IL PERCORSO “ENDOTERICO”
La Via Interiore alle Dimensioni Cosmiche


Conoscere la verità sul passato, vivere consapevolmente il presente, determinare con fiducia il futuro: ecco quello che ognuno di noi può fare per se stesso e per la libera evoluzione della Coscienza Umana.

La definitiva realizzazione va cercata nel profondo di sé stessi: i riferimenti e i valori più autentici vanno trovati e maturati individualmente, nella riscoperta del proprio sentire e della propria identità reale.
Il lavoro su di sé attraverso logiche rinnovate, coerenti scelte di vita e una prospettiva di crescita finalmente autonoma, indipendente ed autodeterminata, sono la chiave di accesso a questa potenziale Nuova Era di emancipazione e consapevolezza.

Il Percorso "Endoterico" è la mia proposta per percorrere l'unica vera Via:
la propria!

Carlo Dorofatti







19. UNA RIFLESSIONE... E SALUTI 
Sto cercando di trarre spunto dalle esperienze fatte, non solo da me ma anche ascoltate da altri, facendo tesoro del meglio e ripulendo fin da subito ogni idea da zavorre e da appesantimenti antiquati o indesiderabili. Vorrei recuperare e sviluppare “l’idea buona”, alla luce di un approccio equilibrato, tra “individuo” e “individui”, tra vita quotidiana, ricerca personale e condivisione, per trovare soluzioni di reale benessere, senza fanatismi né dover rendere conto a nessuno. Creare un contesto sano, naturale, felice e sereno.

Io credo che non solo tutto questo potrebbe essere stimolante per coloro che “vogliono di più” da tutto quello che stiamo già facendo, ma anche per coloro ai quali basta vivere la propria ricerca senza particolari “altre scelte” perché comunque si darebbe una visione più estesa: ci sarebbe un senso maggiore, una direzione, una maggiore concretezza verso valori e paradigmi individuali e sociali da recuperare e da rinnovare.

Per essere pratici e pragmatici: siamo già in diversi a fantasticare su tutto questo e ci stiamo attivando – con risultati interessanti – per trovare luoghi e soluzioni proponibili per avviare l’idea. Senza stress né ansie di alcun genere: vogliamo divertirci. Già la sola idea ci apre il cuore e ci allarga il respiro.

Abbiamo una certa esperienza e sappiamo soprattutto quello che NON vogliamo. Siamo aperti a valutare occasioni, cooperazioni, idee e proposte di tutti i generi. Anzi, a dire la verità neanche “siamo”: questa “cosa” nasce e si modella nelle mani di chi la sente, con formule nuove, creative e divertenti… e ripeto: non si sta parlando di comunità o cose di questo tipo, né di infilarci in cose pesanti. Si tratta di un’apertura possibile, uno “sbocco” per dare un senso maggiore a quello che stiamo facendo: alla nostra ricerca, alla nostra voglia di crescita e… di cambiamento.

Vogliamo parlarne?
Contattami: info@carlodorofatti.com






Con l'occasione, ricordo che su nonsoloanima.tv è presente il mio profilo personale dove trovate i miei articoli e le informazioni che mi riguardano: cliccare qui.




[ commenta ] ( 275 letture )   |  permalink  |   ( 3.7 / 576 )
18. UNA CONCEZIONE "ESOTERICA" DEL TEMPO 
Così come lo spazio, le cose e le creature che ci circondano, anche il tempo è in fondo un'illusione della mente: esso stesso fa parte del grande teatro esperienziale creato per i fini evolutivi della Coscienza. E' a sua volta una manifestazione dell'energia primordiale, del Tutto.



Per noi diventa l'indispensabile strumento attraverso il quale scandire un senso di lettura della nostra esperienza percettiva - calata in questa manifestazione - e quindi per dare significato a questa forma di esistenza: agli eventi, alla vita, alla "storia".



Ma se non ci facciamo troppo invischiare dalla nostra natura materiale, possiamo emanciparci dai limiti dello spazio e del tempo e interagire con la realtà al di fuori dei limiti della causa-effetto stabiliti dalla mente attuale: possiamo accedere ad un superiore livello di relazione con la realtà, al potere sull'illusione e sulla sincronicità. O, per lo meno, ricordarci che questa nostra realtà non è che una rappresentazione teatrale e che di tanto in tanto, passando da dietro le quinte, possiamo "tornare a casa", un pochino più saggi.













[ commenta ] ( 251 letture )   |  permalink  |   ( 3.1 / 398 )
17. I CODICI DI NUT E LO ZODIACO DI DENDERAH - PARTE 3/3  
(Terza e ultima parte dell'intervista a Monica Caron)


- Sostieni l’esistenza di Nibiru?

Negli ultimi decenni si è ipotizzata, attraverso un modello matematico, l'esistenza di un corpo celeste oltre il Sole che con la sua enorme mole gravitazionale influirebbe sull'orbita delle comete passanti per l'estrema periferia del sistema solare. Denominato Pianeta X, presenta una massa tre volte superiore a quella di Giove ed un'orbita contraria a quella degli altri pianeti.


- Ma perché credono che questo misterioso astro corrisponda a Nibiru?

Proprio per il dato appena riferito: la storia ci parla del pianeta degli Dei come di un enorme corpo celeste con orbita contraria rispetto ai nostri (le 6 figure nel dipinto sono girate al contrario). Gli studiosi ipotizzano che, se anche non fosse un pianeta, Nibiru comunque potrebbe essere una nana bruna: una stella più piccola del Sole, incapace di emettere luce e collassata su se stessa dopo aver esaurito l'energia contenuta nel proprio nucleo.



Nibiru, viene rappresentato come un disco alato e sul dipinto lo troviamo raffigurato sul ventre della dea; le sfere dipinte sul suo corpo sono rosse: sarà una coincidenza? Sarà questo pianeta la Casa dei Nommo? La Stella Imperitura?

I Sumeri ci svelano che avrebbe una perfetta orbita ellittica che lo farebbe entrare ed uscire dal nostro sistema solare ogni 3.600 anni. Può quindi venire considerato, appartenente al nostro sistema solare, sebbene risulti invisibile per lungo tempo. Orbiterebbe tra due soli, il nostro ed uno esterno che ne costituirebbe il perigeo: Sirio?


- A quali conclusioni sei giunta?

Più che a conclusioni io sono giunta a nuove domande.

Nella parte inferiore del dipinto troviamo una raffigurazione ornamentale di estrema importanza e 36 tacche a cui darò il nome di codici.

Secondo la mia idea invertendo il dipinto di mezzo giro, possiamo vedere i 36 codici come la "Scala che porta fino al cielo" di cui ve ne sarebbero 6 molto importanti. Le rappresentazioni di Atlantide erano a 6 cerchi concentrici, così come Stonehenge.

Cosa volevano indicarci col numero 6? Questi codici potrebbero servire per calcolare delle coordinate spaziali che indicherebbero un luogo ben preciso collocato sul nostro pianeta, un ingresso segreto nel regno del Duat: la mitica Terra Cava?

E se i 6 codici della "Scala che porta fino al Cielo" fossero una scala musicale, per creare una frequenza sonora particolare per attivare "l'Occhio di Horus", così da poter effettuare la magica "Apertura della Bocca"? ...come una sorta di fiabesco "Apriti Sesamo"?





[ commenta ] ( 313 letture )   |  permalink  |   ( 3 / 359 )
16. I CODICI DI NUT E LO ZODIACO DI DENDERAH - PARTE 2/3 
- Poteva Osiride essere un Nommo?

Secondo me l’associazione è possibile. Se osserviamo la parte inferiore del dipinto troviamo Osiride con le tre Dee vicine. Nell’antico Egitto l’imbarcazione di Sirio trasportava tre dee: Iside-Sothis, chiamata anche Anukis, che navigava nel vascello insieme a Satis e Nefti. I Dogon dicono che "il periodo di tempo dell'orbita è calcolato doppio, cioè 100 anni, perchè i Sigui si celebrano in coppia di 'gemelli', per insistere sul principio base della “gemellanza". Le due Dee nel dipinto si assomigliano. La cerimonia del Sigui, a cui si allude, simboleggia il ritrovamento del mondo e si celebra ogni 60 anni.

Gli antichi faraoni egiziani andarono alla ricerca della "Pianta della Vita" che si trovava nel regno celeste di Ra, sulla "Stella Imperitura". Questa pianta aveva la capacità di dare l'immortalità o vita eterna. Vari testi nelle tombe dei faraoni parlano di un luogo al di là di un lago, dopo un deserto e una catena di monti, sorvegliato a vista da vari dèi guardiani: era il Duat, una magica «dimora per salire alle stelle», suddivisa in dodici parti, che si attraversava in dodici ore (lo Zodiaco di Denderah?).

Il nome e la localizzazione sono stati a lungo oggetto di discussione tra gli studiosi. Veniva rappresentata come una stella unita ad un falco o come una stella unita da un cerchio (stella a otto punte). Era concepita come un "Circolo degli Dei" completamente chiuso, alla cui estremità, vi era un'apertura verso il cielo, attraverso cui si poteva raggiungere la Stella Imperitura.

A fatica il re doveva quindi raggiungere il "Luogo Nascosto" e attraversare labirinti sotterranei, finché non fosse riuscito a trovare un dio che portasse l'emblema dell'Albero della Vita e un altro dio che fosse il "Messaggero del Cielo". Questi dèi gli avrebbero aperto i cancelli segreti e lo avrebbero condotto presso l'Occhio di Horus, una Scala Celeste su cui egli sarebbe salito al cielo.

"La Bocca della Terra si apre per te.. la Porta Orientale del cielo è aperta per te”. Credo che questa cerimonia fosse il rituale "dell'Apertura della Bocca", la falsa porta.


- Uno Star-Gate?

Perché no? La “scala che porta fino al cielo”, la Scala Celeste. Come riportato nei testi sacri del Duat, "il faraone doveva raggiungerla nella "Casa dei Due”: entrare nell’Amen-Ta la terra di Seker, il Luogo Nascosto, e con la "voce" ottenere il permesso di entrare".

Notate Osiride nel mezzo del dipinto di Nut. Sopra la testa c’è una bocca aperta. Dove si trova la scala ci sono “due” vascelli, la Casa dei Due. Una era la barca diurna m’ndt, l’altra, la barca notturna msktt , trainata da sciacalli sulle sabbie del mondo sotterraneo. Gli sciacalli sono raffigurati sotto d’avanti i sei omini che fanno l’imposizione delle mani.

Nella mitologia sumera troviamo Nibiru, il pianeta degli Anunnaki, esseri giganti ed anfibi, che secondo la storia riportataci, starebbero ritornando verso la Terra, come fecero già in passato.

Continua

[ commenta ] ( 226 letture )   |  permalink  |   ( 2.9 / 363 )
15. I CODICI DI NUT E LO ZODIACO DI DENDERAH - PARTE 1/3 
Intervista a Monica Caron

Ho conosciuto Monica attraverso il Web: qualche tempo fa infatti mi mandò un suo dettagliato studio sullo zodiaco di Denderah. Ci conoscemmo di persona a Torino, in occasione di una mia conferenza. Io credo molto nell’intuizione personale e nella ricerca indipendente: più volte mi sono imbattuto in persone che – pur non avendo specifici titoli accademici – hanno dato un grande contributo alla ricerca. Penso ad esempio al giornalista Graham Hancock e all’ingegnere civile Robert Bauval, cari amici che hanno dato prova di grande intuizione e soprattutto di grande passione, oggi agli onori della fama mondiale.

Come ho fatto con Armando Mei, ho deciso ora di chiedere un’intervista a Monica Caron, che riporto qui in tre parti.

Molte ipotesi di Monica sembreranno bizzarre e del tutto audaci le ricostruzioni fatte. Eppure, a mio avviso, nel suo racconto, molto più articolato nella tesi completa che Monica ha avuto la gentilezza di inviarmi, c’è qualcosa che mi colpisce: che mi tocca nel profondo.


- Cara Monica, parlami delle tue ricerche, della loro origine e delle ipotesi che hai voluto formulare.

Il mio lavoro si basa sullo studio delle possibili correlazioni tra le rappresentazioni della dea Hathor e della dea Nut con lo zodiaco di Denderah.

La dea Nut rappresentava la volta celeste e il ciclo siriaco.

Sirio-Sothis scompariva “nel Duat”, o mondo sotterraneo e non era più visibile fino alla sua ricomparsa che non segnava soltanto l’inizio dell’anno, ma annunciava anche l’imminenza dell’inondazione del Nilo. Si riteneva che in questo periodo Sothis fosse morta e che quindi si stesse purificando. Solo dopo la sua ricomparsa si festeggiava la rinascita.

È stato scoperto che la tribù dei Dogon nello stato del Mali, si tramandava questa antica conoscenza, di cui, dal punto di vista archeologico, non si spiega l’origine: il sistema di Sirio è composto da Sirio A e B. Sirio A è la stella principale, che potremmo assimilare alla dea Iside. La tribù dei Bozo nel Mali, che è affine ai Dogon, descrive Sirio B come la “stella dell’occhio”. Gli Egizi, come sappiamo, rappresentavano Osiride anche sotto forma di “occhio” e Iside nei cieli era la stella imperitura, la sua compagna. Questo per dire che le radici della mitologia egizia potrebbero affondare davvero nella “notte dei tempi”.

Nel dipinto più rappresentativo di Nut, di cui ci occupiamo in particolare in questa sede, appare un particolare che ricorda la prua di un’imbarcazione. Si può notare chiaramente il taglio trasversale, proprio per dare la parvenza di una barca. Come si vede, ci sono cinque rematori, di cui quello centrale si distingue per il copricapo.



Sul dipinto tutti i rematori hanno in mano un remo, ma visto che i remi sono 5, per rendere evidente il numero 50 sono state messe a fianco dieci tacche. Questo numero corrisponde al numero dei rematori dell’imbarcazione celeste che ricorda la mitica imbarcazione con a capo Giasone e i 50 Argonauti, la nave degli Annunaki, o addirittura Enki che nel mito sumerico compare sempre nella sua dimora in fondo all’Abzu, o Abisso di acqua dolce.


- Vuoi quindi tentare un aggancio anche con la mitologia sumera?

In effetti Enki sarebbe figlio di Anu, re di Nibiru, pianeta da cui sarebbero discesi i progenitori dell'umanità. Fu proprio Enki ad avvisare e consigliare al proto-Noè dei sumeri, dell’imminente catastrofe che incombeva sull’umanità, e a far costruire un’arca, prima del diluvio. Nelle pagine storiche, il proto-Noè libera dall’arca degli uccelli per far si che vadano in cerca di terra asciutta, proprio come fece il Noè ebraico e il mitico Giasone affinché si trovasse la via attraverso le Rupi Erranti.

Il Dio Enki veniva associato a Oannes, il misterioso pesce umano, creatura anfibia, detto anche il Signore delle Onde. L’unico disegno originale degli scavi di Kouyunjik – in Iraq – tuttora conservato al British Museum, rappresenta una scultura del Dio che regge una cesta misteriosa. Anche l’uccello del dipinto sembra portare a tracolla la stessa cesta.

Anche nella tradizione Dogon abbiamo degli esseri anfibi, metà uomo metà pesce. Il Dio dell’universo Amma inviò questi esseri sulla Terra: i Nommo, detti “Padroni dell’Acqua”, i “Consiglieri” o gli “Istruttori”. "La sede dei Nommo è nell’acqua". Ciò corrisponde alla tradizione babilonese, in cui il dio Ea, come il sumerico Enki, viveva in acqua e veniva a volte associato a Oannes.

"Scesero sulla Terra su di un’arca, che approdò a nord-est del paese, l’Egitto, nella arida terra della Volpe. A nord le Pleiadi, a est Venere, a ovest la Stella con la Grande Coda, a sud Orione. Ne uscirono dei 'quadrupedi' che la trascinarono fino ad una cavità, poi la cavità si riempì d’acqua".

Essi descrivono anche il suono dell’atterraggio. “Mentre scendeva, la parola del Nommo uscì dalla sua bocca. L’arca era rosso fuoco e quando atterrò divenne bianca. In cielo era apparsa una stella luminosissima, che scomparve quando i Nommo se ne andarono”.

Secondo la leggenda i Nommo ritorneranno: ci sarà una loro “resurrezione”, e in cielo apparirà una stella detta ie pelu tol, rappresentata come “l’occhio del Nommo risorto”.

Interessanti le similitudini con la tradizione del Dio Osiride. Sempre vicino alla testa di Nut, c’è un occhio con il remo, forse per indicare i rematori, o visto che l’occhio rappresenta anche Osiride, volevano sottolineare che lui governava la barca?


Continua



[ commenta ] ( 306 letture )   |  permalink  |   ( 3 / 373 )

| 1 | 2 | 3 | 4 | Altre notizie> Ultima>>