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	<title>LA MEDICINA INTEGRALE</title>
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		<title>SALUTI... E BUON VIAGGIO</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Abbiamo percorso un viaggio insieme...<br /><br /><br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Q9R3a6kP_c8&hl=it&fs=1&rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Q9R3a6kP_c8&hl=it&fs=1&rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>

<br /><br /><br />Fine<br /><br />]]></content>
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		<title>23.  IL PASSAGGIO DALLO ZERO</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Il nostro viaggio insieme sta per concludersi, abbiamo esplorato le dimensioni dell’esperienza interiore, abbiamo avuto modo di riflettere e sperimentare. Abbiamo avuto modo di realizzare che dentro c’è l’universo intero, che quando lasciamo andare le nostre identificazioni con i contenuti dell’io, alla nostra coscienza affiorano<b> i contenuti del Sé</b>, la forza della nostra vera natura, l’essenza di ciò che realmente siamo.<br /><br />Questo fatto forse non può venire confortato dalle forme di  misurazione tipiche della scienza riduzionista ma è sotto gli occhi di chiunque lo voglia verificare, di chiunque voglia mantenere la persistenza del contatto con se stesso per il tempo sufficiente. Persistendo nel contatto e lasciando fluire, la nostra mente si svuota, i falsi bisogni svaniscono, le diverse persone, i ruoli, le maschere che ci siamo costruiti addosso si dissolvono, alla fine ritroviamo sempre e solo noi stessi. In fondo al tunnel compare la luce, sempre, così come dopo la notte più buia arriva l’alba, sempre. Persistendo nel contatto e lasciando fluire le tensioni croniche del nostro corpo, depositarie dei traumi del passato e degli attuali conflitti dell’io, si sciolgono, nel nostro organismo riprende a pulsare la vita, la pulsazione biologica e la guarigione si compiono.<br />Guarigione che è sempre caratterizzata da un <i>trascendimento creativo nel nuovo</i>. Nuovo che emerge dallo <b>spazio vuoto interiore</b>.<br /><br />Spazio vuoto che, anche all’indagine della scienza pura, si rivelò in realtà uno spazio creativo rigonfio di attività, configurandosi così come il luogo di tutti i campi e di tutti i fenomeni. <i>Ogni centimetro cubo di spazio vuoto, ci dicono i fisici, risulta contenere più energia dell’energia totale di tutta la materia nell’universo conosciuto! </i><br />Spazio vuoto, come luogo dello spirito, ci ricorda la filosofia perenne, luogo di ogni trasformazione luogo al quale non sembra possibile accedere se non mediante una qualche forma di: scomparsa a se stessi. Pensiamo alla condizione di <i>vuoto e sveglio</i> dello zen, al <i>lascia tutto e seguimi </i>di evangelica memoria, al <i>questo è un buon giorno per morire </i>dei nativi americani, al <i>so di non sapere </i>di Socrate.<br /><img src="images/23_Watfls.jpg" width="292" height="364" border="0" alt="" id="img_float_right" /><br />Da parte mia voglia lasciarvi in dono una pratica che ritengo tra le più efficaci per rivolgersi dentro e semplicemente abbeverarsi alla fonte, direttamente, senza intermediari: il passaggio dallo zero.<br /><br /><i>Pratica <br /><br />Passare dallo zero significa rendersi conto che <b>siamo già alla sorgent</b>e, lo siamo sempre stati. Non c’è luogo dove andare, meta da raggiungere, strategie da attuare.<br />Se vuoi comprendere il passaggio dallo zero puoi comportati come se fossi un assetato nel deserto che raggiunge la fonte. Alla fonte semplicemente bevi e scompari al resto del mondo. Tutto intorno rimane, la sabbia, il sole, i serpenti, la solitudine, la strada da percorrere ma tu scompari al mondo dal momento che hai sete e stai bevendo. Di fronte ad ogni problema, ad ogni conflitto, ad ogni dolore, puoi provare a scomparire. Non volere che i pensieri scompaiano, che il problema si risolva, non metterti nemmeno a meditare, semplicemente scompari al problema e bevi alla sorgente.<br />Il trascendimento creativo nel nuovo è fondamentalmente caratterizzato dalla disponibilità a scomparire a se stessi. Perché la forza creativa possa agire è necessario essere disposti a morire, mollare la presa, varcare la soglia dei confini che crediamo di avere.<br /></i><br /><br />Continua<br />]]></content>
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		<issued>2009-01-26T00:00:00Z</issued>
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		<title>22. LA COSCIENZA DELL&#039;UNITA&#039;</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[La <b>coscienza dell’unità</b> non combatte, non vuole distruggere l’ego, ma integra, fa la pace, guarisce. La coscienza dell’unità rispetta l’organismo e le sue proprietà, esprime qualità transpersonali che consentono all’individuo di affrancarsi dall’ambiente per la soddisfazione dei suoi bisogni esistenziali, di superare le ferite che lo costringono incessantemente sulla difensiva per aprirsi all’esperienza della pace con se stessi, di unità, fiducia e sicurezza interiori. La coscienza dell’unità conduce oltre la mente, nelle dimensioni del cuore, la dimensione dell’amore spontaneo per se stesso e i propri simili, della consapevolezza, del servizio verso il prossimo, della compassione per le miserie proprie ed altrui. <br />Nelle dimensioni del cuore si potrà cogliere la vera natura dell’io e allora, come ammonisce  De Mello: <br />“non sarete più gli stessi, mai più. Nulla potrà più toccarvi e nulla potrà farvi del male. Non avrete paura di nulla e di nessuno. Non è straordinario? Vivrete come re e regine. Ecco cosa significa vivere come un sovrano. Non c’entra niente con la  possibilità di apparire sul giornale o con il possedere un sacco di soldi. Quelle sono tutte sciocchezze. Non si ha paura di nessuno perché si è più che soddisfatti di non essere nessuno. Non ve ne frega niente del successo o del fallimento. Non hanno alcun significato.” (2)<br /><br /><img src="images/22_Cosc.jpg" width="257" height="377" border="0" alt="" id="img_float_left" /> Si potrà inoltre compiere quel processo di <i>auto-realizzazione </i>descritto da Maslow (3) per il quale l’individuo sarà in grado di realizzare le proprie potenzialità e adempiere così alla propria missione, raggiungere una piena conoscenza e accettazione della “natura intrinseca della persona” e una “incessante tendenza verso unità, integrazione o sinergia”.<br />Finalmente liberi dall’importanza personale o dalla <i>peste emozionale </i>che costringe l’individuo a cercare costantemente un sostegno psicologico positivo e a difendersi tenacemente da un mondo esterno minaccioso ci si potrà aprire all’esperienza dell’unità con autentico amore, empatia e compassione per i nostri simili.<br /><br />Ne conseguirà una società dove <b>la vita umana sarà realmente sacra</b> e non lascerà posto a guerra, omicidio, violenza e misfatti di ogni genere. Similmente ad una cellula del nostro corpo inizieremo ad agire nel rispetto di noi stessi e dell’ambiente guidati da un intuitiva e immediata consapevolezza del bene comune. Seppur inconsapevoli dell’interezza del disegno svolgeremo la nostra parte sentendoci al nostro posto nella nostra unicità, assolutamente  diversi e allo stesso modo totalmente interconnessi, come un dito della nostra mano, un onda dell’oceano, un albero della foresta. <br />Una serie di valori verrebbero reinterpretati ad incominciare dalla crescita e dallo sviluppo, il cui concetto di “sostenibilità” si allargherebbe fino a comprendere oltre al progresso economico e tecnologico quello interiore della coscienza, della creatività, dell’intuizione, delle potenzialità. Per continuare con il diritto al lavoro al quale si aggiungerebbe il diritto di esistere, di “fare senza fare”, di dedicarsi al proprio sviluppo personale; oppure con il diritto alla salute, il cui concetto recupererebbe il suo significato originario di <i>intero e santo</i>. <br />Dove intero e santo stanno ad indicare un <b>essere umano integro</b>, in armonia nel copro, nell’anima, nella mente, nello spirito, in grado di padroneggiare la propria esperienza interiore e i propri stati di coscienza; in grado di riconoscere e trasformare i propri bisogni disidentificandosi dagli stessi, di riconoscere e accettare amorevolmente i propri limiti ma anche di autorizzarsi a trovare la forza e il coraggio necessari per trascenderli. Un essere umano in grado di volere ma allo stesso modo di sottomettersi ad una volontà che lo trascende, forte ma capace di debolezza, fiero di sé ma umile e modesto, capace di dire sì e di dire no, di accogliere e respingere, donare e ricevere.<br /><br />Un essere umano che assume pienamente la <b>responsabilità di se stesso </b>e della propria vita, senza pretesti (4), senza deleghe, senza complicità; un essere umano consapevole che, come sostiene Jodorowsky: “Solitudine è non sapere stare con se stessi” e che, come recita l’Ecclesiaste: “Chi accresce la sua scienza accresce il suo dolore. Ma io ti dico, soltanto chi conosce il dolore può avvicinarsi alla sapienza”. (5)<br />Un essere umano in grado di farsi guidare dall’interno piuttosto che dall’esterno, da quello che pensano gli altri o dalle gratificazioni dell’ambiente circostante; in grado di non identificarsi con i bisogni del proprio ego individuale, i quali saranno “trascesi e inclusi” dagli aneliti del Sé, il cuore, il centro, l’essenza, orientati verso l’amore, la compassione, il servizio verso il prossimo e il mondo intero.<br />Un essere umano libero dalle ferite del passato e dai desideri per il futuro, senza obbiettivi o progetti personali, che non si sente costantemente in dovere di ottenere risultati e gratificazioni, che non si sente costantemente minacciato e bisognoso di difendersi e affermare se stesso.<br />Un essere umano in grado di <b>riconoscere nel limite la porta</b>, nel dolore l’insegnamento, nel contrattempo l’opportunità, nel nemico l’alleato, nel sintomo il messaggio, nella malattia il dono, negli altri se stesso, nella parte il tutto, negli eventi il gioco cosmico, sincronico e perfetto in sé, della coscienza dell’unità<br /><br />Continua<br /><br /><i>Note</i><br />(2) De Mello A. (1990),  <i>Messaggio per un&#039;aquila che si crede un pollo</i>, p. 66-67, Piemme, Casale Monferrato.<br />(3) Maslow A., <i>Verso una psicologia dell’essere</i>, Astrolabio, Roma<br />(4) Jodorowsky A. (2004), <i>La danza della realtà</i>, Feltrinelli, Milano<br />(5) Jodorowsky A. (2004), p. 24<br /><br />]]></content>
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		<issued>2009-01-22T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-01-22T00:00:00Z</modified>
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		<title>21. PRATICA 9: I QUATTRO RICONOSCIMENTI </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/21_prat8.jpg" width="328" height="201" border="0" alt="" id="img_float_right" /><i>Disteso supino, seduta/o con la colonna vertebrale dritta, o in posizione eretta con piedi ben piantati e le ginocchia piegate, chiudi gli occhi e dirigi la tua attenzione alla massa corporea, la materia di cui sei fatta/o, la <b>terra </b>che è in te. Ti rendi conto che pesa. Tutto ciò che è pesante in te, va giù, esattamente come la <b>terra</b>. Riconosci l&#039;atteggiamento giusto per lasciare andare giù ciò che è pesante.<br />	 Dirigi poi la tua attenzione al respiro e a tutto ciò che è leggero, l&#039;<b>aria </b>che è in te. Ti rendi conto che mentre ciò che è pesante pesa ciò che è leggero sale, esattamente come l&#039;<b>aria</b>.<br />     Dirigi poi la tua attenzione alle tue sensazioni interiori e a tutto ciò che si muove dentro te, l&#039;<b>acqua </b>che è in te scorre. Ti rendi conto che mentre ciò che è pesante  pesa, ciò che è leggero sale, ciò che è vivo si muove esattamente come l&#039;<b>acqua</b>. Riconosci l&#039;atteggiamento giusto per lasciare scorrere ciò che è fluido.<br />    Dirigi poi l&#039;attenzione all&#039;osservatore che è in te, il <b>fuoco </b>dell&#039;osservazione. Ti rendi conto dell&#039;atteggiamento giusto per restare ed osservare il pesante pesare, il leggero salire, il fluido scorrere.<br /><br />    Forse a questo punto la tua mente si chiederà: ma non può essere tutto così semplice. Tu allora rispondile di avere fiducia in ciò che sta sperimentando ed invitala ad avere il coraggio della semplicità e ricordale: ciò che è naturale è semplice.<br /></i><br /><br />Continua]]></content>
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		<issued>2009-01-19T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-01-19T00:00:00Z</modified>
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		<title>20. UN NUOVO MODELLO EVOLUTIVO</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Rivolgere l’attenzione al percorso evolutivo della coscienza significa rivolgere l’attenzione dentro di noi, interiorizzare il processo. <br />Ma <b>l’esperienza interiore</b>, come abbiamo visto, è proprio il grande dimenticato della nostra cultura tecnologica nel bel mezzo dell’era informatica. <br />Esperienza interiore significa, fermarsi, osservare, restare in contatto, lasciare fluire, cogliere l’unità di tutte le cose. Atteggiamento che in termini sociali starà a significare il superamento dei confini che ci separano, dell’individualismo che ci contrappone, dell’importanza personale che ci rende schiavi dei bisogni dell’io, dell’identificazione emotiva, la peste emozionale come la definiva W. Reich, che ci cronicizza sotto il giogo della storia biografica. Atteggiamento che prefigura un individuo e una società ad <b>alta sinergia</b>, cioè che prefigura organismi che funzionino naturalmente e spontaneamente insieme, in armonia con il tutto. <br /><br />La sinergia, infatti, come ci ricorda Russel:<br /><br /><i>non comporta alcuna coercizione o restrizione né è provocata da sforzo deliberato. Ogni elemento individuale del sistema funziona in direzione dei propri fini, e i fini stessi possono essere svariati. Eppure, gli elementi funzionano in modo che sono spontaneamente di mutuo sostegno. Di conseguenza, il conflitto intrinseco è scarso o nullo </i><br /><br /><img src="images/20_cervdual.jpg" width="224" height="225" border="0" alt="" id="img_float_right" /> E qui ci troviamo di fronte ad un paradosso, l’organismo umano è uno dei migliori esempi di sistema ad alta sinergia, ma l’io, cioè una delle sue funzioni, ha sviluppato una visione del mondo che applicata produce un sistema a bassa sinergia: la nostra cultura attuale, soverchiata dalle <b>dittatura della mente duale</b>. Il paradosso si ripropone anche a livello sociale, una società, quella informatica ad alto livello di sinergia, e una cultura carica di elementi tipica di sistemi a basa sinergia.<br /><br />La visione tipica della mente duale considera un individuo rinchiuso nella propria unicità, separato dal mondo esterno sul quale non deve perdere il controllo perché è da lì che arriva la minaccia; un individuo perennemente alla <b>ricerca di sicurezza e di conferma</b>, teso costantemente verso la difesa della propria identità e al rafforzamento personale mediante la ricerca di successo, di affermazione sull’altro, di accumulo di beni, di credenze alle quali aggrapparsi o di gruppi ai quali appartenere.<br /><br />Ci troviamo pertanto paradossalmente di fronte ad un individuo, che pur avendo in sé le potenzialità per essere sano e in armonia col tutto, vive centrato sui propri bisogni  e rivolto verso l’esterno il presunto luogo della soddisfazione; ad una scienza prodotta da un livello di coscienza che pur possedendo le qualità per il salto in una dimensione unitiva di consapevolezza, compassione, saggezza e amore persiste in una visione duale che separa per comprendere ciò che può essere compreso solo con una visione unitaria; ad una società che, pur possedendo tutte le caratteristiche per funzionare ad alta sinergia si lascia dominare da ideologie che la imprigionano in sistemi a bassa sinergia. E’ il caso ad esempio di capitalismo e comunismo, le due ideologie più evolute che la nostra cultura abbia saputo partorire.<br />In entrambe, io continuo ad essere io rivolto contro di te, tu continui ad essere tu, rivolto contro di me, nessuno si rivolge dentro di sé per realizzare che <b>io sono te</b>, con te e in te. Nel capitalismo l’io è rivolto verso, cioè contro il noi, nel comunismo il noi è rivolto verso, cioè contro l’io.<br /><br />Il salto nel nuovo modello evolutivo individuale e sociale condurrà verso l’interno, verso quei territori del sé dove risiede l’essenza, la vera natura dell’essere che guarda con occhi animati dalla coscienza dell’unità.<br />La  rivoluzione copernicana ha condotto l’umanità dal piatto al rotondo, <b>la nuova rivoluzione della coscienza </b>sta conducendo l’umanità dall’esterno all’interno, dall’individualità separata, alla parte illimitata, dalla coscienza razionale che delimita i confini alla coscienza dell’unità che sperimenta l’unione con il tutto, dalla diversità personale alla consapevolezza dell’essenza. E importante però sottolineare che non si tratta di una rivoluzione contro, della sostituzione di un’ideologia con un&#039;altra, si tratta di un <b>espansione di coscienza</b>. Si tratta di un modello che non nega l’io ma lo trascende e include in un modello più ampio dove l’ego individuale viene messo al suo posto, non al centro del nostro universo interiore, ma in rotazione intorno alla pura essenza, al nostro centro unificante interiore.<br /><br />Continua]]></content>
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		<issued>2009-01-13T00:00:00Z</issued>
		<modified>2009-01-13T00:00:00Z</modified>
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		<title>21. PRATICA 8: LIBERTA&#039; DAL CONOSCIUTO</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Cambiare significa lasciare. Lascia tutto e seguimi, recita il Vangelo di Cristo, lascia ogni attaccamento e segui il maestro interiore, lascia ogni paura legata al passato e al futuro e segui la fiducia, qui e ora.<br />La seguente pratica appartiene ad un gruppo di pratiche denominato libertà dal conosciuto, come vedremo in seguito e come descritto estesamente altrove16. Ne proponiamo le prime fasi, particolarmente indicate per affrontare e liberarsi dai disagi o dai conflitti del vivere quotidiano sviluppando il perdono, l’accettazione e la disponibilità al cambiamento.<br /><br /><img src="images/SOFFION.jpg" width="231" height="161" border="0" alt="" id="img_float_left" />Riprendi la pratica del non fare. Porta la tua attenzione ora ad un blocco, un disagio, un problema, un conflitto, un dolore o ad una qualsiasi forma di disturbo dalla quale vuoi liberarti. Ascolta dove lo senti nel tuo corpo, porta lì la tua attenzione e il tuo respiro. Grazie al tuo respiro puoi mettere in contatto il soffio vitale con il blocco. Ti rendi conto che in realtà sei respirata/o dal soffio, il quale porta dentro ciò che è fuori e porta fuori ciò che è dentro e che non serve più. Il soffio libera, il soffio cura, lascialo fluire, non interromperlo, tienilo in contatto con il blocco, lascialo agire.<br />Lascia che dalla sensazione affiori un’immagine.<br />L’immagine è come il fotogramma di un film che incomincia a scorrere davanti agli occhi della mente, con esso fluiscono le sensazioni e il respiro.<br />Immagini, sensazioni e respiro sono una cosa sola, un unico flusso che ti attraversa. Tu lasci scorrere, assisti e dici sì. Qualora avvertissi un blocco nel fluire del respiro, intervieni con un atto di volontà e ristabilisci il flusso di respiro, sensazioni, immagini. Passi attraverso ogni sensazione, ogni immagine lasciando scorrere il respiro con un atteggiamento di accettazione per tutto ciò che vedi o senti.<br />Poi ringrazi e porti a termine.<br /><br /><b>Fase II</b><br />La seconda fase in realtà opera un’integrazione tra la prima fase di libertà dal conosciuto con il suono dall’anima.<br />Attraverso il respiro circolare tieni in contatto il soffio con il blocco. Il soffio libera sensazioni, emozioni, immagini, ascolti il suono che portano con sé e lasci che si liberi. Apri la pancia, il petto, la gola, la fronte. Muovi tutti i muscoli del viso, fai tutte le smorfie che i suoni suggeriscono e tutti i suoni che le smorfie suggeriscono. Vai oltre i confini, la tua anima si sta liberando dalla prigionia del passato.<br /><b><br />Fase III</b><br />La terza fase integra libertà dal conosciuto con il respiro nei chakra che vedremo in seguito.<br />Esegui la prima fase mettendo in contatto, attraverso il respiro, (invece che il soffio con un blocco) il soffio con ogni chakra: ventre, pancia, stomaco, petto, gola, fronte, vertice del capo. Tutto procede come nella prima fase.<br /><br /><b>Fase IV</b><br />La quarta fase riprende la seconda fase mettendo in contatto, attraverso il respiro, (invece che il soffio con un blocco) il soffio con ogni chakra: ventre, pancia, stomaco, petto, gola, fronte, vertice del capo.<br />Tutto procede come nella seconda fase.<br /><br />continua<br /><br /><b>DISAGIO E SOFFERENZA</b><br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/D9sW2caUvjg&hl=it&fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/D9sW2caUvjg&hl=it&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>]]></content>
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		<issued>2009-01-09T00:00:00Z</issued>
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		<title>20. PROVIAMO A FARE LA PACE</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Il fatto che l’unità di sopravvivenza sia l’organismo-ambiente mette in risalto quanto una visione del mondo che si basi sulla competizione e sul controllo nei confronti dell’altro sia di per sé patologica. <b>Non esiste evoluzione se non evolve anche chi ci sta intorno</b>, non esiste beneficio se quello che facciamo non è benefico anche per chi ci sta intorno, sia il nostro organismo, il partner, i figli, i genitori, i nostri simili o l’ambiente. <img src="images/MANO-MANO.jpg" width="229" height="161" border="0" alt="" id="img_float_left" />Allo stesso modo non si capisce come si possa combattere un tumore distruggendo le sue cellule con chemioterapici o irradiazioni e pensare di poter raggiungere la guarigione: si potrà raggiungere al massimo la sopravvivenza, una tregua armata durante la quale la vendetta cova sotto la cenere. Se condivisione, coevoluzione, libertà, rispetto dell’autonomia sono le condizioni per l’evoluzione, non si capisce come sia possibile pensare di curare un organismo vivente senza tenerne conto. La ricerca scientifica con imponenti mezzi sta combattendo la sua battaglia contro il cancro, la domanda è: perché non risponde con la pace anziché con la guerra, perché non abbandona il vecchio testamento (occhio per occhio) per il nuovo (chi di spada ferisce di spada perisce)? <b>A chi giova continuare a combattere</b>? <br /><b>L’invito è</b>: <i>proviamo a fare la pace</i>. Proviamo a fermarci, ad ascoltare, a dialogare, a comprendere la vera natura del cancro ed il vero messaggio che il nostro organismo ci sta inviando attraverso quelle cellule impazzite. <br />Si potrebbe rispondere che queste argomentazioni sono pure speculazioni filosofiche e i fatti invece sono che, mentre negli anni trenta guariva un malato di cancro su cinque in seguito a terapia, oggi ne guarisce uno su due. Allora il suggerimento sarebbe quello di considerare che ai nostri giorni, ogni anno compaiono dieci milioni di nuovi casi di tumore. Cosa è più scientifico, compiere acrobazie statistiche nel tentativo di dimostrare che le terapie funzionano, ignorando lo spaventoso aumento dei nuovi casi, le guarigioni spontanee, le guarigioni che sarebbero comunque avvenute o quelle realizzate con altri metodi di cura, o fermarsi e riflettere?<br />Se tra i principali caratteri dell’evoluzione figurano l’aumento progressivo di complessità, di coordinazione, di interdipendenza tra i diversi livelli, come può la scienza perseverare ad occuparsi solo del piano biologico trascurando gli aspetti energetici, emotivi, mentali, sociali, ambientali, spirituali? Come è possibile che una metodologia palesemente in contrasto con il buon senso comune possa affermarsi come dispensatrice di garanzie di validità?<br />La risposta è nel vento, diceva Bob Dylan, ma anche dentro di noi, se vogliamo trovarla.<br />Veniamo ora alla questione della stabilità. La nostra società è improntata sulla ricerca di stabilità: sicurezza, privacy, assicurazioni, certezze, spiegazioni, successo, ricchezza, risparmi, pensioni. La vita ci risponde: se un sistema non diventa instabile non può evolvere, quanto più un sistema si è allontanato dall’equilibrio tanto più numerose saranno le scelte disponibili.<br />Le <b>possibilità creative</b>, nascono dalla disponibilità al cambiamento, dal coraggio di mettere in discussione le proprie certezze, di allontanarsi dall’equilibrio prodotto dalle proprie abitudini e convinzioni per potersi aprire allo slancio trasformativo dell’esistenza, al potenziale di auto-guarigione dell’organismo. <br /><br />continua<br />]]></content>
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		<issued>2009-01-07T00:00:00Z</issued>
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		<title>19. ... ALL&#039;ANNO PROSSIMO!</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Cari AMICI, <br /><br />vi auguriamo un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo <br /><br />si torna il 7 Gennaio! <br /><br />A presto!]]></content>
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		<issued>2008-12-24T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-12-24T00:00:00Z</modified>
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		<title>18. AUTO-TRASCENDENZA: TRASCENDIMENTO CREATIVO NEL NUOVO </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/baT.jpg" width="229" height="251" border="0" alt="" id="img_float_left" />Con l’<i>auto-trascendenza</i>, la seconda caratteristica tipica del processo di <i>auto-organizzazione del vivente</i>, entriamo nel dominio di creatività ed evoluzione.<br />Se prendiamo in esame quella che è stata finora la giornata evolutiva del vivente, ci rendiamo conto che, per i primi due terzi, la sua è una storia senza morte. I batteri, protagonisti incontrastati dei primordi, infatti, si riproducono per divisione cellulare continuando così a vivere nella loro progenie. Niente invecchiamento, niente morte, poca varietà, niente consapevolezza. Un primo grande salto evolutivo si compì con la comparsa, un miliardo di anni fa, di sesso e morte che introdussero varietà, individualità e quindi la possibilità di evoluzione attraverso la creatività.<br />Da allora la dinamica dell’<i>auto-trascendenza</i> si è incessantemente compiuta secondo leggi immutabili. Leggi che recitano a gran voce la necessità dell’allontanamento dall’equilibrio e della disponibilità alla fluttuazione per sistemi viventi che vogliano evolvere creativamente verso nuove dimensioni dell’essere.<br />Scienziati e premi Nobel come <b>Ilya Prigogine</b> e <b>Jaques Monod</b> oppure ricercatori come <b>Erwin Laszlo</b> e <b>Fritjof Capra</b> ci forniscono un quadro estremamente interessante del processo evolutivo.<br />Il primo dato significativo è che l’evoluzione in quanto gioco giocato tra la casualità delle mutazioni e la necessità della sopravvivenza è sempre una co-evoluzione di organismo e ambiente. Ciò che sopravvive è l’organismo-ambiente o, come ricorda Capra: “L’unità di sopravvivenza non è affatto un’entità, ma piuttosto un modello di organizzazione adottato da un organismo nelle sue interazioni con il suo ambiente”.(*)<br />Il secondo dato è che: ”nell’evoluzione c’è una progressione dalla molteplicità e dal caos all’unità e all’ordine”.(**) Essa rappresenta un dispiegarsi di ordine e complessità implicante un processo di apprendimento caratterizzato da autonomia e libertà. “Fra i suoi caratteri sono: aumento progressivo di complessità, di coordinazione e di interdipendenza, l’integrazione di individui in sistemi a molti livelli; e il continuo affinamento di certe funzioni e modelli di comportamento.”(***)<br />Il terzo dato è che: la stabilità dei sistemi viventi non è mai assoluta, persiste fino a che le fluttuazioni restano al di sotto di una certa ampiezza critica.<br />“Quando un sistema diventa instabile ci sono sempre almeno due nuove possibili strutture in cui esso può evolversi. Quanto più un sistema si è allontanato dall’equilibrio tanto più numerose saranno le scelte disponibili”.(****)<br /><br />continua<br /><br />(*)Capra F.(1987), p. 240<br />(**)Laszlo E.(1972). Introduction to sistem philosophy, Harper Tochbooks, New York, p.51<br />(***)Ibidem<br />(****)Monod J.(1970), Il caso e la necessità, Mondatori Milano.]]></content>
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		<issued>2008-12-22T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-12-22T00:00:00Z</modified>
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		<title>17. PRATICA 7a e PRATICA 7b</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<b>PRATICA 7a</b><br /><br /><img src="images/grotta.jpg" width="132" height="180" border="0" alt="" id="img_float_left" />Ripeti poi l&#039;esercizio del post precedente con le tonalità basse, scendendo in una grotta anzichè salendo su di una montagna.<br />Allo stesso modo arrivi in fondo e poi risali.<br /><br /><b>PRATICA 7b</b><br />Riprendi la pratica precedente modificandola come segue:<br />Ad ogni passo verso la montagna regredisci di età. Quando sei in cima sei una bimba o un bimbo. Il tuo suono diffonde verso valle e ad esso affidi tutto ciò che avresti voluto dire al mondo, alle persone che ti sono state vicine, e che non hai mai detto. Chiudi i conti con il passato.<br />Quando scendi verso il fondo della caverna accedi ai contenuti più nascosti della tua anima, agli istinti più rimossi, il suono che esce li esprime e li libera.<br /><br />continua<br /><br /><b>PRATICHE</b><br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/7UrAxoes6vs&hl=it&fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/7UrAxoes6vs&hl=it&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>]]></content>
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		<title>16. PRATICA 7: SUONO DALL&#039;ANIMA</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/montagnascalators.jpg" width="177" height="158" border="0" alt="" id="img_float_left" />Dopo la pratica del <b>non fare</b>, porta l’attenzione al <b>tuo respiro</b>. Non bloccarlo, non forzarlo, ascoltalo così come è, riconosci il suo ritmo, rispettalo. Dagli spazio dentro te, lascialo farsi via via più profondo. Ascolta e riconosci il suono che porta con sé, lascialo emanare durante l’espirazione. Si tratta di una A che viene dal profondo del tuo ventre e risuona nel tuo petto. Spalle, collo, gola, mento, bocca, viso, fronte devono essere rilassati.<br />Ad ogni onda espiratoria il suono si fa sempre più acuto, come se scalasse una montagna ad ogni passo. <br />Arriverai <b>senza sforzo</b>, ma grazie ad uno scioglimento graduale e consapevole della tua tensione alla tonalità più alta che ti sarà possibile.<br />Dalla cima della montagna ridiscendi poi, passo dopo passo, respiro dopo respiro, suono dopo suono, fino alla tonalità iniziale.<br /><br />continua<br />]]></content>
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		<issued>2008-12-16T00:00:00Z</issued>
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		<title>15. ALLA RICERCA DELLA FLESSIBILITA&#039; PERDUTA</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Potremmo dire di avere appena descritto <b>l’avventura dell’organismo</b> nel suo viaggio  alla riconquista della <b>flessibilità perduta</b>. Abbiamo visto che per mantenere la flessibilità egli dapprima mobilità l’energia, poi resiste, poi si esaurisce e per salvarsi si ammala, veicolando il processo patologico sempre più in profondità fino a immagazzinarlo nel suo codice genetico.<br /><img src="images/giunco.jpg" width="328" height="285" border="0" alt="" id="img_float_left" />Ma se la malattia fa parte del processo di riconquista della flessibilità, allora significa che il processo patologico va nella direzione della vita, rappresenta un tentativo dell’organismo di guarire. Allora vuol dire che dobbiamo <b>aiutare la malattia</b>, non combatterla.<br />Cosa significa?<br />Se l’organismo si ammala per ottenere flessibilità,  introducendo flessibilità nel sistema lo aiutiamo a guarire.<br />A questo punto la domanda diventa: <b>come introdurre flessibilità nel sistema</b>?<br />Il corpo, certamente è importante che il corpo sia sciolto, fluido. Tutto quanto favorisce lo scioglimento di muscolatura e articolazioni sarà benefico per la nostra salute (sport, fitness, danza, ecc.). Ma noi sappiamo che ogni sistema vivente è il risultato di <i>fattori</i> multipli interconnessi che si influenzano a vicenda; un organismo vivente non è un fantoccio di muscoli e ossa, è animato, in lui scorre energia vitale.<br />Una certa scienza meccanicista considera l’energia vitale con sospetto, per certi scienziati essa è come un fantasma, una leggenda per soggetti eccentrici. Trascurare l’energia vitale è possibile solo a persone che non si fermano, non si ascoltano dentro. I battiti, le pulsazioni, i fremiti, i tremori, quelle sensazioni di pienezza o di vuoto, di calore o di freddo, di vitalità o di stasi; quel senso di espansione, di leggerezza, di perdita di confini oppure di oppressione, di pesantezza di chiusura, di eccesso o di mancanza, di blocco o di fluidità, di unità o di separazione, di integrità o frammentazione, tutto ci parla del flusso di energia vitale che ci anima.<br />Flessibilità significa quindi anche e soprattutto fluidità dell’energia vitale. Perché sia efficace il movimento del corpo deve essere accompagnato dal movimento dell’energia vitale nel rispetto della “formula della vita” descritta da Reich.. <br />Formula della vita che coinvolge ogni cellula nella sua <i>pulsazione biologica</i> e nel conseguente movimento protoplasmatico che sta alla base delle emozioni.<br />Eccoci di fronte ad un&#039;altra asserzione fondamentale della nuova scienza psico-biologica verificabile da chiunque voglia farlo: <b>fluidità energetica uguale fluidità emotiva</b>. Se vogliamo mantenere la flessibilità nel sistema dobbiamo <b>lasciare fluire</b> la nostra energia vitale e di conseguenza <b>allentare il controllo sulle nostre emozioni</b>, <b>liberare l’espressione della nostra anima</b>.<br /><br />continua<br /><br /><b>L&#039;AUTOGUARIGIONE</b><br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/YcFPF5vk3KA&hl=it&fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/YcFPF5vk3KA&hl=it&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>]]></content>
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		<issued>2008-12-11T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-12-11T00:00:00Z</modified>
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		<title>14. ADATTAMENTO </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Ma come si realizza l’adattamento, questo fattore chiave, spartiacque tra salute e malattia?<br />Le conoscenze attuali riconoscono  tre tipi di adattamento caratterizzati da crescente flessibilità e decrescente reversibilità. Si tratta dello <i>stress</i>, del <i>mutamento somatico</i>, e del <i>mutamento genotipico</i>.<br /><br /><br /><i>Stress</i><br />Lo <i>Stress</i> consiste nello spingere una o più variabili dell’organismo a valori estremi. Hans Selye uno dei maggiori studiosi in materia ha descritto la cosiddetta, <i>Sindrome Generale di Adattamento</i>, che si articola in tre fasi.<br /><img src="images/folla.jpg" width="228" height="280" border="0" alt="" id="img_float_left" />Nella prima fase o reazione d’allarme, l’organismo reagisce ad uno <i>stress</i> acuto rilasciando degli ormoni midollo-surrenali che mobilizzano le sue risorse energetiche per fare fronte alla tensione. Se questa risposta funziona, l’organismo ritrova il suo equilibrio omeostatico.<br />Nella seconda fase o di resistenza, l’organismo cerca di adattarsi coinvolgendo gli ormoni cortico-surrenali ed inizia una specie di guerra fredda nella quale cerca di contenere i <i>fattori di stress</i> che non riesce ad eliminare. Questa fase può protrarsi per un lungo periodo, ma prima o poi l’organismo si indebolirà.<br />Nella terza fase o d’esaurimento l’organismo non ha più la forza per contenere lo <i>stress</i>, surreni e tiroide cominciano ad esaurirsi, vengono a mancare le riserve energetiche per rispondere. Ne deriva perdita di flessibilità.<br /><br /><i>Mutamento somatico</i><br />E’ a questo punto che se lo stress persiste può instaurarsi quello che viene chiamato <i>mutamento somatico</i>: l’organismo recupera una parte della sua flessibilità sostituendo un mutamento più profondo e durevole a uno più superficiale e reversibile. Si tratta di un processo lento e graduale di interiorizzazione dello <i>stress</i> che tende a aumentare la flessibilità ma che, se persistente, conduce alla malattia. Il <i>mutamento somatico</i> è sempre prima un mutamento energetico, che poi diventa funzionale e può in seguito manifestarsi sul piano organico come patologia in termini di infiammazione acuta o cronica e poi di degenerazione. <br /><br /><i>Mutamento genotipico</i><br />L’ultima fase del processo patogenetico è quella del <i>mutamento genotipico</i> per la quale: una specie si adatta all’ambiente cambiando alcune sue variabili mediante una modifica di una parte del suo corredo genetico. Si tratta di un processo che aumenta la flessibilità, ma che si caratterizza come irreversibile nella durata di vita di un individuo. <br /><br />continua<br /><br />]]></content>
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		<issued>2008-12-09T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-12-09T00:00:00Z</modified>
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		<title>13.PRATICA 6: PULSAZIONE</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Riprendi la pratica precedente, quella del non fare<br />Porta ora l’attenzione alla pianta dei tuoi piedi. <br />Respira, osserva, ascolta. Sentirai pulsare al centro della pianta.<br />Mantieni l’osservazione, ascolta la pulsazione diffondere.<br />Ora porta l’ attenzione al cavo politeo (dietro al ginocchio), lascia salire la pulsazione... <img src="images/ORIONOK.jpg" width="182" height="160" border="0" alt="" id="img_float_left" /><br />Respira, osserva, ascolta. Sentirai pulsare al centro del cavo.<br />Mantieni l’osservazione, ascolta la pulsazione diffondere.<br />Ora porta l’ attenzione all’osso sacro, alla base della colonna vertebrale, lascia salire la pulsazione.<br />Respira, osserva, ascolta. Sentirai la  pulsazione diffondere..<br />Mantieni l’osservazione. <br />Ora porta la tua attenzione al tuo ventre, lascia salire la pulsazione.<br />Respira, osserva, ascolta. Sentirai la  pulsazione diffondere..<br />Mantieni l’osservazione. <br />Ora porta l’ attenzione al tuo stomaco, lascia salire la pulsazione.<br />Respira, osserva, ascolta. Sentirai la  pulsazione diffondere..<br />Mantieni l’osservazione. <br />Ora porta l’ attenzione al tuo cuore, lascia salire la pulsazione.<br />Respira, osserva, ascolta. Sentirai la  pulsazione diffondere.<br />Mantieni l’osservazione. <br />Ora porta l’ attenzione alla tua gola, lascia salire la pulsazione.<br />Respira, osserva, ascolta. Sentirai la  pulsazione diffondere.<br />Mantieni l’osservazione. <br />Ora porta l’ attenzione alla tua fronte, lascia salire la pulsazione.<br />Respira, osserva, ascolta. Sentirai la  pulsazione diffondere.<br />Mantieni l’osservazione. <br />Ora porta l’attenzione al vertice del capo, lascia salire la pulsazione.<br />Respira, osserva, ascolta. Sentirai la  pulsazione diffondere.<br />Mantieni l’osservazione. <br />Ringrazia e concludi.<br /><br />continua<br /><br /><b>LE TECNOLOGIE DEL SACRO</b><br /><br /><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Wyo-TYFmjHg&hl=it&fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Wyo-TYFmjHg&hl=it&fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object>]]></content>
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		<issued>2008-12-04T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-12-04T00:00:00Z</modified>
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		<title>12. LA PULSAZIONE BIOLOGICA</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/12_ritmo.jpg" width="229" height="319" border="0" alt="" id="img_float_left" />Volendo riprendere il concetto di fluttuazione dal punto di vista energetico possiamo, con Reich (*), parlare di <i>pulsazione biologica</i>. Quando noi osserviamo un organismo vivente ci possiamo rendere conto, infatti, che questo pulsa con un ritmo suo proprio, oscilla cioè in modo dinamico tra due polarità.<br /><br />Reich descrive questo processo in quattro fasi, che lui chiama <i>formula della vita</i>: tensione meccanica – carica bioelettrica – distensione meccanica – scarica bioelettrica. La polarità della carica e della tensione è determinata dai processi in entrata quali alimentazione, inspirazione e ricezione degli stimoli, la polarità della distensione e della scarica avviene attraverso i processi in uscita quali espirazione, eliminazione, azione, espressione creativa, movimento, crescita. Ogni aspetto di questi processi polari può essere visto come uno stimolo disturbante che allontana dall’equilibrio, il quale viene costantemente perso e ritrovato attraverso meccanismi di retroazione negativa o positiva che consentono l’adattamento dell’organismo ai mutamenti ambientali.<br />La lettura di Reich ci consente di introdurre un altro elemento: il concetto di ritmo, di pulsazione.<br /><br />La vita scorre con un ritmo, tutto è un flusso interconnesso di modelli ritmici, ogni sistema vivente è un insieme di ritmi. Il benessere all’interno di un sistema vivente è determinato da una <i>risonanza </i>di ritmi armonici tra di loro, la malattia è determinata da un’<i>interferenza</i> di ritmi disarmonici.<br />Ed eccoci di fronte ad un’altra “verità scientifica” verificabile da chiunque si soffermi ad osservare la vita in ogni sua manifestazione.<br />Quante volte di fronte ad un disagio o a un sintomo, prima di cercare di combatterlo, prima di cercare aiuto fuori di te, hai provato a fermarti e ad <b>ascoltare i tuoi ritmi</b>. Quante volte hai dato un opportunità ai tuoi organi, alla tue cellule di tornare a pulsare in sintonia, prima di prendere una medicina o di cercare una causa?<br />Proviamo a dare un’opportunità al nostro organismo.<br /><br /><i>Note</i><br />(*) 7 Reich W. (1980), La Funzione dell’orgasmo, Sugarco, Milano.<br /><br />Continua<br /><br />]]></content>
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		<issued>2008-12-01T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-12-01T00:00:00Z</modified>
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		<title>11.PRATICA 5: NON FARE</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.nonsoloanima.tv/lattuada/index.php?entry=entry081127-122600" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[L’immagine che abbiamo di noi stessi, di quello che dovremmo essere e del mondo nel quale viviamo ci spinge costantemente ad adeguarci ad essa. Così per inseguire un&#039;<b>immagine ideale</b>, ci sforziamo  di tenere tutto sotto controllo e perdiamo di vista noi stessi e i ritmi del nostro organismo.<img src="images/papaveri.jpg" width="228" height="173" border="0" alt="" id="img_float_right" /><br /><b>Proviamo a fermarci</b>, ci renderemo conto che siamo sempre dove dobbiamo essere e che tutto sta già succedendo. Le cose cambiano quando le lasciamo come sono, non quando vorremmo che fossero come non sono.<br />Siediti comodamente o stenditi, prendi un po’ di tempo perché la vita faccia semplicemente il suo corso.<br />Dà un po&#039; di tempo alla tua mente per <b>tranquillizzarsi</b>, sentirsi a suo agio. <br />Dà un po&#039; di tempo al tuo corpo per <b>rilassarsi</b>, abbandonarsi. La tua bocca aperta, i tuoi occhi sono chiusi. Dà un po&#039; di tempo al tuo respiro, per farsi ampio, lento, profondo. Ascolta, sei a casa tua, dentro te. Osserva la tua nuca, il collo, le spalle, le braccia, gli avambracci, i polsi, le mani, le dita delle mani. La schiena, tutta la colonna vertebrale, i glutei, le cosce, i polpacci, i talloni, tutto il tuo corpo aderisce al suolo. E’ rilassato e abbandonato.<br />Ora puoi restare qui <i>senza fare nulla</i>. Non c’è nulla che tu debba fare, nulla che ti viene richiesto, nessuna domanda alla quale rispondere. Non fare vuol dire non forzare, non resistere, non bloccare il tuo respiro, ma nemmeno cercare di modificarlo. Non cercare di rilassarti, ma nemmeno contrarti, non scacciare i tuoi pensieri, ma nemmeno seguirli. Non fare vuole dire semplicemente restare qui. Come la madre terra che sta ferma ma genera ogni cosa.<br />Potrai così sentire a poco poco il tuo organismo riprendere <i>il suo spazio e i suoi tempi</i>, potrai avvertire i tuoi ritmi armonizzarsi: le tue cellule pulsare,il tuo respiro andare e venire, l’energia vitale fluire dentro te.<br /><br />continua<br />]]></content>
		<id>http://www.nonsoloanima.tv/lattuada/index.php?entry=entry081127-122600</id>
		<issued>2008-11-27T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-11-27T00:00:00Z</modified>
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		<title>10. LE PROPRIETA&#039; TIPICHE DEL VIVENTE</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.nonsoloanima.tv/lattuada/index.php?entry=entry081125-114744" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Le relazioni dinamiche ed interconnesse tra sistemi viventi sono dovute al fatto che, come ci ricorda <b>F.Capra</b>, gli organismi possiedono determinate caratteristiche quali plasticità e flessibilità interne responsabili di un certo numero di proprietà tipiche. Prima fra tutte la <i>capacità di auto-organizzazione.</i><br /><img src="images/gocceacqua.jpg" width="338" height="204" border="0" alt="" id="img_float_left" />Questo significa che “in un organismo vivente, il suo ordine e la sua struttura e funzione non sono imposti dall’ambiente ma sono stabiliti dal sistema stesso”(*); inoltre manifesta un elevato grado di autonomia dal momento che non è l’incessante interazione con l’ambiente a determinare  la sua organizzazione.<br />I due fenomeni dinamici principali dell’<i>auto-organizzazione</i> sono: <i>auto-rinnovamento</i> e <i>auto-trascendenza</i>.<br />Per <i>auto-rinnovamento</i> si intende, citando Capra <i>“la capacità dei sistemi viventi di rinnovare e riciclare di continuo i loro componenti, conservando l’integrità della loro struttura complessiva”</i>(**) e per <i>auto-trascendenza</i> la <i>“capacità di superare creativamente confini fisici e mentali nei processi di apprendimento, sviluppo ed evoluzione”</i>(***).<br /><i>Auto-rinnovamento</i><br />I sistemi viventi per rimanere in vita devono mantenere uno scambio continuo di energia e materia con il loro ambiente attraverso i processi metabolici cosiddetti di <i>anabolismo</i> e <i>catabolismo</i>, vale a dire di assimilazione delle sostanze nutrienti e di eliminazione delle scorie. <br />L’alternarsi di anabolismo e catabolismo, carica e scarica permette il mantenimento di un equilibrio dinamico (omeostasi) caratterizzato dalla fluttuazione di numerose variabili interdipendenti all’interno di un certo limite. Il processo di <i>auto-rinnovamento</i>, cioè la flessibilità di un singolo organismo dipenderà dal numero delle sue variabili che sono mantenute fluttuanti all’interno dei limiti. Maggiori fluttuazioni, maggiore stabilità, miglior <i>auto-rinnovamento</i>.<br />Rigidità e irreversibilità conducono alla morte del sistema che sfocerà nella  nascita di un nuovo sistema, flessibile e reversibile.<br />Queste prime affermazioni nate dallo studio del vivente, oltre ad essere “scientifiche” anche dal punto di vista della scienza più materialista, sono evidenti e verificabili da chiunque voglia osservare la vita nelle sue molteplici manifestazioni.<br /><b>L’equilibrio</b> si mantiene attraverso <b>fluidità e lasciare andare</b>, mentre, controllo e rigidità portano alla morte. <br />Il controllo nasce da un approccio logico al vivente, ma la vita ci mette sempre di fronte al paradosso dal momento che essa è naturale, non logica.<br />Se vuoi la stabilità, lascia scorrere, se vuoi che tutto si muova, stai fermo, non fare niente; se vuoi raggiungere un obbiettivo non desiderarlo, se vuoi ricevere, dona. <br />Se vuoi guarire devi morire a te stesso, la guarigione sarà tanto più profonda quanto più lascerai che il cambiamento ti coinvolga in profondità, fisicamente, mentalmente, spiritualmente. <br />Se vuoi che tutto succeda, non fare nulla.<br /><br />continua<br /><br /><i>(*)Capra F. (1987), p. 224<br />(**)ibidem<br />(***)Capra F. (1987), p. 225<br /></i><br />]]></content>
		<id>http://www.nonsoloanima.tv/lattuada/index.php?entry=entry081125-114744</id>
		<issued>2008-11-25T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-11-25T00:00:00Z</modified>
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		<title>09. PRATICA 4</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.nonsoloanima.tv/lattuada/index.php?entry=entry081121-101057" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/09_pratica4.jpg" width="275" height="193" border="0" alt="" id="img_float_right" />Stenditi, chiudi gli occhi, respira. Entra in contatto con la zona del tuo organismo dove avverti un disturbo, un sintomo, una malattia. <br /><br /><b>Ogni sintomo è una porta</b>, immagina di aprirla e di entrarvi. C’è un mondo fatto di sensazioni, emozioni, immagini. Viaggia, conoscilo... <br /><br />Poi apri gli occhi, alzati, disegna ciò che hai visto. Entra in dialogo con le diverse parti del disegno, parla a ruota libera con linguaggio diretto. Poi lascia che le diverse parti del disegno ti rispondano, parla come se tu fossi loro, a ruota libera, senza giudicare o selezionare.<br /><br />Continua<br /><br /><br />
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Yh2VtuagYYs&hl=it&fs=1&rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Yh2VtuagYYs&hl=it&fs=1&rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object><br />]]></content>
		<id>http://www.nonsoloanima.tv/lattuada/index.php?entry=entry081121-101057</id>
		<issued>2008-11-21T00:00:00Z</issued>
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		<title>08. PRATICA 3</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/macchia.jpg" width="119" height="174" border="0" alt="" id="img_float_left" />Le idee che abbiamo su noi stessi, se persistono, si organizzano nell’immagine di noi stessi. L’immagine di noi stessi è per lo più inconscia ed agisce nell’ombra. Ad esempio, ci crediamo inferiori o vittime o privilegiati o perdenti e questa credenza determina la nostra vita facendoci comportare in modo tale da vivere situazioni che convalidino la nostra convinzione. Ti propongo la pratica seguente:<br />Prendi un foglio e dei colori. Senza riflettere, senza pretesti, senza interromperti, disegna te stesso. Continua fino a quando senti che la mano ha energia per muoversi, per esprimere il “te stesso”che ti abita nel profondo.<br />Dopo osserva quella figura, è una persona, non un disegno, sei tu. Ascolta, guarda, analizza, giudica, critica.<br /><br />Continua<br />]]></content>
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		<issued>2008-11-17T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-11-17T00:00:00Z</modified>
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		<title>07.LA DIFFERENZA CHE FA LA DIFFERENZA</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<i>Perché? Non so mai il perché di niente. Perché? E’ una domanda sbagliata.<br />J. Hillman</i><br /><br />Ma entriamo nel merito ora di questa nuova visione che sta imponendo al pensiero scientifico moderno un radicale cambiamento.<br />Come ci ricorda F. Capra, per la visione olistico-sistemica esiste una “<i>essenziale interrelazione e interdipendenza di tutti i fenomeni: fisici, biologici, psicologici, sociali, culturali*</i>.” La transazione, vale a dire la “<i>interazione simultanea reciprocamente interdipendente tra componenti multipli**</i>” e come vedremo, il concetto di transe (<i>transe</i>- <i>azione</i>) assume un ruolo centrale nella comprensione del funzionamento dei sistemi viventi. <br />La natura dei sistemi viventi, infatti, è intrinsecamente dinamica. Come ci ricorda Paul Weiss ”<i>La forma vivente deve essere considerata essenzialmente come un indicatore aperto, o come un indizio, della dinamica dei processi formativi sottostanti***</i>.”<br />Tali processi formativi caratterizzano ogni organismo vivente come un sistema aperto che nasce, cresce e muore secondo un ciclo evolutivo regolato da retroazioni (feedback). Questo significa che, a differenza delle macchine che sono un sistema chiuso, il quale una volta costruito procede dall’ordine al disordine, i sistemi viventi posseggono una certa capacità di auto-organizzarsi. Mentre le macchine procedono secondo modelli lineari di causa effetto (a-b), i sistemi viventi funzionano secondo modelli ciclici, ritmici (a-b, b-c, c-a), che rivelano un alto grado di flessibilità e plasticità interne (dinamismo intrinseco). <br />Se ci fermiamo a riflettere sul nostro comportamento ogni volta che ci troviamo di fronte ad un sintomo, già ci rendiamo conto di quale insegnamento la nuova visione ci stia impartendo.<br />L’atteggiamento più diffuso quando abbiamo un problema, una malattia o un disagio è senz’altro quello di chiederci perché, di cercare di capire e di trovare una soluzione. Ma questo andrebbe bene se noi fossimo delle macchine la cui attività è determinata semplicemente dalla loro struttura; il guasto in una macchina può essere determinato da una sola causa, di fronte ad una macchina che non funziona possiamo chiederci perché non funziona, scomporla nelle sue parti e indagare fino a trovare il guasto e provvedere a ripararlo. Chiederci perché di fronte ai nostri disturbi significa fare la cosa sbagliata, significa semplicemente cercare di esorcizzare il problema dandogli una spiegazione: “ho mal di testa, il medico mi ha detto che ho la cervicale, ho mal di stomaco, devo aver preso freddo, sono depresso, deve essere questo tempaccio”. Qualcuno potrebbe obiettare a questo punto che non siamo tutti così superficiali, c’è anche chi è coscienziosamente disposto a fare approfondite indagini: “Ho fatto gli esami ma sono tutti a posto, il medico mi ha detto che non ho niente, solo che io sono sempre stanco; ho il colesterolo alto devo mangiare meno grassi, ho fatto la mammografia, il medico mi ha detto che ho un nodulo al seno, se si ingrossa dovrò toglierlo; ho fatto la TAC, ho l’ernia al disco, dovrò farmi operare”. C’è anche chi è disposto ad indagare l’inconscio per cercare le risposte nel suo passato: “ho l’ansia tutta colpa di mia madre che non mi ha amato, sono depressa non ho ricevuto il seno, è tutta la rabbia che non esprimo nei confronti di mio padre”. Da dove nasce questa spinta irrefrenabile a comportarci come macchine, sofisticate ma macchine?<br />E’ chiaro al buon senso comune, è sostenuto dalla nuova visione della scienza: ogni sistema vivente è il risultato di fattori multipli interconnessi che si influenzano a vicenda. Eppure, anche se non ci resta che concordare idealmente di fronte all’evidenza, continuiamo a comportarci come se non lo sapessimo. Ecco quindi una prima grande linea di confine, una differenza che fa la differenza:  <b>sapere o comportarsi come se si sapesse, coscienza o coscienza della coscienza, conoscenza o consapevolezza</b>.<br />La conoscenza si chiede perché, la consapevolezza riconosce il come, la conoscenza separa per comprendere, la consapevolezza coglie l’unità e l’interconnessione del fenomeno qui e ora. Più avanti indagheremo a fondo la vera natura della conoscenza e della consapevolezza, ora ci limiteremo a sottolineare che lo strumento adeguato per occuparci di sistemi viventi è la consapevolezza. La <b>consapevolezza</b> non pensa, ma <i>osserva</i>, <i>ascolta</i>.<br />Di fronte ad un sintomo l’individuo consapevole si comporta come se sapesse che esso è il risultato di fattori multipli: <i>fisici, energetici, emotivi, mentali, spirituali, sociali, ambientali</i> e così via. Si renderà conto, pertanto, di quanto poco senso abbia chiedersi dei perché e cercherà, attraverso l’esperienza interiore di riconoscere il “come”. Cercherà di osservare e di ascoltare cosa succede dentro di sé, ma per fare questo dovrà assumersi la responsabilità del proprio malessere. L’assunzione di responsabilità è la prima delle medicine, ma nessuno ce lo insegna. Come mai?<br />La delega della responsabilità fa comodo al paziente che non deve impegnarsi a cambiare per guarire, fa comodo al medico che può delegare alle macchine la diagnosi e al farmaco la cura, fa comodo alle case farmaceutiche e ai laboratori di analisi. L’assunzione di responsabilità non fa comodo a nessuno, ma richiede <i>impegno, sacrificio, sensibilità, coraggio, onestà, creatività, disponibilità al cambiamento</i>, in dono porta <b>amore</b> e <b>consapevolezza</b>. Amore per noi stessi, i nostri sintomi, i nostri simili, consapevolezza di ciò che stiamo facendo e del suo significato.<br /><br /><i>*</i> Capra F. (1987), <i>Il punto di svolta</i>, Feltrinelli, Milano, p. 221.  <br /><i>**</i> Dewey J.- Bentley, A.F. (1949), <i>Knowing and the know</i>, Beacon Press, Boston, p. 103.<br /><i>***</i> Weiss P. (1971), <i>Within the Gates of Science and Beyond</i>, Hafner, New York, p. 284.<br /><br />continua<br />]]></content>
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