TRASMUTARE LE EMOZIONI

L'origine delle emozioni negative e la loro trasmutazione in emozioni superiori

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La mia intenzione è di guidare le persone a riflettere sull'importanza delle emozioni e sulla propria salute, nella vita quotidiana. In particolare, sottolineo come le emozioni negative possano ostacolare il personale percorso evolutivo nell'amore e nel benessere.

In questo breve corso online, descrivo prima il contesto da cui scaturiscono le emozioni e successivamente indico delle concrete modalità per operare la trasformazione delle emozioni negative in qualità dell'anima.

Giuliano Guerra







27. TRASMUTARE LE EMOZIONI NEGATIVE IN NOI SI RIFLETTE FUORI DI NOI 
G. Franco vive a Trieste, la sua occupazione è di bidello in un Istituto Tecnico. Ha 64 anni. Vive da solo in un alloggio assegnatogli dal Comune per le sue difficoltà economiche e di inserimento sociale. Da diversi mesi è assente dal lavoro per una ricorrente “sindrome depressiva con grave fobia sociale”. Così viene certificata la sua sofferenza nella cartella clinica che mi presenta durante la consultazione psicoterapica. E’ l’ultima certificazione di una serie infinita di dichiarazioni mediche e psicologiche che attestano la sua “patente” di disadattato sociale per psicopatologia.



Ha cercato, “pellegrinando” in numerose regioni d’Italia, conforto alla sua sofferenza chiedendo aiuto ovunque: psicoterapeuti privati, psichiatri, comunità terapeutiche, case alloggio, centri di ospitalità religiosi e laici, comunità psichiatriche protette, servizi di igiene mentale...

Con nessun terapeuta ha costruito una relazione significativa. “Nessuno mi ha capito, nessuno ha saputo accogliere i miei bisogni, siete tutti una massa di incapaci voi operatori dello psichico, incapaci di aiutare veramente chi soffre”. Così mi riferisce irato. E’ difficile contenerlo ed accettarlo con il suo modo ipercritico ed insofferente ad ogni tentativo di stabilire una comunicazione composta e civile.

E’ continuamente polemico, aggressivo. Straripante di agitazione. Un fiume in piena di rancore. Pronto ad esplodere in un acting-aut di fronte ad un gesto o ad una frase ritenuta da lui inopportuna.



Si presenta alto, robusto, massiccio. E’ vestito, nonostante l’età e le difficoltà economiche, con una certa ricercatezza. Il suo abbigliamento è giovanile. Nella borsa tiene trattati di psichiatria e psicopatologia. Mi mostra delle pagine per indicarmi le definizioni cliniche dei suoi sintomi.



Contrasta il suo aspetto fisico con i pensieri che manifesta di disistima e di bisogno di totale accudimento che esprime.

La sua età psichica, che porta a questo primo colloquio, è di un bambino di pochi anni, fissato ad una fase orale.

Con il suo comportamento risveglia emozioni di disagio, ansietà, irritazione e aggressività. Mi trattengo dal non dirgli apertamente: “Ma datti una mossa, smettila di lamentarti, di fare il bambino arrabbiato, assumiti le tue responsabilità sul lavoro, cercati una compagna, che non ti manca nulla!”



Non è solo una dinamica "controtransferale", o l’azione su di me dei neuroni a specchio che mi portano a queste emozioni negative.

In G. Franco è presente un imprinting infantile di rifiuto, di non accettazione ed il suo programma lo ripete in ogni relazione umana. Il suo inconscio lo porta ad essere respinto, rifiutato. Fa di tutto perché ciò avvenga.



Come G. Franco ho conosciuto diversi pazienti. La norma era di finire nella loro ragnatela, nella loro trappola mentale ed agire in modo che si ripetesse il solito imprinting del rifiuto.

La conoscenza delle tecniche di trasmutazione delle emozioni negative ed il lavoro personale sull’apertura del cuore mi hanno permesso di pormi con G. Franco con compassione, disponibilità autentica, con amore altruistico e senza giudizio. Pertanto, al di là delle regole e dei limiti del setting professionale e dei reciproci condizionamenti mentali, qualcosa di più sottile e profondo è avvenuto tra noi come scambio inconscio.



G. Franco lo ha percepito e, a poco a poco, ha cominciato a porsi in modo più collaborante e disponibile. Insieme abbiamo cercato qualche passaggio, o qualche tecnica, che lo aiutasse a soffrire di meno.



Contemporaneamente la mia mente inconscia ha intuito che probabilmente la sua sofferenza è legata ad un suo karma che deve estinguere. Le immagini giunte al mio inconscio sono state quelle di un sacerdote, di uno sciamano, appartenente ad una cultura sudamericana che, per propiziarsi delle divinità, coordinava e, probabilmente completava con l’uccisione, dei riti sacrificali con delle vittime umane.

Il volto di quel sacerdote era simile ai lineamenti che scorgevo nel viso di G. Franco.

Non ho parlato con lui di queste mie immagini mentali, o forse intuizioni, riguardanti il suo karma. Qualcosa comunque il suo inconscio deve aver intuito o forse si è semplicemente sentito un po’ capito e non giudicato.

Di fatto, alla fine dell’incontro, è uscita questa sua frase: “Dottore possiamo fissare un prossimo appuntamento. Mi piacerebbe fare l’ipnosi regressiva per capire qualcosa di più di me stesso. E’ possibile, dottore?”.



Sono contento di aver trasmutato le mie emozioni negative iniziali, perché ciò ha permesso di aprire uno spiraglio nel buio della vita di G. Franco.





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26. TRASMUTARE LE EMOZIONI E SALTO QUANTICO 
Rupert Sheldrake, fisiologo e biologo, ha proposto nel 1981, per la prima volta, una interessante teoria innovativa secondo la quale tutte le cose che presentano forme e strutture con capacità di auto-organizzarsi per evolvere o dare una plasticità a sé stesse, sono regolate, nel loro sviluppo, non solo dalle leggi conosciute dalle scienze fisiche, ma anche da forze che seguono delle leggi particolari legate a campi organizzativi invisibili.



Sheldrake li chiama “campi morfogenetici”. Li intende come un nuovo tipo di campo fisico in grado di agire sullo sviluppo della forma delle cose, sia nel macrocosmo che nel microcosmo (galassie, strutture sociali, piante, animali, molecole, cellule...).



I campi morfogenetici sono responsabili della forma e dell’organizzazione specifica dei sistemi a tutti i livelli di complessità, non solo in biologia, ma anche in chimica e fisica. Ad esempio, la differenziazione delle cellule fecondate, in morula, blastula, nella tipica forma del fiore della vita e via via nei vari foglietti embrionali, avviene, secondo Sheldrake, in base all’azione dei campi morfogenetici.



Numerosi studiosi usano altri termini in fondo per avvallare questa teoria. Ad esempio Nader Butto nella sua Medicina Universale parla di campi di forza, linee di tendenza, codici universali considerati come stati quantistici che dispongono di una specifica frequenza energetica.



La specializzazione delle cellule da totipotenti, staminali, indifferenziate, in cellule con caratteristiche anatomo-funzionali ben precise, non può essere semplicemente spiegata con le informazioni contenute nei geni del DNA. E così pure la forma di oggetti non viventi come i cristalli o le rocce, prive di DNA, presuppone che esistano fattori o forze, non riconosciute dalla fisica, che generano la forma e la struttura.



Così scrive R. Sheldrake: “Quello di cui si occupa la mia teoria sono i sistemi naturali che si organizzano da soli, e riguarda la causa della forma. E la causa di tutte queste forme per me sono campi che organizzano, campi che definiscono, che io chiamo “campi morfici”. L’aspetto originale è che la forma delle società, delle idee, dei cristalli e delle molecole dipende dal modo con cui i precedenti dello stesso tipo sono stati organizzati.

C’è una specie di memoria innata nei campi morfici di ogni tipo di cosa. Perciò io penso che le regolarità della natura siano più simili ad abitudini, che a cose governate da leggi matematiche eterne che esistono in qualche modo al di fuori della natura.

L’idea che ogni specie - ogni membro di ogni specie - attinge alla memoria collettiva della specie, e si sintonizza con i membri passati della specie e a sua volta contribuisce all’ulteriore sviluppo della specie, comporta una sorta di risonanza fra gli individui e i gruppi della specie (ad esempio i sottogruppi, razze, etnie, gens, famiglie, nel caso umano, ecc.)”.



La teoria dei campi morfogenetici può essere applicata anche allo studio dei comportamenti nei gruppi sociali. Ogni gruppo di persone è organizzato da un campo morfico che non è solo la struttura organizzatrice nel presente, ma contiene anche una memoria di quello che era quel gruppo sociale nel passato, attraverso cui ogni individuo è collegato con la risonanza morfica.



Ciò implica che se nel gruppo sociale un numero adeguato di persone apprende un nuovo comportamento (massa critica) e lo mantiene nel tempo, la “risonanza morfica” si accumula e inizia ad influenzare l’intero gruppo.



In conclusione, più individui della stessa specie umana imparano un nuovo compito, ad esempio trasmutare le emozioni negative, più potente diventa il campo morfogenetico nella specie umana e pertanto più facilmente altri individui della specie apprendono il nuovo comportamento ed eseguono lo stesso compito.

E’ il cosiddetto salto quantico che facilita il raggiungimento di un obiettivo, prima considerato difficile per più persone.



Ognuno di noi, attraverso la propria trasformazione personale, contribuisce a modificare tutta l’umanità.





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25. EMOZIONI E NEURONI A SPECCHIO 
Durante la sua periodica seduta di psicoterapia Lucia mi parla animatamente del rancore che prova per Antonio, suo ex marito, che si comporta scorrettamente con lei, ignorando le disposizioni previste dal giudice in occasione della loro separazione coniugale. Non riceve il dovuto assegno mensile e viene sminuita nell’educazione dei due figli. Esprime il suo rancore in modo violento.



Rivolge verso di me l’indice della mano destra e, con voce alterata dall’ira, inveisce contro l’ex marito. Lo insulta e poi piange per lo stato di impotenza che prova. Con Lucia si è costruito un buon rapporto terapeutico; il transfert è positivo. Bene accetta se la invito a non puntare mai l’indice, se è arrabbiata, verso un’altra persona. Le nostre mani, l’indice in particolare, scaricano campi elettromagnetici ed è nocivo farlo da arrabbiati.



I cambiamenti positivi che migliorano la sua vita e che avvengono nel corso della psicoterapia la rendono recettiva alle mie indicazioni. Durante la seduta con Lucia mi pongo con empatia e compassione. Al tempo stesso, però, sorveglio i miei circuiti neuronali che hanno le stesse informazioni di disagio o di sofferenza subita. Non permetto alle mie emozioni similari di entrare in risonanza con le sue tonalità affettive di negatività. Sono consapevole del rischio che corro attivando i miei "neuroni a specchio".



Infatti, la PNEI (Psicoendocrinoimmunologia) ha dimostrato, con attendibilità scientifica, che l’organismo umano è un sistema integrato in cui funzioni cognitive, emozionali e fisiologiche sono strettamente intrecciate, con continui scambi ed influenzamenti reciproci. Ne consegue che lo stress e le emozioni negative che Lucia esprime e subisce, non solo interferiscono con i meccanismi di protezione-riproduzione cellulare e con l’attività del sistema immunitario (vedasi puntate precedenti), ma coinvolgono, con il suo comportamento adirato (e di conseguenza con le basse vibrazioni che emette), le forme di vita che sono nel suo campo energetico. Ovviamente anche me stesso nella situazione del momento di “vicinanza” reciproca.



In particolare vengono attivati i neuroni a specchio. Si attivano in me, che la osservo, gli stessi neuroni che a suo tempo hanno ricevuto la medesima informazione. Anche in me è presente una memoria per alcuni aspetti che ricorda la sua impotenza e la sua reazione aggressiva. E chi non si è comportato come Lucia in momenti particolari della propria vita?



“I neuroni specchio (mirror neurons) sono una classe di neuroni che si attivano selettivamente sia quando si compie un’azione, sia quando la si osserva mentre è compiuta da altri. I neuroni dell’osservatore “rispecchiano” quindi ciò che avviene nella mente del soggetto osservato, come se fosse l’osservatore stesso a compiere l’azione. Questi neuroni sono stati individuati nei primati, in alcuni uccelli e nell’uomo. Nell’uomo, oltre ad essere localizzati in aree motorie e premotorie, si trovano anche nell’area di Broca e nella corteccia parietale inferiore.”



“Alcuni scienziati considerano la scoperta dei neuroni specchio una delle più importanti delle neuroscienze degli ultimi dieci anni. La loro esistenza è stata rilevata per la prima volta verso la metà degli anni ’90 da Giacomo Rizzolatti e colleghi presso il dipartimento di neuroscienze dell’Università di Parma.”



Vittorio Gallese, e numerosi altri ricercatori, hanno studiato sperimentalmente le emozioni primarie dimostrando che anche le emozioni (non solo le azioni), vissute da una persona, possono attivare in altre persone un insieme di circuiti neuronali che, diversi da quelli coinvolti nelle azioni, condividono la stessa proprietà di neuroni specchio.



Tutti ci troviamo, senza volerlo, in modo naturale, in una relazione di “consonanza intenzionale” con le relazioni intenzionali altrui. Le azioni, emozioni e sensazioni esperite dagli altri coinvolgono anche noi. I meccanismi nervosi che le sottendono sono gli stessi e probabilmente i neuroni a specchio rappresentano il correlato nervoso di questa consonanza intenzionale.



Ecco un altro valido motivo per imparare a trasmutare le emozioni negative.







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24. PERCORSI DI TRASMUTAZIONE 
Ecco, come indicato nel post precedente, alcuni esempi di persone e del loro percorso...



Enrica – la sua età è di 46 anni. Lavora come aiuto cuoco in un noto ristorante di Verona. Qualche anno fa, quando ha iniziato un percorso di psicoterapia per una grave forma di depressione, mi trovavo spesso in difficoltà nel cercare di contenerla per il suo continuo bisogno di lamentarsi, accusando il marito e la famiglia di origine di causarle la malattia. Proiettava ovunque il suo star male: si sentiva vittima di azioni malefiche, denunciava la presenza di sette sataniche in vari luoghi della città, parlava in continuazione di onde di negatività prodotte dai vicini e di contaminazioni energetiche che la vampirizzavano. Inoltre, viveva una religiosità acritica, piena di paure, vergogna e sensi di colpa.



Per fortuna, fin dall’inizio del percorso terapeutico, ha bene accolto come metodologia operativa la tecnica delle visualizzazioni guidate per attivare nuovi circuiti neuronali, e vari esercizi di meditazione e di preghiera contemplativa. Ha inoltre accettato di soggiornare, per brevi periodi, in luoghi silenziosi, immersi nella natura e ad alta energia vibrazionale del suolo.



A poco a poco, ha scoperto il circuito della coscienza che passa per il cuore, imparando a trasmutare le emozioni inferiori di cui era vittima (rabbia, rancore e impotenza) in opportunità per migliorarsi e sviluppare il perdono e la compassione. Enrica ora vive in una nuova abitazione, con vicini tranquilli e civili, nella periferia della città, verso la campagna delle “basse veronesi”. E’ un luogo che descrive come molto ameno e salutare. Condivide con il marito una quotidianità serena, e in comunione di intenti per la crescita reciproca. Ben educa i propri 3 figli. Periodicamente auta i genitori anziani con atteggiamento compassionevole ed emotivamente composto. Il suo tempo libero è denso di attività creative.



Armando, Luca, Giuseppe... (l’elenco dei nomi purtroppo è lunghissimo) con varie motivazioni hanno richiesto un intervento psicoterapeutico. La sofferenza esplicitata è rispettivamente: l’uso di sostanze stupefacenti, le crisi di panico, il gioco d’azzardo, vissuto in modo compulsivo... In tutti questi pazienti è presente la stessa emozione negativa: il rancore. Per alcuni il rancore è verso la madre o il padre, per altri verso il partner, e per altri ancora verso la società o gli altri in generale.



Giustificano il loro rancore in tanti modi: “Quando ero piccolo mia madre mi trascurava, pensava solo al lavoro”; “I miei genitori non si occupavano di me e litigavano tra di loro”; “Il mio partner ha tradito i miei sogni”; “Il mio datore di lavoro non mi valorizza”; “Nessuno si prende cura di me…” In tanti modi e con vari stratagemmi terapeutici cerco di portare la relazione medico-paziente a valorizzare le loro risorse positive, i loro talenti, a liberare le loro infinite potenzialità. Purtroppo rifiutano di andare oltre le offese ricevute, di rinascere, e di uscire dal profondo rancore. Non ne vogliono sapere di perdonare e di assumersi la responsabilità della propria vita. Rimangono nelle loro emozioni negative e di conseguenza non evolvono. La loro frase ricorrente è sempre la solita: “Sono paralizzato dai sintomi. I sintomi mi tolgono la voglia di vivere. Non accetto di avere questi problemi e qualcuno mi deve guarire dai miei sintomi.”



Non capiscono che le emozioni negative ci aiutano a comprendere ciò che non va nel nostro mondo interiore, a correggere il nostro comportamento, a costringerci a trovare dei passaggi per la nostra evoluzione, per il nostro perfezionamento spirituale.







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23. EMOZIONI NEGATIVE ED EVOLUZIONE 
LE EMOZIONI NEGATIVE HANNO LA FUNZIONE DI COSTRINGERCI AD EVOLVERE



Nella precedente puntata ti ho proposto di chiederti: “Quali emozioni stanno muovendo la mia vita?” Ora, nella puntata di questa settimana, ti propongo una seconda domanda. Chiediti: “Sono in grado di utilizzare le emozioni negative per capire ciò che non va dentro di me, e quindi di utilizzarle per evolvere?”



Queste stesse domande sono state poste a numerose persone che hanno intrapreso con me una relazione professionale per un percorso di crescita personale, o a seguito di una richiesta di psicoterapia per curare disturbi psico-somatici, psico-patologici o relazionali di vario tipo.



Ti posso assicurare, in base ad una esperienza professionale intensa e continua, come psicoterapeuta da oltre trent’anni, che le persone che hanno riferito di non accettare le emozioni inferiori e la sofferenza, e/o che vivono nella ricerca di emozioni collegate ad una piacere dell’ego o a un potere personale, sono, purtroppo, persone che sono rimaste prigioniere dei loro meccanismi di difesa. Pazienti che presentano spesso ricadute con gravi stati d’ansia e di depressione. Persone che non riescono ad uscire dai loro attacchi di panico o dai vari sintomi per i quali chiedono continuamente aiuti medici e psicoterapeutici. Sono persone che non vogliono o non riescono a trasmutare le emozioni negative.



Non è così per le persone che, invece, hanno scoperto il circuito della coscienza che passa per il “cervello del cuore”. Così, infatti, rispondono alle stesse domande:” Abbiamo scoperto l’intelligenza del cuore, e coltiviamo le emozioni superiori”; “E’ il Maestro del Cuore che ispira e guida la nostra vita”; “Abbiamo scoperto l’esistenza dell’inconscio superiore, gestiamo i nostri conflitti e coltiviamo le qualità dell’Anima”.



Sono persone che hanno rinnovato la loro esistenza, costruito relazioni interpersonali valide, liberato le loro potenzialità creative. Accolgono eventuali ricadute dei loro sintomi iniziali come opportunità per migliorarsi. Peraltro è sempre più raro sentire nei loro discorsi personali la parola “sofferenza” che è stata sostituita da ”partecipazione serena alla vita”. Vivono generalmente in una condizione soggettiva di serenità, curiosità, leggerezza, e di apertura alla vita. Il loro aspetto è gradevole, e trasmettono quiete, calma.



Nel prossimo post vedremo alcuni esempi per queste persone.

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