ciò che è da sempre esistito". Ogni volta che una persona cerca una soluzione attinge, attraverso l’organo dell’anima personale che è la coscienza, a questo serbatoio. Attraverso codici, informazioni e complessi sistemi, queste idee arrivano a noi abitanti Del "Regno delle cose che passano", e da qui creiamo la realtà.
Dire quindi che si stratta di "nostre idee" non è corretto. Meglio definirle intuizioni, particelle di quel tutto che già c’è, che la nostra coscienza è riuscita a interpretare, fruendone in tal modo nel mondo delle forme. Questo lo sanno bene gli inventori, gli artisti, i poeti… e gli scrittori.
Ci sono poi altri tipi di informazioni, diciamo, ancestrali: queste arrivano a noi, sempre attraverso la coscienza, quando l’anima individuale fa un salto di “comprensione animica” e allora si vengono a scoprire cose di prima mano, finché queste scoperte non si fanno strada attraverso più persone.
Siamo tutti collegati allo stesso ammasso energetico definito “egregora collettiva”. Ogni volta che un'anima scopre cose nuove, anche l’umanità intera ne usufruisce e fa un gran balzo in avanti.
Questo è l’effetto “farfalla” o della “centesima scimmia”.
Si racconta infatti che una scimmietta in un'isola imparò il gusto della mela lavata dalla terra, e lo insegnò ad altre compagne del suo gruppo, finché dall’altra parte del mondo un’altra scimmietta, che non poteva certo imparare l'abitudine per imitazione, lavò la mela senza saperne il perché: intuizione!
Nel periodo in cui Marconi scopriva la radio lo faceva anche Tesla, e chissà quanti altri. Marconi è stato solo il più veloce a rendere pubblico quel qualcosa che aveva attinto gratuitamente dal cosmo e del quale si è appropriato.
Questo accade tutti i giorni: ogni giorno persone scoprono cose, condividono pensieri, inventano il già inventato… altro che diritti di produzione!
Dovremmo dare le royalty a Dio!
Sarebbe bello ricordare che tutto ciò che arriva a noi, è per l’appunto "arrivato", quindi dovremmo solo dire "Grazie Cosmo!"
Ricordarlo aiuta prima di tutto a imparare a ringraziare :)
Un sorriso
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( 3 / 15 )Caro viandante,
questa settimana voglio renderti partecipe di ciò che sta accadendo nel mio lavoro-missione. Si tratta una serie di coincidenze e sincronicità che si sono mosse e si stanno muovendo durante la preparazione del docu-film sulla tematica del Sincro-destino (un dvd che si potrà trovare come allegato al mio prossimo libro). Questo per dimostrare che quando c’è una cosa che devi assolutamente fare, e ti è chiaro l’intento, tutto l’universo complotta perché accada.
Partiamo dall’inizio: tutto è cominciato durante la presentazione milanese del libro Progetto Anima, dove il mio editore Jonathan ha manifestato a me e al mio compagno l’intento di girare con me un docu-film. Da qui l’idea di mettere in chiaro alcune prospettive sulla legge d’attrazione, delle quali si parla davvero poco e che, invece, farebbero la differenza tra il poter realizzare o meno il proprio futuro.
Da questo momento in poi si aprono finestre, anzi, portoni inter-dimensionali di sincronie e buffe coincidenze, e se questa è l’alba del progetto, lancia grandi aspettative sul tipo di tramonto : )
Abito a Padova, città che amo e assaporo in ogni sua parte. Si sa che Padova è famosa per cinque cose, e nessuno può davvero dire di averla visitata se non ci ha messo un po’ il naso. Queste cinque cose vengono da noi padovani chiamate "le cinque senza".
1. Il Santo senza nome
Nella mia città siamo molto devoti a Sant’Antonio, da noi vissuto come fosse una persona di famiglia, tanto che la basilica che ne ospita le spoglie viene chiamata “Il Santo”, senza appunto menzionarne il nome, poiché, per noi, è già scontato. Così nel gergo si dice “Vado al Santo” e tutti capiscono che si sta parlando della chiesa del grande Antonio!
2. Il Prato senza erba

“Prato della Valle” si dice sia una tra le piazze più grandi d’Europa, una piazza molto strana a forma ellittica, senza erba, ma che da noi viene detta “Il Prato”.
Curiosità: se si vuole caricare la propria batteria biologica, consiglio di percorrerla in senso orario, se invece si è troppo carichi, consiglio di passeggiare in senso anti-orario :) Essa è infatti una triplice cinta (un ombelico energetico), piena zeppa di geometrie sacre, molto care a Leonardo Da Vinci.
3. Il Bue senza corna
Il Bo’ è considerata la prima università sorta in Italia, assieme a quella bolognese, nella quale si laureò la prima donna al mondo, nel 1678! Si tratti, infatti, non di un bue, inteso come animale, ma di un edificio! Il bue senza corna, appunto!
4. La chiesa senza fine
Santa Giustina, patrona di Padova, soggiorna in una chiesa che sarebbe stata ancora più splendida di quella del Santo, peccato che non ebbero mai fine i lavori di rifinitura, agevolando invece quest’ultima. Si può immaginare, vista da fuori, cosa sarebbe diventata se ultimata, ma non appena si entra ci si rattrista un po’ nel vederla completamente vuota! Piena di segrete e sotterranei, l’abbazia contiene le spoglie di San Luca evangelista e Santa Giustina, ed è di impronta gotica.
E arriviamo finalmento all'ultimo "Senza"...
5. Il caffè senza porte
Il Caffè Pedrocchi, stabilimento di origine bizzarra, pieno di simbologie massoniche e passaggi segreti, è sempre stato il mio riferimento su Padova. Inaugurato intorno al 1831, costruito dal Jappelli, riccamente affrescato, il caffè anticamente non aveva le porte. Attualmente, per ovvi motivi di riscaldamento, si costruiscono negli
ingressi arcuati, delle vetrate, per donare il senso di ampio respiro al tutto, mantenendo però il “Senza”, tanto caro ai padovani.Intriso di misteri e dilemmi, il Pedrocchi caffè-museo è il sogno di molti artisti. Presentare un’opera, una mostra, un libro, un concerto, una conferenza o anche solo riuscire a permettersi economicamente di svolgere qui la propria cerimonia matrimoniale o laurea, è un onore, nonché un onere. Da piccola, quando ci passavo e ci guardavo dentro, era un biglietto da visita di quella gente che poteva permettersi di bere un caffè di lusso, in un luogo da fiaba, ricco di storia e leggende. Per questo motivo, tra i miei desideri immaginifici e fantomatici, c’è sempre stato il desiderio di poter, prima o poi chissà, presentarci un mio libro...
Ora,caro viandante, torniamo indietro, a qualche mese fa, quando Erik, mio miglior amico e socio, incontra Roberto Turrin, nell’albergo di famiglia, mentre faceva una vacanza. Una parola tira l’altra ed Erik viene a sapere che questa gentilissima persona attualmente è l’amministratore delegato del caffè Pedrocchi! Roberto si rende immediatamente disponibile per accoglierci e indirizzarci alle pratiche per la richiesta all’ente che si occupa dei musei, per rendere agibile il progetto. Inoltrata la domanda, attendiamo fiduciosi, con anche già un "piano B" se la questione fosse diventata lanosa. Quando, visto il passare del tempo, ormai non si hanno notizie di sorta da tale ente, Erik decide di telefonare e... sincronicità! La responsabile della pratica, molto stupita, fa notare il fatto che aveva proprio quella richiesta tra le sue mani!
Tutto procede benissimo: permessi, stesura del libro, dove mi si accendono "link" come pioggia primaverile (fitta e copiosa!), contratto con la casa editrice Anima Edizioni e visione delle stanze per la scelta delle riprese, dove addirittura il responsabile delle sale nobili è un meditatore decennale, interessato al progetto e di enorme disponibilità: Andrea Marcato.
Insomma, oggi, alla vigilia delle riprese, pieni di gioia e stupore, riusciamo a esultare nel sapere che è possibile realizzare tale progetto con lo sconto del cosmo che ci ha permesso questo meraviglioso palcoscenico interamente “Senza” denaro alcuno!
Renderò agibile il progetto del docu-film a breve, in allegato alla mia ultima ricerca sulle sincronicità con l'uscita del libro, con cui svelerò ciò che manca, a mio avviso, alla legge d’attrazione, e questo grazie a tanti tasselli che si sono allineati al momento giusto e nel posto giusto... forse, grazie anche a te!
Che bella la vita!
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( 2.5 / 2 )Caro viandante, vorrei condividere con te qualche pagina di quel che compone il mio diario di bordo, dove racconto come ho passato il mio fine anno 2011 e l'inizio del 2012.
Mattino del 31/12/2011 - Medjugorje: Monte delle Apparizioni
Eccomi qui a passare l’ultimo giorno dell’anno con il buttar via ciò che non voglio più nella mia vita. Sono in cima. I fedeli, silenziosi, si sparpagliano sugli aspri e ghiacciati sassi rossastri, in parte coperti dal fango della recente nevicata. Molte persone hanno scelto di arrivare quassù a piedi scalzi. Il vento si mischia al sordo rumore dei massi del
Siamo tutti qui in attesa di un messaggio, di un respiro di sollievo.
Damir, la nostra guida, ci ha suggerito di non pregare salendo, né chiedere nulla in questo monte, in cui tutti sembrano cercare qualcosa: “Liberatevi!” ci ha detto. “Liberatevi da tutto ciò che non vi serve più”. E così facciamo, lungo ogni stazione misterica, come grani di un rosario vivente. A ogni stazione lasciamo parte di quel “noi” che non ci è più funzionale, e ci sembra davvero che, a ogni nuova postazione, si arrivi un po’ più leggeri... fino a raggiungere la soglia di un paradiso. Sembrava una di quelle situazioni alla “Dante”, nella quale ogni girone rappresenta una esperienza che agisce in noi: fuori e dentro, per chi lascia che sia.
Ascolto il silenzio mentre salgo, ma senza voler arrivare, così, semplicemente... nessun luogo da raggiungere, nessuna preghiera. Tra una stazione e un’altra sento vibrare un “grazie” che si stacca da me. In alcuni momenti, anche cercando, non sento di dover lasciare nulla, niente di quel tanto che pensavo di dover mollare via da me. Quel vuoto si è presto trasformato in pace. Semplicemente. I miei compagni di viaggio cercano di rispettarsi e di rispettare mentre condividono la salita, in silenzio, ognuno da solo, come quando si nasce e si muore.
Penso che fino all’altro ieri non sapevamo nemmeno con quale macchina avremmo fatto il viaggio, dato che, all’ultimo momento, l’agenzia dalla quale avevamo affittato l’auto a 9 posti dall’Italia, ci aveva dato forfait... e ora eccoci, con l’imperturbabile multipla di Erik! Secondo me è stata l’auto a tramare tutto segretamente per non essere lasciata a casa, visto che comunemente era proprio lei a portarci sempre dovunque :) E ora sono qui! Col ben- venuto della neve che candida ci dona il suo silenzioso saluto.
Pomeriggio del 31/12/2011 - Orfanotrofio Regina Pacis
Ci affrettiamo a comprare dei viveri per i bambini dell’orfanotrofio; con una colletta riusciamo ad acquistare un bel po’ di roba e ci si apre il cuore per questa opportunità di condividere il pane con chi vive di provvidenza. Penso che, solo fino a qualche anno fa, avrei speso molto di più per un vestito da indossare al cenone di capodanno, e mi pento di non aver comprato più cibo. Arriviamo sul piazzale dell’istituto quando è l’ora di pranzo inoltrata. Penso che sarà tardi per salutare i bambini. Esce una piccola bimba, poco più di dieci anni, e con il nostro aiuto riforniamo un po’ la dispensa. Un responsabile esce e ci comunica che è un vero peccato che il nostro arrivo al centro abbia schivato il discorso della veggente fatto poc’anzi. Noi siamo felici di poter servire e ci diciamo che già così abbiamo ricevuto tanto.
Esce la nostra guida e ci dice di entrare a salutare la madre superiora, ma che non possiamo vedere i bambini. Da qui parte un lungo periodo di commozione oltre ogni parola: la veggente è lì, che ci aspetta! Ci abbraccia, parole semplici, grandi sguardi: Vicka, un’anima spettacolare! Facciamo con lei una benedizione e le lacrime mi travolgono. Il mio compagno mi chiede di scattare una foto per documentare il viaggio, io annuisco ma poi non riesco neppure a tenere gli occhi aperti dall’abbondanza di lacrime che, inspiegabilmente, mi sgorgano copiose.
Tragitto verso l’albergo...
“Monia: perché sei venuta a Medjugorje?” mi dico addosso. ”Per il viaggio!” mi rispondo rapida! Il significato sta nel senso stesso dell’andare! Andare, osservare ciò che accade mentre si avanza, sempre consapevoli di quell’unico momento che è l’adesso. Il tempo allora si dilata; “Da quanto tempo siamo qui?” mi chiede qualcuno... Incredibile! Un paio di giorni appena!
Chiesa del paese
Siamo nel retro della chiesa principale. Fiumi di gente ordinata prega e ascolta nell’arena creata per accogliere i pellegrini. Entrare è fuori questione, ma a noi va bene così. Non penso di fare la comunione, ma mi si presenta davanti il prete con la ciotola in mano, e allora accolgo il Signore che mi ha chiamato.
Sera del 31/12/2011
Ceniamo in albergo dove per ogni pasto i padroni di casa benedicono con noi la tavola imbandita di cose semplici e gustose. Mangiamo rapidi per affrontare i meno sette gradi dell’esterno alla messa di mezzanotte. Mai andata a così tante messe in quattro ore scarse! Penso di sviare la comunione, ma ancora una volta è il Signore a venire a me! Così acconsento e ringrazio. A Erik, mio compagno di viaggio e mio miglior amico, scompare la particola mentre gliela offrono... Non capiamo il significato. Lui, mortificato e un po’ confuso, se ne fa dare un’altra. Cerchiamo coi telefonini accesi per far luce, ma niente! Lo spogliamo, col freddo che fa, ma niente! Sparita! Ci sarà qualcosa da capire che ora però ci è ignota... Velocemente tutti intorno si abbracciano per scambiarsi gli auguri, e il fatto si perde per un attimo, tra le panchine gelide e rese croccanti dal ghiaccio, mentre si srotolano universi di colori: sono le coperte che la gente usa per scampare al freddo.
È arrivato il 2012! Auguri e... un pensiero mi sfiora e mi gela pure un po’, dato che è da tanto che aspettiamo questo momento, e ora... è qui!
Andiamo al crocifisso di bronzo, costruito con il metallo fuso di armi da guerra (che splendido paradosso!), quel famoso crocifisso che gocciola da un ginocchio. La notte ci inghiotte e le stelle con quel freddo e quell’assenza di inquinamento di ogni genere, sembrano caderci addosso; mi sposto, mentre bacio il mio uomo e ci scopriamo commossi entrambi, senza definire i bordi del motivo per cui siamo in questo stato.
01/01/2012 - Monte del Crocifisso, mattina
Sono in cima, annaspo tra la gente che prega. Non pensavo potesse darmi tanto fastidio, per un po’ me ne vergogno... poi realizzo che c’è qualcosa da capire che va al di là di ciò che posso ora decifrare, e mi mantengo in ascolto. Scegliamo un posto al sole, lontano dal crocifisso, per meditare con il gruppo. Stiamo per iniziare la meditazione quando si piazzano un bel po’ di ragazzi per recitare un rosario. Pensiamo sia una prova e continuiamo a meditare, ma quest’altro gruppo alza la voce, sempre di più... Le preghiere sono cariche di dolore e di sacrificio... Dentro di me arriva chiara una voce che - scopro solo in un secondo momento - è parte dello stesso contenuto di altri compagni di viaggio.
Il messaggio ci arriva chiaro: “C’è bisogno di un nuovo modo di pregare, meno meccanico e mnemonico. Abbandonare il dolore, il sacrificio, innalzare un canto di gioia, pari al silenzio o a una danza che ne esprima il suo più alto senso. Ecco che si può stare zitti e cheti, offrire se stessi, innalzare il proprio essere, come una preghiera... il canto interno che memorizza ogni cellula e modifica ciò che non somiglia alla matrice. Ecco che arriva in questo modo come sacra benedizione, a contagiare di buono e di santo chi si pone di fianco... Lasciar andare il dolore; nessuno sa cosa farsene del dolore! A nessuno può piacere il vostro sacrificio!”
Ci confrontiamo in un secondo momento e siamo colpiti dalla similitudine dei messaggi arrivati al gruppo.
* * *
Tornata in Italia, il mio compagno mi racconta del contenuto del messaggio arrivato il 2 gennaio 2012 a Mirjana, che riporto qui sotto:
"Cari figli, mentre con materna preoccupazione guardo nei vostri cuori, vedo in essi dolore e sofferenza; vedo un passato ferito e una ricerca continua; vedo i miei figli che desiderano essere felici, ma non sanno come. Apritevi al Padre. Questa è la via alla felicità, la via per la quale io desidero guidarvi. Dio Padre non lascia mai soli i suoi figli e soprattutto non nel dolore e nella disperazione. Quando lo comprenderete e accetterete, sarete felici. La vostra ricerca si concluderà. Amerete e non avrete timore. La vostra vita sarà la speranza e la verità che è mio Figlio. Vi ringrazio. Vi prego: pregate per coloro che mio Figlio ha scelto. Non dovete giudicare, perché tutti saranno giudicati".
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( 3.2 / 11 )Viandante, capire ciò che ci sta veramente a cuore è di fondamentale importanza per la nostra esistenza... Si tratta di "Essere"!
... E a te, cosa sta veramente a cuore?
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( 3.1 / 14 )
Ieri sera mia figlia mi ha chiesto: “Mamma, per tv, da nonna, hanno detto che il popolo Maya era molto saggio e aveva previsto che la terra sarebbe stata distrutta da asteroidi che ci finiranno addosso, e questo è previsto per il 21 dicembre 2012”. Afferro immediatamente il senso della questione, poiché questo dubbio aleggia spesso tra le domande delle persone che vengono a chiedermi aiuto nei consulti individuali, così le rispondo: “Tesoro: i Maya avevano previsto la fine di qualcosa, di un vecchio modo di fare, di pensare e quindi di creare. Ora noi avremo la possibilità di decidere chi vogliamo essere”.
Proprio così, caro viandante; vogliamo essere quelli che sostengono la crisi (che in quanto mezzo dovrebbe essere semplicemente usata per smantellare il vecchio mondo) e alimentare uno status nel quale vegetare, oppure vogliamo diventare il cambiamento che vorremmo, come direbbe Gandhi? ... C’è da riflettere!
Così, ho cercato di spiegare a mia figlia che noi creiamo in base a ciò che crediamo.
Allora lei mi ha detto: “Ma se tutte le persone credono che il mondo è destinato a finire, a distruggersi, e il Sole a spegnersi... allora questo è quello che ci accadrà?”
A questo punto rabbrividisco e penso che in effetti potrebbe esserci anche questa possibilità, poiché se una certa quota-parte di persone pensa che non ce la faremo, che qualsiasi situazione metteremo in atto per cambiare ciò che non è più funzionale non farà altro che portarci a un disastro collettivo, questo potrebbe diventare concreto.
Dopo il primo momento di profondo disagio esistenziale, e un certo senso di impotenza, mi desto dalla forma pensiero che mi aveva colto e mi dico: “Eh, no, Monia! Questo è il gioco diabolico che il sistema vuole far persistere! Io voglio credere che si può vivere meglio di così! Quello che posso fare è svegliare più persone possibili, che a loro volta desteranno dal torpore del processo necrotico in essere altre persone. Se ognuno farà questo, noi saremo il cambiamento ora!
Caro viandante, qui non c’entrano i Maya, le profezie o la politica che non va! C’è un mondo da salvare: il nostro! Si può fare, non è un'utopia se ognuno di noi sistema la sua piccola realtà quotidiana.
Allunga il braccio a ciò che hai di fronte, e metti in atto il cambiamento che vorresti.
Buon 2012 viandante!
E che la contaminazione di massa abbia inizio!
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