TRASMUTARE LE EMOZIONI
L'origine delle emozioni negative e la loro trasmutazione in emozioni superiori
L'origine delle emozioni negative e la loro trasmutazione in emozioni superiori
Grazie per aver scelto di visitare questo Blog.
La mia intenzione è di guidare le persone a riflettere sull'importanza delle emozioni e sulla propria salute, nella vita quotidiana.
In particolare, sottolineo come le emozioni negative possano ostacolare il personale percorso evolutivo nell'amore e nel benessere.
In questo breve corso online, descrivo prima il contesto da cui scaturiscono le emozioni e successivamente indico delle concrete modalità per operare la trasformazione delle emozioni negative in qualità dell'anima.
Giuliano Guerra
Care Amiche e Amici ricercatori,
una volta che abbiamo preso coscienza delle nostre parti oscure, è essenziale non giudicarle, e assumerci la responsabilità di tutti gli aspetti della nostra vita. Questo significa che accettiamo i nostri conflitti e le nostre ombre, e dichiariamo a noi stessi "io voglio evolvere!"
Ma come fare? La risposta è nel fenomeno del testimone, come vi spiego in questo video...
Buona visione, e a presto!
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( 0 / 0 )Care Amiche e Amici ricercatori,
Le nostre zone d'ombra sono sempre in agguato, e ci vuole poco per "infiammarle"; ogni volta che ad esempio giudichiamo, ci allontaniamo inesorabilmente dal nostro centro.
E non è il caso di giudicare neanche le nostre stesse "parti basse", in quanto esse costituiscono il "piano sotterraneo" del nostro essere, ossia le fondamenta su cui poggiano anche i livelli più "alti"...
Nel video di oggi, vi invito a riflettere sul vostro percorso e a chiedervi: a che piano sono nel "palazzo" della mia vita?
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( 0 / 0 )Care Amiche/Amici ricercatori,
oggi parliamo di centratura: un concetto fondamentale che è necessario comprendere se vogliamo trasformare le emozioni negative in qualità superiori... Noi siamo costituiti da molte parti; in periferia ci sono i conflitti, le zone ombra, le pulsioni primarie... e al centro troviamo invece il nostro vero Sé, che è lo scopo del nostro viaggio di elevazione.
Nel seguente video approfondisco meglio questo "modello alchemico", parlando anche dei legami "energetici" con le altre persone, del giudizio e della necessità della compassione.
Buona visione!
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( 2.3 / 9 )Da millenni gli insegnamenti buddhisti, le scuole iniziatiche, il pensiero cristiano, i numerosi percorsi spirituali concordano nel sottolineare l’importanza per il praticante di riuscire a liberarsi dai propri “impulsi pericolosi” e di saper trasformare le emozioni negative. Le stesse vengono intese come forze, quanti di energia secondo la meccanica quantistica, che in un contesto ridotto generano disturbi psicosomatici, sofferenza, discordie, separazioni... e su scala più ampia, guerre, violenze di massa e disordini sociali.
Sempre più numerosi sono gli scienziati, appartenenti a varie discipline positivistiche, dalle scienze cognitive, biologiche, neurofisiologiche, cosmologiche, ecc... che apportano continuamente, ed in modo indiscutibile, delle prove scientifiche a sostegno dei benefici che si ottengono imparando a trasmutare le emozioni negative in opportunità per addestrarci a calmare e controllare la mente ed a sviluppare le potenzialità dell’inconscio superiore.Ad esempio R. Davidson, dell’Università del Wisconsin, ha studiato, con strumentazioni che rappresentano graficamente ciò che accade nella mente durante la meditazione e l’esecuzione di esercizi per il controllo delle emozioni, gli effetti delle emozioni positive sulle strutture cerebrali. Ha ben documentato le modificazioni neurologiche che avvengono nei circuiti coinvolti dalle emozioni.
P. Ekman, dell’Università di San Francisco, ha misurato le onde cerebrali sia di maestri tibetani, ben allenati alla pratica della meditazione, sia di praticanti occidentali, da poco tempo interessati alla meditazione, sottoponendo entrambi i gruppi di studio a forti rumori ed a turbolenze emotive ambientali.
Le sue ricerche sono state conclusive riguardo al fatto che tutte le persone prese in esame, sia pur con intensità diversa, hanno presentato alte attività neuronali nelle aree coinvolte con le emozioni positive ed un netto miglioramento della funzione immunitaria, con favorevoli ripercussioni sullo stato di salute.Tanti studi dimostrano che la sofferenza non è legata agli avvenimenti esterni che subiamo, ma al nostro modo personale di viverli, interpretarli. La sofferenza o la salute dipendono dalla nostra capacità di reagire, mantenendo calma e positività di pensiero, sapendo trasformare le emozioni negative in opportunità per la nostra evoluzione.
Lo stesso evento stressante, la stessa violenta situazione vitale generano, a livello somatico e psichico, risposte diverse in base alla risonanza interiore, al nostro modo di reagire in profondità e di decodificare l’evento esterno.
Nei libri sapienziali si legge: “Ciò che rende impuro l’uomo, ciò che lo ammala, non è ciò che entra nella sua bocca, ma bensì ciò che gli esce dal cuore”.
Le vie percorse dai maestri spirituali e le vie percorse dagli scienziati, rigorosamente attenti alla metodologia della ricerca, giungono alla stessa meta: il miglior antidoto contro la sofferenza e le malattie è migliorare le nostre capacità di gestire le emozioni attivando tutte le personali risorse per una reazione ottimale agli stimoli dell’ambiente.
L’antico invito degli alchimisti “ambula ad intra” (“muoviti verso l’interno”), dei filosofi greci “conosci te stesso”, degli iniziati “portati nel centro del tuo essere”, del Dalai Lama “è sul fronte interiore che si previene la violenza sociale”, ecc... trovano riscontro nelle neuroscienze che dimostrano come le pratiche di autoconsapevolezza incrementano l’attività del lobo frontale sinistro, sede delle emozioni positive, ed innalzano le difese immunitarie.
J. Teasdale, dell’Unità di scienze cognitive e del cervello di Cambridge, ha rilevato che la combinazione di meditazione introspettiva con terapia cognitiva dimezza le ricadute dei pazienti con depressione cronica.S. Pressman, responsabile e portavoce di un prestigioso gruppo di ricercatori internazionali che hanno studiato una vasta popolazione distribuita in 140 nazioni, ha dichiarato che le persone che provano emozioni positive, senza distinzione di etnia e di condizioni economiche, hanno una salute molto migliore rispetto al gruppo di controllo. Queste persone stanno molto meglio in salute anche se vivono in povertà.
Senza alcun dubbio i ricercatori affermano che le emozioni positive sono collegate ad una migliore salute, indipendentemente dalle condizioni economiche, e le emozioni negative ad uno stato di salute più debilitato.
Daniel Goleman nel suo libro “Emozioni distruttive”, in collaborazione con il Dalai Lama, riporta le ricerche sul cervello, sulla meditazione e sul rapporto tra pensiero ed emozioni. Ritiene che “riconoscere e trasformare le emozioni distruttive è il cuore della pratica spirituale”, ed indica i collegamenti tra l’amigdala e la corteccia prefrontale destra e sinistra come le aree principali in cui fluiscono gli stimoli neuroelettrochimici collegati alle emozioni positive e negative.
In queste aree avvengono i processi che dirigono il rapporto salute-emozioni positive in quanto se noi viviamo emozioni positive influenziamo i nostri pensieri, i ricordi, condizioniamo il nostro sistema di percezione, con un effetto a cascata che si ripercuote su tutto l’organismo, come un’onda che armonizza ed eleva le vibrazioni cellulari.
Coltivare e sviluppare le emozioni positive, come ad esempio l’ottimismo, la gioia, la gratitudine, l’allegria, l’amore..., “imprigiona” il cervello condizionandolo positivamente. L’amigdala, “sentinella delle emozioni”, viene eccitata positivamente ed a sua volta influenza i processi mentali con un effetto a cascata. Essendo il cervello plastico, attraverso esperienze sistematiche e ripetute, possiamo rieducarlo, rimodellarlo.
La scienza ha dimostrato che ciò è possibile. Nel suo libro D. Goleman riporta numerosi studi che indicano come la meditazione e la pratica del coltivare stati d’animo positivi abbiano generato mutamenti durevoli dell’attività cerebrale.
Nelle prossime puntate verranno descritte le modalità e le tecniche per influenzare positivamente il cervello.
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( 3 / 5 )Impegnarci continuamente a trasmutare le emozioni negative in qualità dell’anima, e quindi vivere in armonia e benessere, porta a trasformazioni permanenti delle strutture cerebrali (che abbiamo visto essere “plastiche”) con definitive modificazioni neurobiologiche a livello delle sinapsi, dell’organizzazione dei recettori cellulari, dei mediatori chimici...
Quando ci troviamo di fronte ad un dato stimolo ambientale, o ad uno stato psicologico interiore, mettiamo in moto dei processi mentali che reagiscono a quel momento, a quella situazione, con coerenti ed appropriate risposte biofisiche che, a cascata, attivano l’elaborazione neurobiologica in termini di vie nervose, sinapsi, onde neuroelettriche, recettori cellulari, mediatori chimici, ecc...
Continuare a ripetere le stesse risposte induce effetti altrettanto continui nelle strutture cerebrali e di conseguenza porta a modificazioni strutturali permanenti nelle vie e nei centri nervosi.
Gli studi di Paul McLean ci indicano che il cervello umano si è evoluto partendo dall’eredità che ha ricevuto prima dai rettili e successivamente dai mammiferi e dai primati. Ci parlano di “cervello triuno” dato dalla sovrapposizione più recente della neocorteccia sul più vecchio cervello limbico, tipico dei mammiferi, e sul più antico cervello tipico dei rettili.
Il cervello rettiliano (in cui il mesencefalo è molto sviluppato) rappresenta il luogo in cui prendono vita i processi istintivi, i comportamenti innati, gli automatismi che riflettono i programmi presenti nel genoma.
Il cervello limbico, il cui nome deriva dal fatto che il sistema limbico è dominante sulle altre parti, rappresenta la mente emozionale dove i comportamenti sono influenzati dai rapporti sociali e dalle emozioni.
Il cervello umano ha la neocorteccia estremamente sviluppata e rappresenta la mente che crea sintesi, astrazioni, ideazione, pensiero autoreflessivo, che sa eseguire comportamenti finalizzati, apprendere dalle esperienze, ecc...Penfield è stato il pioniere dei neuroscienziati che hanno dimostrato come stimolando con elettrodi la corteccia sopra l’amigdala, si induce nel soggetto la manifestazione psico-somatica dell’emozione di rabbia, invidia, dolore, rancore, gioia, piacere e così via a seconda delle zone sollecitate dagli elettrodi.
Per le neuroscienze il sistema limbico “attraverso un’estesa rete di collegamenti afferenti ed efferenti con le diverse aree cerebrali, appare la struttura deputata a mediare in buona misura i meccanismi di integrazione, autoregolazione e controllo dell’intera attività mentale e cerebrale”. (V. Grecchi). I processi emozionali, elaborati dal crocevia del sistema limbico, agiscono in modo significativo sui nostri pensieri, sull’attività cerebrale globale regolandola e riequilibrandola continuamente.
Pertanto i processi ideativi, i pensieri superiori, l’elaborazione delle esperienze in termini evolutivi ecc... dipendono dall’attività dell’intero cervello ed in particolare le emozioni generatesi nei circuiti limbici sono parte integrante sia dei processi razionali del pensiero di origine neocorticale, sia del modo globale di funzionare della nostra mente.
Considerando inoltre gli studi di LeDoux sull’amigdala, intesa come “sentinella delle emozioni, capace, all’occorrenza, di sequestrare il cervello”, in quanto centralino di vie neurali emozionali che aggirano la corteccia e luogo di sentimenti anche primitivi e potenti, ben si comprende il potere delle emozioni sulla nostra razionalità.
Tutti conosciamo il potere delle emozioni sul nostro comportamento, sull’apprendimento, sul nostro corpo. Nonostante gli sforzi razionali per mantenere il controllo sull’esperienza esistenziale che stiamo vivendo, l’emozione spesso soffoca la razionalità. Le emozioni sono più forti dei pensieri, affermano i maestri spirituali... la stessa cosa ribadiscono gli scienziati della mente: l’amigdala, crocevia delle emozioni, può “sequestrare” il cervello.
Ancora una volta i grandi iniziati e i neuroscienziati concordano sull’importanza di trasmutare le emozioni per evitare di perdere il controllo della nostra vita.
In un recente confronto internazionale tra scienza e buddismo, personalità famose come T. Gyatso, Dalai Lama, il venerabile Kusalacitto, il neuroscienziato Goleman, il ricercatore cognitivista R. Davidson e molti altri hanno discusso su come liberarsi dalle emozioni distruttive, in particolare dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio, illusione.
Hanno parlato di collegamenti tra centri emotivi, le zone limbiche e le aree della corteccia prefrontale, sostenendo che il lobo frontale sinistro svolge una funzione importante per le emozioni positive e quello destro la svolge per le emozioni negative.
Le ricerche di Davidson sono conclusive nel sostenere che le persone che coltivano stati d’animo negativi, specie se per lunghi periodi, utilizzano soprattutto la zona prefrontale destra, mentre le persone che producono emozioni positive sfruttano maggiormente la corteccia prefrontale sinistra. Studi condotti utilizzando la risonanza magnetica funzionale hanno chiaramente mostrato come la meditazione aumenta l’attivazione del lobo frontale sinistro.
In termini di emisferi (dove l’emisfero sinistro è specializzato maggiormente per il linguaggio, le attività logico-matematiche, per i processi razionali... e l’emisfero destro è specializzato per l’intuizione, l’elaborazione subconscia delle informazioni, la comprensione per analogie e simboli) continuamente collaboranti ed integranti tra loro, il processo di trasmutazione delle emozioni richiede un coinvolgimento di entrambi, anche se la specializzazione dell’emisfero destro è più vicina agli sforzi creativi, intuitivi e di cambiamento che caratterizzano il processo di trasformazione delle emozioni negative.
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