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	<title>﻿ISTRUZIONI PER L’ARCA </title>
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	<modified>2012-02-04T11:56:05Z</modified>
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		<name>Gruppo Anima</name>
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	<copyright>Copyright 2012, Gruppo Anima</copyright>
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		<title>ARRIVEDERCI...</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Cari amici,<br /><br />grazie per le vostre emozioni e la vostra simpatia, in tutti i sensi del termine. Se vi va, ci rileggiamo ai primi di autunno. E, se mi permettete, vi suggerisco una cosa, tra le più utili che io abbia imparato: NON OCCORRE RIASSUMERE. Non occorre aver fretta. Meglio guardarsi da frasi del tipo <i>«in sostanza, ciò vuol dire che...»</i>, <i>«tutto ciò non è altro che...»</i> e simili. Magari qualcuno dirà: <i>«Ma se non sintetizzo, non mi ricorderò cos’è!»</i> In tal caso, meglio non ricordarsene. Un ricordo che VALGA LA PENA, è di certo molto ampio e non riassumibile. Voi, di certo, non siete riassumibili in nessun modo. Quest’estate, a questo proposito, spero di finire IL TEMPO RITROVATO di Proust. L’avete letto? È una meraviglia, ve lo consiglio: utilissimo per i ricordi! La traduzione di Einaudi è splendida, di un saggio poeta, Giorgio Caproni. A presto in ogni caso.<br /><br /><br /><br /><br /><br />Igor <br /><br />]]></content>
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		<issued>2008-08-04T00:00:00Z</issued>
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		<title>NON - RISPOSTA a molti </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Cari amici, leggervi è molto piacevole e perciò non intervengo. Tutto ciò che so della <b>Stanza Tonda</b>, l’ho raccontato nei miei libri. Solo dopo diversi anni che la frequentavo ne ho scoperto l’antichità – e anche di questo ho scritto, ne <i>IL MONDO INVISIBILE</i>. Qui posso aggiungere soltanto che l’unica ragione per cui ne scrivo è il desiderio di descrivere il più esattamente possibile il punto a cui sono arrivato io, perché chi legga vada più avanti. <i>La via è inesauribile</i>: quando, infatti, si comincia a udire la voce del proprio <b>Io</b> (nella Stanza Tonda o altrove) ci si accorge che quell’Io non lo conosciamo affatto, e che è immenso, molteplice, descrivibile solo al plurale (questo è ciò che chiamo: i <i>MAESTRI</i>) e abitante di molte epoche e di molti universi. Ci si accorge anche di come quel nostro Io conosca invece benissimo noi, e faccia il possibile per darci indicazioni molte volte al giorno. La mia impressione è che all’origine di tutte le religioni vi sia la ricerca di un buon modo di ascoltarlo, di conversare con lui. Ma poi, si sa, la gente ne ha paura e preferisce affidarsi a gerarchie sacerdotali e ad autorità visibili, ricompensandole in vario modo per la loro funzione di <b>surrogati</b> della voce interiore. <br /><br /><br /><br />]]></content>
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		<title>CERTE OMBRE DELLE NOSTRE RIUSCITE - Su una segnalazione di Romana e Artemisia </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[L’<i>«avversario»,</i> satan – il Nulla, come abbiamo provato a chiamarlo noi – trova espressione anche in molte <b>nevrosi</b>. E nel terribile Libro di Giobbe ne è descritta una, diffusissima: <i>la paura della felicità</i>. Provate a leggerlo, quest’estate. Rabbrividirete e vi porrete una quantità di domande, proprio come hanno fatto moltissimi – da Kierkegaard a Jung. Dio e il satan si accordano, in questa storia, per tentare un uomo buono e ricco, Giobbe appunto: a satan viene dato il permesso di infliggergli grandi sventure, per vedere se Giobbe continuerà ad amare Dio anche nella miseria. Giobbe supera la prova e alla fine si ritrova più ricco e più felice di prima. Lungi da me l’idea di SPIEGARE questa storia; ma vi segnalo una <i>dinamica psicologica</i> che in essa si delinea, e che forse vi sarà d’aiuto nelle vostre interpretazioni. L’uomo ha spesso una gran paura dell’abbondanza. Teme che l’abbondanza (di beni, di affetti, di talenti) lo limiti, gli tolga la libertà. Teme la NOIA dell’abbondanza. Può così avvenire che chi sta vivendo un grande amore fantastichi di perderlo; o che chi ha molte ricchezze immagini una vita da vagabondo. Quando si accorge di tali sue fantasie, teme anche quelle:  <i>«Come posso desiderare una cosa del genere?..»</i> e allora si affretta a negarli, a soffocarli senza averli ben chiariti. Ma i desideri così negati non scompaiono; scivolano solo un po’ più giù, sotto la soglia dell’attenzione, e lì – spesso – continuano a crescere, e si trasformano in modo strano. Si acuiscono. Il desiderio negato di perdere un grande amore, per esempio, si trasforma lì in cupi sensi d’odio, di aggressività verso la persona amata. Oppure il desiderio di una vita da vagabondo diventa – lì sotto – la voglia di sperperare tutto, di andare in miseria. A volte questa distruttività emerge nell’io cosciente, e lo fa sentire molto in colpa. Gli fa sembrare che non soltanto le sue aspirazioni alla libertà, ma QUALSIASI SUA ASPIRAZIONE sia oscuramente collegata con l’infelicità, il dolore della persona amata, o con una <i>«tassa»</i> da pagare al destino – sottoforma di dispiaceri e sciagure. Allora ha paura di aspirare a qualsiasi cosa. Si frena, perché nulla e nessuno intorno a lui corra pericolo. E al tempo stesso si sente sempre più inspiegabilmente oppresso dalle persone che ama, e dal benessere che ha. Il Libro di Giobbe raffigura ANCHE questo. Provate a leggerlo come se fosse tutto quanto un ragionamento di Giobbe stesso:  <i>«E se perdessi ogni cosa?..»</i> Come se il protagonista si sprofondasse in quel suo incubo-desiderio, e SOLO DOPO AVER VISTO, dopo aver chiarito a se stesso i suoi impulsi alla distruzione, riuscisse a riaprire gli occhi sulla realtà e ad apprezzarla molto più di prima. C’è un utilissimo principio nella recente psicologia americana, chiamato il CONTAINMENT. È la capacità di vedere, affrontare, confessare a se stessi i propri lati oscuri e cattivi – le forme più brutali del nostro Nulla – senza perciò negare i propri lati buoni. Da soli è molto difficile. Ci vuole qualcuno che ti aiuti a <i>«contenere»</i> quest’altra parte di te. Nel Libro di Giobbe quel qualcuno è Dio, Elohim. L’uomo e Dio qui parlano, si confidano lungamente. Uno ha in sé la distruttività, l’altro ha accanto sé, tra i suoi <i>«consiglieri»,</i> il satan. Insieme affrontano le avventurose vastità della loro psiche. E alla fine si scoprono più amici, più vicini, più simili di prima. Come diceva il proverbio: Tell truth and shame the devil, <i>«di’ la verità e scorni il diavolo»</i>  anche quando certe verità della mente fanno tanta paura.<br /><br /><br /><br />continua<br /><br />]]></content>
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		<issued>2008-07-04T00:00:00Z</issued>
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		<title>SUI MODI DI SUPERARE QUEL NULLA - Risposta per Lina </title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Certo, se leggiamo il  <i>Vangelo</i>  come se fosse la storia della vita pubblica di  <i>Gesù</i> , dobbiamo dedurne che il mondo sia un posto scomodo per chi non dà ascolto a certe tentazioni. Gesù non volle fondare il suo insegnamento su vecchi modi di intendere la ricchezza e il potere – e venne imprigionato, deriso e ucciso. Poi l’umanità vide in lui una  <i>Persona Divina</i> , ed è forte l’impressione che in tal modo sia stata divinizzata (e dunque posta come necessaria) proprio la sconfitta del bene: già prima di Gesù vari profeti se l’erano vista brutta, ma dopo di lui non si contano gli uomini buoni e generosi che, proprio per essersi opposti al Nulla, ebbero fine tragica... Lo dice anche lui, in un passo dei Vangeli: <i>«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me... Un servo non è più grande del suo padrone: se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi»</i> (Giovanni 15,20). Ma davvero non c’è altra via? A voler intendere la sua vicenda nel modo tradizionale, no. Ma c’è anche  <b>un’altra lettura possibile</b>, un po’ più simbolica. Gesù è un Maestro che insegna, e vuole che altri lo seguano e lo approvino. Perciò viene distrutto. Attraverso la distruzione, supera la propria dimensione di Maestro (tale superamento è raffigurato nella sua morte e resurrezione) e da allora in avanti  <i>trionfa e non insegna più</i>. Allora ha immenso seguito e il suo messaggio giunge ovunque. Lo stesso vale per te. Dapprima, inevitabilmente, la tua personale ricerca della verità è  <i>un opporsi al mondo del Nulla</i>, e in questo opporti tu acquisti ai tuoi stessi occhi un’importanza sempre maggiore. È utile. Non c’è altro modo per rafforzare la tua identità. Ma a un certo punto <i>ciò non ti basta più</i>. Quella tua importanza ti va stretta, tanto quanto prima ti andava stretto il mondo in cui stavi crescendo. Allora occorre liberarsene, e cominciare a vivere, a <i>creare</i>. Il Nulla è il Nulla, il non essere. Può dissolverlo solo l’essere. Dunque sii, semplicemente, e <i>fa’ cose che siano</i>. <b>Crea</b>, appunto. <i>«Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste»</i> diceva Gesù (Matteo 5,48). Quel Padre è creatore. E anche tu, semplicemente, crea.<br /><br /><br /><br />]]></content>
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		<title>CARI AMICI ...</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<b>Cari amici</b>, grazie per tutta l’attenzione e l’affetto: scrivere per voi e sentire il vostro ascolto è stato per me un grande dono. Per ora le puntate di questo Blog di teologia <b>si fermano qui</b>. Durante l’estate (che vi auguro bellissima), lo spazio di  <i>ISTRUZIONI PER L’ARCA</i> sarà dedicato soltanto alle risposte ai vostri <b>commenti</b>. Poi, tra qualche settimana, dovrebbe incominciare un’altra serie di appuntamenti, incentrata sull’<b>Angelologia</b>. Alcuni di voi sanno già di cosa si tratta, hanno già letto i libri di <i>Haziel</i> e i miei su questo <i>antico argomento</i>; per gli altri sarà, spero, una speciale sorpresa. Per un anno intero, di cinque giorni in cinque giorni, presenterò i <b>Settantadue</b> cosiddetti <b>Angeli custodi della Kabbalah</b>: le settantadue fondamentali energie, cioè, che secondo una tradizione egizio-ebraica dirigono le correnti delle possibilità, delle occasioni, delle vocazioni di ciascun individuo. Se ne parla anche nel libro dell’<b>ESODO</b>, nel passo in cui si narra del passaggio del Mar Rosso. Vi ricordate? Di solito ci si immagina quel passaggio come un canyon che d’un tratto si aprì attraverso il mare: il popolo eletto passò, gli egizi vennero sommersi. E ci si immagina che quel canyon fu uno solo, e tutti gli ebrei lo percorsero sgomenti, guidati da Mosè… Non fu esattamente così. Anzi: non è così. In quell’episodio memorabile tutto è simbolico: il mare rappresenta la nostra vita quotidiana, piena di vortici, profondità e superfici in cui tanti <i>«egizi» </i> (tanta gente che obbedisce a qualche Faraone) si perdono e <i>«affogano»;</i> il passaggio tra le acque, voleva invece rappresentare la via che ciascuno ha e trova nella propria esistenza, per essere veramente se stesso, nel mare e nonostante il mare, invece di lasciarsi trascinare dalle acque dei molti. Nel testo ebraico di quell’episodio <i>(Esodo 14,19-21)</i> si trovano appunto cifrati, con meravigliosa precisione, i nomi dei <b>Settantadue Angeli</b>, e ciascuno di quei nomi è il geroglifico, la formula, di una delle <b>Energie</b> che guidano chiunque. Sono <b>nomi-formule</b> elaborate in millenni di studi. Si dice che gli Angeli siano <i>«messaggeri»:</i> quelle formule sono il cardine del messaggio. Si dice che ci aiutino: in quelle formule è descritto il modo in cui ci aiutano davvero – a individuare il compito per il quale tu sei venuto al mondo. Ciascuno di quei nomi-formula è connesso a certi giorni dell’anno: quelli appunto in cui tu <b>HAI SCELTO</b> di nascere, in base al <i>compito</i> che ti eri proposto in questa tua vita. Giorno per giorno, Angelo dopo Angelo, esporrò dunque sia gli aspetti <i>spirituali</i> sia gli aspetti più <i>pratici</i> dell’Angelologia; qua e là ci saranno riferimenti alle lettere ebraiche (geroglifiche) che compongono i Nomi, e qui occorrerà un pochino di pazienza. Troverete un breve compendio dei significati delle Ventidue lettere del cosiddetto <i>Alfabeto sacro</i>, cioè delle ventidue lettere dell’ebraico antico, con le quali, secondo i maestri della Kabbalah, <i>Elohim</i> creò il mondo. Ci saranno accurate <i>Istruzioni per l’uso</i>, e sono certo saprete orientarvi facilmente. In ogni caso, risponderò volentieri, anche lì, a qualsiasi vostro dubbio o richiesta di chiarimenti. Ringrazio in anticipo la mia casa editrice, <b>Frassinelli</b>, per aver concesso l’utilizzazione di una buona parte del mio <b>LIBRO DEGLI ANGELI</b>, e la redazione di <b>NONSOLOANIMA</b> per la collaborazione che ha dato e dà a queste strane avventure della conoscenza. <br /><br /><br /><br />]]></content>
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		<issued>2008-06-30T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-06-30T00:00:00Z</modified>
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		<title>33.LE TENTAZIONI DI GESU&#039;</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Anche il confronto con il  <i>Nulla</i> , nei Vangeli, si sposta tutto quanto dai cieli alla terra, alla singola esistenza umana. Dei rapporti celesti tra Dio e Satana, i Vangeli non dicono nulla: il  <b>Diàbolos</b>  (letteralmente «colui che disunisce») viene snidato e messo alle strette proprio nel  <b>kosmos</b> , cioè in quello che oggi chiameremmo  <i>«il sistema»</i>, <i>«l’ordine di cose vigente».</i>  <br /><br /><br /><br /><i>Perciò non potete dare ascolto alle mie parole: voi avete per padre il Diavolo, e volete realizzare i desideri di vostro padre.   <br /><br />Giovanni 8,44</i> <br /><br /><br /><br />Più ancora: il Diavolo, il Nulla viene affrontato nell’individuo stesso, e non solo mediante Giuda (« <i>Satana entrò in lui</i> », Giovanni 13,27), ma anche in Gesù. <img src="images/desertok.jpg" width="330" height="250" border="0" alt="" id="img_float_right" />Come si ricorderà, infatti, prima di dare inizio alla sua vita pubblica, Gesù andò nel  <b>deserto</b>  – cioè dove non vi era nessun altro oltre a lui – e lì incontrò il Diavolo ed ebbero un’interessante discussione. Il Nulla, tutt’altro che ostile, gli propose tre ragionevoli maniere di promuovere le sue idee nel mondo. Il <i>Diavolo-Nulla</i> gli spiegò che la stragrande maggioranza degli uomini è  <i>sensibile a tre cose</i>: alla <b>ricchezza</b>, al <b>potere personale</b> e al <b>miracolo</b> (Matteo 4,3-10). <i>«Se vuoi aver successo sicuro, come predicatore»</i> gli disse in sostanza il Nulla,  <i>«punta su una di queste tre: e si dà il caso che in tutte e tre io sia bravissimo. Nelle questioni economiche, nel prestigio e in tutto ciò che alla gente appare straordinario, sono sempre io ad agire: il Nulla. Assòciati a me, e la tua buona novella farà strada, te lo garantisco».</i> Gesù rispose gentilmente che <b>nessuna</b> di quelle tre maniere gli interessava. Dal testo risulta che non gli piacque, in particolare, l’idea di presentarsi alla gente come il detentore assoluto di un qualche <b>super-potere</b>: voleva non che i suoi seguaci lo venerassero, ma che <i>imparassero</i>, si <i>accorgessero</i>, <i>crescessero</i> ciascuno per proprio conto e con Dio. Il Diavolo-Nulla gli lasciò capire che una simile strategia di comunicazione sarebbe stata disastrosa, e se ne andò. Ebbe ragione lui, certamente, nel mondo del Nulla. Gesù non ebbe altro che guai; tanto che la Chiesa, qualche secolo dopo, ritenne più prudente riesaminare quelle tre proposte e, com’è noto, <b>le adottò tutte quante</b>, con risultati assai più incoraggianti. Ma qui ci discostiamo troppo dal nostro argomento, e dalla teologia propriamente detta sconfiniamo nella storia della religione.]]></content>
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		<issued>2008-06-23T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-06-23T00:00:00Z</modified>
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		<title>32.ALLEANZE</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Questa cooperazione, o alleanza tra l’uomo e Dio era già stata sperimentata da Mosé: il racconto dell’Esodo può essere letto, infatti, anche come una burrascosa storia d’amicizia e d’amore tra il maturo principe egizio Mses e Yahweh, il Dio abbandonato dal suo popolo, e indebolitosi, regredito quasi al livello di un dèmone del deserto. <br /><br /><br /><br /><img src="images/32_Mose.jpg" width="273" height="366" border="0" alt="" id="img_float_left" />Mses-Mosé lo trova, lo rieduca, gli ridà forza e <em>fiducia in se stesso</em>, e lo guida e ne è guidato al tempo stesso, mentre tra tante difficoltà conduce il suo popolo via dall’esilio.<br /><br /><br /><br />Il racconto è, naturalmente, simbolico: per te che leggi, quel popolo eletto rappresenta <b>tutto ciò che è tuo</b>; Mses-Mosè sei tu che ti accorgi di quanto ciò che è tuo sia pieno di ipoteche e reti e insidie altrui, e dai inizio al tuo Esodo, o revisione del dizionario, o costruzione dell’Arca; e Yahweh è quel Dio che allora ricominci a scoprire, e di cui ricominci a sperimentare la potenza e l’aiuto, nella stessa misura in cui chiedi il suo aiuto e lo aiuti a tua volta. <br /><br /><br /><br />Nella storia di Noè avveniva la stessa cosa, e così pure nelle vicende di tutti i patriarchi, e di tutti i profeti: Dio e quegli uomini agivano insieme, e non contro altri uomini o contro altri Dei – come in seguito venne interpretata, strumentalmente, l’alleanza con Dio (si pensi al Gott mit uns di innumerevoli guerre) – ma soltanto <strong>contro il Nulla </strong>e le forme gigantesche che il Nulla assume. E ognuna di quelle storie è anch’essa simbolica: è, o meglio può diventare la tua storia personale, se tu cominci a viverla in tal modo e non temi il carattere <em>sacro </em>che, giorno dopo giorno, verrebbe ad assumere tutta quanta la tua vita. <br /><br /><br /><br />Gesù, poi, porta questa alleanza all’estremo:<br /><br /><em>«Il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre» </em><br /><br />Giovanni 5,22-23<br /><br /><br /><br />Il giudizio, la decisione non avviene più nei cieli, ma in terra. Dio sta a guardare e senza di te non può giudicare, non può agire: la sua volontà non può compiersi <strong>se tu non lo chiedi</strong> e non lo permetti al tempo stesso. È il punto più basso della storia del Dio occidentale, e il punto più alto – e di massima responsabilità – per l’uomo.<br /><br /><br /><br /><br /><br />continua<br /><br />]]></content>
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		<issued>2008-06-16T00:00:00Z</issued>
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		<title>31.IL PADRE NOSTRO</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080609-141222" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Assumono ora un significato diverso anche i primi versetti del Padre nostro: <br /><br /><br /><br /><i>sia santificato il Tuo Nome, venga il Tuo Regno,<br /><br />sia fatta la Tua volontà</i> <br /><br /><br /><br />e non la volontà di quel Nulla che Tu, a volte, hai lasciato agire. E nei versetti seguenti, proprio la  <b>cooperazione tra l’uomo e Dio</b>  diventa il tema principale:<br /><br /><br /><br /> <i>Tu dacci oggi il nostro pane quotidiano</i> <br /><br /><br /><br /><img src="images/DIOOK.jpg" width="325" height="279" border="0" alt="" id="img_float_right" /> Cioè: facciamo in modo, noi e Tu, che il Nulla non prenda forma nei nostri bisogni. Noi, dal canto nostro, ci impegnamo a considerare soltanto i nostri bisogni autentici e attuali, a badare soltanto a ciò di cui abbiamo davvero bisogno adesso – e non a ciò di cui avevamo bisogno tre, cinque, dieci anni fa, o di cui avevano bisogno i nostri genitori, o nonni, o magari i nostri capi, o di ciò di cui forse potremmo aver bisogno in futuro: proprio in quei  <b>bisogni presunti</b> , infatti, il  <b>Nulla</b>  trova spesso il modo di insinuarsi e di rovinarci. Ma Tu, intanto, aiutaci, con la tua illimitata abbondanza. E<br /><br /><br /><br /><i>Rimetti a noi i nostri debiti<br /><br />come noi li rimettiamo ai nostri debitori</i> <br /><br /><br /><br />Noi ci impegnamo a non dare più peso al passato: rancori, rimpianti, rimorsi sono infatti un altro terreno prediletto dal Nulla; basti pensare al Nulla in cui rimane aggrovigliato chi, specialmente in certi Paesi, abbia a che fare con  <b>avvocati e giudici</b> . Ma anche Tu, per opporti al Nulla, non dare peso al nostro passato: aiutaci a cancellarlo sempre. Tu lo puoi, no?<br /><br /><br /><br /> <i>E liberaci dal male</i> <br /><br /><br /><br />Liberaci,  <b>IN TAL MODO</b> , da ciò che per noi in terra è male: Tu in cielo non hai di questi problemi, per Te è tutto divino, ma noi siamo qui in basso a combattere, nel Tuo mondo ancora imperfetto. Altrimenti, se Tu e noi non stiamo dalla stessa parte, come potrà venire il tuo Regno?<br /><br /><br /><br />continua<br /><br /><br /><br />]]></content>
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		<issued>2008-06-09T00:00:00Z</issued>
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		<title>30.IL DIAVOLO DI RE DAVIDE</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080605-162919" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Assai più problematica è la  <b>prima vera apparizione </b> del nome  <i>Satan</i>  nella Bibbia: <br /><br /><br /><br /> <i>Satana si levò contro Israele e incitò re Davide a fare un censimento in Israele. <br /><br />I Cronache 21,1</i> <br /><br /><br /><br />La notizia appare strana per varie ragioni: innanzitutto, non è facile capire, oggi, che cosa possa esservi di male nell’idea di fare un censimento. Ma il testo lo spiega poco dopo, con le parole di <b>Ioab</b>, un fido generale di Davide:<br /><br /><br /><br /> <i>«Se il Signore volesse aggiungere al suo popolo cento volte più di quanti sono già ora, non sarebbero tutti sudditi del mio signore?»<br /><br />I Cronache 21,3</i> <br /><br /><br /><br />In altre parole: non è bene fermarsi a calcolare le proprie fortune, è ostacolare la Provvidenza, è porre un limite all’abbondanza.  <img src="images/redavideok.jpg" width="256" height="332" border="0" alt="" id="img_float_left" /> E qui l’identità tra il Diavolo e il Nulla è già netta: gli uomini esistono, il popolo esiste, ogni uomo esiste, un re esiste, e l’esistenza è per tutti un <b>immenso fluire</b>, più grande di qualunque desiderio di  <b>calcolarla e di comprenderla</b>; i <b>NUMERI</b> invece sono semplici segni, non hanno vita, non sono nulla: perché imbrigliare con essi la realtà? Re Davide se ne accorge e chiede perdono:<br /><br /><br /><br /><i>«Facendo questo ho peccato gravemente. Perdona, ti prego, l’iniquità del tuo servo, perché ho commesso una vera follia».<br /><br />I Cronache 21,8</i> <br /><br /><br /><br />D’accordo. Ma riguardo al ruolo di Satana in questa follia, sorprende il fatto che in un  <b>altro libro della Bibbia </b> il medesimo episodio è presentato così:<br /><br /><br /><br />La collera del Signore Dio si accese di nuovo contro Israele e incitò Davide contro il popolo, dicendo: <i>«Su, fa’ il censimento di Israele...»<br /><br />II Samuele 24,1</i> <br /><br /><br /><br />Dunque Satana comparve per la prima volta nella Bibbia come una  <i>funzione di Yahweh</i>. Viene in mente quel passo tanto problematico del Padre Nostro: <i>«e non indurci in tentazione»,</i> dal quale risulterebbe che sia Dio a tentarci. Yahweh è certamente l’aspetto cupo, collerico di Dio: ma <b>il confronto </b> tra i due passi della Bibbia  <b>lascia perplessi</b>. Nemmeno di Dio possiamo dunque fidarci totalmente? Pare proprio di no. Anche nell’immagine di Dio, in ciò che Dio rappresenta per noi, può insinuarsi il Nulla, l’ <i>«avversario»</i>  per antonomasia, Satan. E ne consegue, direttamente, una delle  <i>principali verità degli iniziati</i> ,  <i>evidentissima e perciò facilmente trascurata dai più</i> : secondo tutte le Scritture, non è tanto l’uomo ad aver bisogno di Dio, quanto piuttosto  <i>Dio ad aver bisogno dell’uomo</i>. In tutte le Scritture, infatti, Dio chiede all’uomo ascolto e cooperazione. Non è del tutto Onnipotente, o meglio: non sembra controllare perfettamente la propria Onnipotenza. In terra come in cielo, la sconfinata energia può intersecare il Nulla,  <b>se l’uomo</b>  – nel suo piccolo – non <b>interviene</b>. Perciò, in quello straordinario mantra che è il Padre nostro, l’uomo osa ricordare a Dio che il rischio di una «tentazione», di un impulso del Nulla, è sempre presente in Dio stesso, e che anche un buon Dio, al pari di un uomo buono, dovrebbe stare sempre  <i>in guardia</i>.<br /><br /><br /><br />continua<br /><br />]]></content>
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		<title>29.IL FAMOSO SERPENTE</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Prendiamo, per esempio, quella che secondo moltissimi sarebbe la  <b>prima apparizione</b>  del Diavolo nella Bibbia: la famosissima storia della  <b>tentazione di Eva</b> . I teologi ansiosi di dimostrare che il Diavolo sia un essere preciso devono, inevitabilmente, ricorrere a questo episodio, dato che in tutto il resto della Genesi e negli altri quattro libri del  <b>Pentateuco</b>  non si trova nulla che dia loro ragione. Qui – dicono – il  <b>Diavolo è il serpente</b> . Alcuni giocano, barano, sul carattere fallico dell’anatomia dei rettili, e contrabbandano qui l’idea che il  <b>«frutto proibito»</b>  fosse un’allusione erotica. Altri sottolineano che quel frutto proveniva dall’ <i>«albero della conoscenza del bene e del male»</i> , e colgono l’occasione per mettere in guardia da chi voglia conoscere troppe cose in teologia, invece di limitarsi a credere a quel che gli dicono le autorità. Ma a ben guardare, il testo originale dimostra che il serpente diventa il Diavolo  <b>soltanto per chi</b>  voglia crederlo tale: anche qui, cioè, il Nulla riempie, gonfia e fa apparire vere cose che di per sé sono prive di significato e di qualsiasi fondamento. In primo luogo, infatti, il serpente tentatore non è affatto un serpente, nel testo originale. Nelle versioni consuete si legge:<br /><br /><br /><br /> <i>Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche</i>  <img src="images/serp.jpg" width="335" height="244" border="0" alt="" id="img_float_right" /> <br /><br /> <i>Genesi 3,1</i> <br /><br /><br /><br />Ma è un errore di traduzione.  <b>In ebraico</b>  antico quel passo è:<br /><br /><br /><br /> <i>Vi era il serpente: un luogo sgombro, attraverso la natura.</i> <br /><br /><br /><br />È una splendida immagine poetica: vi era un passaggio, una strada, attraverso l’intrico della natura esistente. Si apriva un varco, e attraverso quel varco Eva scoprì che il divieto di nutrirsi dell’ <i>«albero della conoscenza»</i>  poteva e doveva essere superato. Anche il dialogo tra Eva e quel serpente-strada, nel testo originale, è molto diverso da come lo si traduce di solito:<br /><br /><br /><br />Il serpente disse a Isha:  <i>«È per ciò che vi ha detto Elohim? È per questo che non vi nutrite dell’albero della conoscenza?» </i>  E Isha disse al serpente:  <i>«... Elohim ci ha comandato così, perché se lo mangiassimo moriremmo». </i>  E il serpente le disse:  <i>«Non è vero. Non morireste. E Elohim sa che quando mangerete quel frutto i vostri occhi si apriranno».<br /><br />Genesi 3,1-5</i> <br /><br /><br /><br />Il serpente ha ragione. Colui che aveva imposto di non  <i>«nutrirsi dell’albero della conoscenza»</i>  – di non conoscere, cioè – non era stato  <i>ELOHIM,</i>  cioè il Dio Creatore, quello che aveva detto agli uomini  <i>«crescete e moltiplicatevi», </i>  e che in tutte le versioni della Bibbia è tradotto semplicemente  <i>«Dio». </i>  Era stato invece  <i>YAHWEH</i> , cioè il  <i>Dio-Custode</i>  del creato, quello che in tutte le versioni della Bibbia è tradotto  <i>«il Signore Dio». </i>  Nei primi capitoli della Genesi (in ebraico), questi  <b>due volti della Divinità</b>  appaiono ben distinti: uno è  <i>perenne crescita e infinita bontà</i> , l’altro è  <i>ansioso, geloso</i> , sempre intento a frenare l’evoluzione dell’uomo. Il serpente precisa che il divieto  <i>NON PROVIENE DA ELOHIM</i> , e in seguito, naturalmente, Yahweh se ne ha a male. <br /><br />È comprensibile che, dinanzi a un racconto simile, chi stia dalla parte di Yahweh possa sentirsi preoccupato, e cerchi qualcosa a cui aggrapparsi per negare l’evidenza testuale: non trova nulla, e allora, altrettanto comprensibilmente, chiede aiuto al  <b>NULLA</b> . Il NULLA, sempre disponibile, riempie e consolida punti di vista inconsistenti, traduzioni sbagliate, equivoci, idee sessuofobe e altro del genere, e può facilmente farle apparire  <b>tanto enormi da rendere invisibile il resto</b> . Allora, per questi inquieti, il serpente può diventare il Diavolo, gonfio soltanto di Nulla e di ereditari, nulli timori.<br /><br /><br /><br />continua<br /><br />]]></content>
		<id>http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080603-181403</id>
		<issued>2008-06-03T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-06-03T00:00:00Z</modified>
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		<title>28.FUNZIONE DEL DIAVOLO</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080529-134322" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Non è qualcosa, non è qualcuno. Non potete sbagliare nel riconoscerlo: nel  <b>Diavolo</b> , tutto è un  <b>«non»,</b> un <b>NON-ESSERE</b>, un <b>Nulla</b>, come appunto dicevo nella scorsa puntata. Il che non significa, tuttavia, che lo si possa sottovalutare o ignorare. Sarebbe errore grave. Il Nulla è bensì abbondantissimo. Non c’è, di per sé:  <b>ma</b> tu <b>puoi farlo essere</b>. <img src="images/diavolo.jpg" width="344" height="277" border="0" alt="" id="img_float_left" />Puoi cioè lasciare che il Nulla prenda forme: che cose o personaggi privi, per te, di qualsiasi significato, assumano nella tua vita enormi proporzioni e causino addirittura la tua rovina. Ne dubitate? Guardatevi intorno. Quanto di ciò che vedete è assolutamente <b>NULLA</b>, e tuttavia esercita sui <i>«molti»</i> e sulla gente un <b>enorme potere</b>? Quante delle public persons di cui tutti conoscono il nome sono, a loro volta, semplici esponenti di nulla, anzi <b>del NULLA</b>? Quello è il Diavolo, <b>quando il Diavolo diventa qualcosa</b>. E quante volte <b>anche tu</b>, senza accorgertene, sei stato il Diavolo nella tua vita o in quella altrui? <br /><br />Lo ammetto, non è un concetto facilissimo da digerire. Se provate a sfogliare L’Essere e il nulla di <i>Sartre</i> vi accorgerete delle intricatissime problematiche filosofiche che la definizione del Nulla riesce ancora a produrre nella filosofia del Novecento. In compenso, nel suo aspetto più pratico la questione risulta chiarissima: vale qui la regola cantata da <i>Shakespeare nell’Enrico V</i>:<br /><br /><br /><br /><i>tell truth and shame the Devil</i> <br /><br /><br /><br /><b>Di’ la verità</b>, e il Diavolo sarà scornato. <img src="images/Citaz_28.jpg" width="235" height="101" border="0" alt="" id="img_float_right" /><b>La verità è ciò che è</b>: non esiste antidoto migliore e più semplice al potere – indiscutibilmente enorme – di Satana e dei suoi emissari, che agiscono soltanto <b>là dove qualcuno crede che ciò che non è nulla sia invece qualcosa</b>. Fate attenzione, perciò, quando vi viene  <b>voglia di credere</b>! È infinitamente <b>meglio accorgersi</b>, è infinitamente meglio <b>essere</b>: su questi verbi il Diavolo non ha presa. Quanto poi alle molte e pittoresche idee sulle personificazioni del Diavolo, ora bellissimo ora orrendo, ora insinuante ora terrificante, instancabile autore di trame insidiose e di malvagità, tenete presente che sono tutte quante  <b>metafore</b>, assai meno temibili di quel Nulla che può, se appena lo permetti, vampirizzarti spietatamente nella tua vita quotidiana.<br /><br /><br /><br />continua<br /><br />]]></content>
		<id>http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080529-134322</id>
		<issued>2008-05-29T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-05-29T00:00:00Z</modified>
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		<title>27.L&#039;ALTRO ELEMENTO</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080526-150944" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Allora formuliamo meglio l’obiezione. La <b>revisione del dizionario</b>, il recupero dell’<b>infanzia</b>, il coraggio di essere <b>se stessi</b>: d’accordo, sono cose buone; ma se i Vangeli e i profeti hanno davvero spiegato che non occorre altro, come mai nei secoli la gente <b>non li ha presi sul serio</b>? Delle due l’una: o io ho semplificato troppo, nell’interpretazione dei passi delle Scritture, oppure i profeti e i Vangeli avevano torto, nel proclamare che il passato si può superare e abolire e il futuro può diventare tutt’a un tratto completamente diverso dal prevedibile. <br /><br /><br /><br /><img src="images/27_raffaello.jpg" width="181" height="289" border="0" alt="" id="img_float_right" />Ma che le <i>Scritture</i> dicano proprio così è, come abbiamo visto, <i>facilissimo da verificare</i>. E quanto al loro insuccesso pratico, varie correnti teologiche sia  <b>ebraiche </b> sia <b>cristiane</b>, non potendo dar esplicitamente torto ai loro Testi Sacri, se la cavano avanzando un’opinione pessimistica riguardo all’uomo. Ritengono cioè,  <i>sit venia verbo</i>, che l’uomo sia un essere tendenzialmente stupido, degno sicuramente di compassione, ma non dei messaggi che il cielo ha cercato di fargli arrivare. Non è un idea soltanto ebraico-cristiana; anche <i>nell’Inno omerico a Demetra</i> (VIII sec.a.C.) si legge: <i>«Ignoranti siete, voi esseri umani, incapaci di prevedere il destino della gioia o del dolore che può avvenirvi!»</i>. E si pensa perciò che, in questa <i>«valle di lacrime»</i> abitata dall’umanità, sia opera buona soccorrere la nostra specie con sacramenti e con un po’ di sapienza, ma sia grave errore volersene attendere di più. Se si sfoglia un qualsiasi manuale di storia e poi un qualsiasi giornale, è ben difficile – ne convengo – non pensarla così almeno di tanto in tanto.<br /><br /><br /><br /><img src="images/Citaz_27.jpg" width="281" height="135" border="0" alt="" id="img_float_left" />Ma io amo molto un’altra opinione, un poco più romanzesca. Credo che la revisione (tutto sommato semplice, ripeto) prescritta dal racconto del Diluvio e dai passi dei Vangeli che abbiamo citato basti, sì, a liberare l’io dal suo passato e a sgombrargli il futuro, ma che in più vi sia, o meglio, si nasconda anche nel presente un elemento molto problematico, con cui fare i conti. Secondo alcuni, quest’altro elemento è un essere dotato di vita propria, ed è il famigeratissimo <b>Diavolo</b>. Secondo me, non è un essere, non è vivo, non è affatto: è bensì <i>CIO’ CHE NON È</i> – a differenza del nome ebraico di Dio, <i>YHWH</i>, che suonava come il participio del verbo essere e significa anche <i>«Io sono».</i> Quell’altro elemento, il principale nemico, è insomma, a mio parere, il <i>Nulla</i>: e va trattato, con le necessarie cautele, appunto come tale.<br /><br /><br /><br />continua<br /><br /><br /><br />]]></content>
		<id>http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080526-150944</id>
		<issued>2008-05-26T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-05-26T00:00:00Z</modified>
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		<title>26.TROPPO FACILE?</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/26_SanPietrob.jpg" width="273" height="209" border="0" alt="" id="img_float_left" />E siamo insomma tornati al punto di partenza: il <b>cambiamento radicale del mondo</b>. Nella <b>Genesi</b> era il  <i>Diluvio</i>, da provocare attraverso <b>l’Arca-parola</b>; nell’Esodo era l’arrivo nella  <b>Terra Promessa</b>, riservato soltanto ai bambini che <i>«non sanno distinguere ancora il bene dal male»</i>; nei <b>Vangeli</b> è il nuovo Regno di Dio e del Figlio dell’uomo, da realizzare attraverso il superamento dei <i>vecchi valori e l’amore rivoluzionario</i>. <br /><br /><br /><br />Tutti i più poderosi slanci della scoperta teologica puntano a questa indispensabile palingenesi. E <b>tutti</b>, per di più, ribadiscono che <i>È SEMPLICE</i>, che puoi farlo da te, semplicemente riscoprendo te stesso, la parte più intima, autentica, ignorante del tuo essere: lì è la verità potentissima, la salvezza, la via – e non nelle tante e laboriose pagine che puoi studiare sulle religioni, la loro storia, i loro pensatori. Ma com’è possibile? Direbbe a questo punto chiunque. E allora tutte le biblioteche teologiche, le dottrine raffinatissime sulla salvezza, sulla rinuncia, sulla rassegnazione, sulla castità, sul matrimonio, sulle tipologie dei peccati, sulla Grazia, sui sacramenti, sulla santità, la Trinità, la Madre di Dio, la penitenza, il primato di Pietro, l’infallibilità e via dicendo, sarebbero tutte quante chiacchiere a vuoto, il cui unico scopo è evitare che la gente si accorga del punto principale?<br /><br /><br /><br /><img src="images/Citaz_26.jpg" width="275" height="154" border="0" alt="" id="img_float_right" />Certamente no. Dal II sec. d. C. ai nostri giorni (con punte eccelse alla fine dell’Impero romano e nel Medioevo) la <b>teologia</b> è stata un’utilissima <b>palestra filosofica</b>. I primi Concilii, parlando della Trinità e dell’umanità o divinità di Cristo, furono capolavori di <b>psicologia del profondo</b>, ecc. Ma altrettanto certamente, la sostanza di ciò che dissero al mondo i grandi profeti <b>è semplice e radicale</b> come potrebbero esserlo <b>le domande di un bambino</b>. E d’altra parte, se Dio parlava attraverso di essi, e un Figlio di Dio decise di scendere sulla Terra per chiarir bene le cose, perché mai avrebbero dovuto parlare difficile? Forse, se l’avessero intesa in questo senso, molti cosiddetti atei non avrebbero avuto tanta fretta di eliminare dal loro pensiero tutto ciò che pertiene alla religione, ma avrebbero distinto meglio e più coraggiosamente, in questa materia, l’utile dall’inutile.<br /><br /><br /><br />continua<br /><br /><br /><br /> <object width="425" height="355"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/uNei8lL1lkU&hl=en"></param><param name="wmode" value="transparent"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/uNei8lL1lkU&hl=en" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"></embed></object> ]]></content>
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		<issued>2008-05-22T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-05-22T00:00:00Z</modified>
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		<title>25.L&#039;ELIMINAZIONE DEI PECCATI</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080519-150642" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Ora risulterà forse più chiaro il modo in cui <b>Gesù</b> liberava la gente dai peccati. <img src="images/Citaz_25_accorrevano.jpg" width="250" height="122" border="0" alt="" id="img_float_right" />Quel modo apparve, all’epoca, una <b>pericolosa novità</b>: le autorità non avevano avuto nulla da ridire sulle clamorose purificazioni operate da <b>Giovanni Battista</b> - <br /><br /><br /><br /><img src="images/25_battesimo2.jpg" width="265" height="254" border="0" alt="" id="img_float_left" /><br /><br />Ma tutte le volte che Gesù perdonava un peccatore, si indignavano e gridavano allo scandalo. Perché? Giovanni, notate bene, faceva <i>CONFESSARE</i> i peccati e praticava poi un accurato <i>RITUALE di purificazione</i>. Gesù non faceva nulla del genere: i Vangeli precisano addirittura che «<i>non battezzava affatto»</i> (Giovanni 4,2). Si limitava a dire: <i>«ora i peccati se ne vanno via da te»</i> («aphèontai sou hai hamartìai», Luca 7,48). Tutto qui. Non si poneva come sacerdote, come operatore di un sacramento: spiegava, ai peccatori, che in loro stessi era cominciato ad avvenire qualcosa che annientava le conseguenze psicologiche e morali degli errori commessi. E proprio questo causava l’indignazione dei bigotti. <i>«Solo Dio può rimettere i peccati!» </i> esclamavano (Luca 5,21), e dunque faceva bene il Battista a ricorrere a un <i>RITO</i>, perché funzione del rito è appunto quella di far intervenire l’elemento divino in un atto umano. <br /><br /><br /><br />Per Gesù invece la liberazione dai peccati è cosa  <b>interamente umana</b>: <img src="images/Citaz_25_il_figlio.jpg" width="220" height="92" border="0" alt="" id="img_float_left" />ribadisce a chiare lettere che<br /><br /><br /><br /><br /><br />Cioè che <i>l’energia di tale liberazione è generata</i>, qui sulla terra, da un nuovo livello evolutivo che gli uomini – e i peccatori soprattutto – possono raggiungere. Nell’episodio della <i>Maddalena</i> abbiamo già visto <i>come e perché </i> ciò avvenga: si pecca, spiega Gesù, <i>per amore</i>. Si infrangono le leggi, si sbaglia, si esagera, si scelgono scopi sbagliati soltanto perché l’energia del tuo cuore è troppo grande per il mondo a cui tanti altri si adattano, e ti senti perciò a disagio, diverso, confuso, disperato anche, e soprattutto impaurito dalla tua diversità. Il <i>peccatore</i> è appunto colui che, per timore della propria diversità, <i>punisce se stesso</i> compiendo qualcosa che tutti gli altri ritengono peccaminoso e attirandosi il loro biasimo. Smette di essere un peccatore – secondo Gesù – nel momento in cui dà alla propria superiore energia, al proprio amore, un’altra direzione, coraggiosa, fiera, costruttiva. <i>«Sì, non sono come voi: e con ciò? Non me ne vergogno. Anzi! Solo che non mi piace il vostro mondo, e VOGLIO CAMBIARLO»</i>. <img src="images/Citaz_25_e_perche.jpg" width="266" height="133" border="0" alt="" id="img_float_right" /><br /><br /><br /><br />In altre parole, Gesù guariva i peccatori trasformandoli in rivoluzionari, in pericolosissimi bambini indisciplinabili, promotori d’amore in mezzo a un mondo che <b>non pone</b> questo sentimento in cima ai pregi dei bravi cittadini. Era inevitabile che i benpensanti farisei gridassero allo scandalo, e cominciassero a fare di tutto per assassinare un simile <b>sovvertitore</b> dell’ordine costituito e della religione istituzionale.<br /><br /><br /><br /><br /><br />continua<br /><br /><br /><br />]]></content>
		<id>http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080519-150642</id>
		<issued>2008-05-19T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-05-19T00:00:00Z</modified>
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		<title>24.AL DI LA’ DEL SENSO DI COLPA</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080515-001557" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/24_battesimo.jpg" width="312" height="205" border="0" alt="" id="img_float_left" />Di questo senso di colpa parlava, dunque, <b>Gesù</b>. E fin dall’inizio della sua carriera si era proposto di trasformarne il senso, e di farlo superare. <i>«Ecco colui che toglie i peccati dal mondo»</i> disse infatti di lui l’amico <b>Giovanni Battista</b>, che studiava lui pure quella questione, a quanto risulta dai Vangeli. <br /><br /><br /><br />Solitamente, questa frase del Battista viene intesa come una specie di indulto universale. Ma non è così. Non disse infatti <i>«colui che toglie il castigo, o il male dal mondo». </i>  Disse <i>«peccato»,</i> e intendeva dunque un ben preciso modo di intendere la colpa personale. Il senso era: <i>«ecco chi vi spiegherà un altro modo di intendere la vostra dignità e indegnità».</i> Ed è ciò che Gesù fece. Se tra le regole di questo mondo sei a disagio – spiegò in sostanza Gesù (e venne ucciso per questo) – <b>vuol dire che sai essere te stesso</b> più di coloro che obbediscono a quelle regole. Vuol dire che non ti rassegni all’irreggimentazione, agli stravolgimenti, ai divieti, alle censure, alle violenze a cui il tuo senso della felicità è stato sottoposto perché tu diventassi un adulto come si deve. Vuol dire che <b>sai ancora amare, giocare, scoprire </b> come sapevi da bambino. E dichiarava: <i>«Beati voi che ora piangete, perché riderete. Beati voi quando gli uomini vi odieranno, e vi metteranno al bando, e vi insulteranno...» </i> e così via <i>(Luca 6,22). <br /><br /><br /><br /><br /><br /><img src="images/Citaz_24.jpg" width="222" height="99" border="0" alt="" id="img_float_right" /></i> Se invece ti senti moralmente e civilmente a posto, se – nella terminologia dei Vangeli – sei un <b>buon fariseo</b>, se pensi di aver ragione e ti piace, allora sei veramente nei guai: <i>«Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Lo stesso facevano i loro padri con i falsi profeti»</i>  <i>(Luca 6,26). </i>  Se infatti sei così a posto al posto tuo, non ti andrà né sentir parlare del <b>Diluvio</b> né tanto meno della necessità di costruirti un’<b>arca</b>; non ti andrà di mettere in discussione ciò che sai, le parole che usi, il ruolo che ricopri; non ti dirà niente il verbo <b>accorgersi </b> <i>(«E di che dovrei accorgermi, io? Va tutto bene, a me...»</i>); non ti andrà di ritirare i tuoi giuramenti di fedeltà, né tantomeno che altri ritirino quelli che hanno prestato a te; non avrai nulla di preciso da chiedere se non il perdurare di quel che hai già; ti spiacerà moltissimo rinunciare all’approvazione di quei <i>«molti»</i> con i quali ti trovi ora tanto a tuo agio: insomma, potrai essere tutto quel che ti pare ma <i>non un Noè</i>, e ci saranno molte probabilità che se dovessi incontrare un Noè, ti risulti anche un po’ <b>antipatico</b>. In tal caso, naturalmente, più che per la teologia potrai provare interesse per la religione – purché i <i>«molti» </i> la condividano o almeno la rispettino. A ciascuno il suo. <br /><br /><br /><br />continua <br /><br /><br /><br />]]></content>
		<id>http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080515-001557</id>
		<issued>2008-05-14T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-05-14T00:00:00Z</modified>
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		<title>23.IL SENSO DI COLPA</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080512-170238" />
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[Comincia a costruirti l’arca, a rivedere il tuo dizionario, e ben presto lo scoprirai anche tu. Dicevamo, qualche puntata fa, che i bambini dispongono di un  <b>naturale senso della felicità</b>  che li guida, o meglio li guiderebbe, nelle loro scelte quotidiane, se gli adulti non intervenissero a deviarlo, forzarlo, stordirlo. Secondo gli adulti, come notava appunto Mosé, i bambini  <i>«non sanno distinguere il bene dal male»: </i>  non capiscono come va il mondo e cosa deve essere importante e cosa no, per le persone per bene. Avviene in tal modo, durante l’inevitabile periodo chiamato  <b>apprendimento</b> , che il nostro originario  <b>senso della felicità</b>  sia messo da parte. Ci abituiamo a considerarlo sbagliato, disturbante, inadeguato; e poiché è parte integrante di noi, ci abituiamo in realtà a considerare noi stessi sbagliati, disturbanti, e inadeguati, e a negare noi stessi per irreggimentarci nel modo di pensare e di vivere degli altri. È così che prende forma in noi il  <b>senso di colpa</b>  propriamente detto: la sensazione, cioè, che vi sia dentro di noi qualcosa di colpevole da cui dobbiamo stare in guardia, e che sempre ci perseguita più o meno sottilmente. <br /><br /><br /><br /><img src="images/23_senso_colpa.jpg" width="320" height="220" border="0" alt="" id="img_float_right" />Ma quel qualcosa non è che il nostro originario senso della felicità, sommato al dolore di averlo dovuto combattere, negare, condannare. È insomma, fondamentalmente, <b>una forma di rimpianto</b>, di <b>nostalgia di noi stessi</b>. È interessante notare che moltissimi equivocano, qui, e nel linguaggio corrente usano il termine <i>SENSO DI COLPA</i> come un sinonimo di <i>RIMORSO:</i> vi sarà capitato di sentir dire <i>«Ho un gran senso di colpa per aver commesso quell’azione». </i>  È un errore lessicale, ma non solo. È anche l’intuizione di preciso rapporto tra il senso di colpa e le colpe che uno commette. La differenza lessicale tra i due termini è grande: il rimorso ha una causa; il senso di colpa è una causa. Il  <b>rimorso</b> deriva da qualche tuo errore, o cattiva azione, o buona azione mancata. <br /><br /><br /><br />Il senso di colpa è un disagio che, come dicevo, si prova invece continuamente, e indipendentemente dalla cattiveria delle azioni che uno compie. Nelle persone più sensibili, infatti, il senso di colpa propriamente detto può destarsi anche laddove non ve ne sarebbe alcun motivo: quando, per esempio, sono molto contente, oppure quando stanno per raggiungere un qualche risultato a cui tengono molto, e tutt’a un tratto se ne sentono incapaci, perché  <b>sentono di non meritarlo</b> . <br /><br /><br /><br />In altri, nella stragrande maggioranza, il senso di colpa si esprime quotidianamente sottoforma di conformismo, di astio o orrore per le novità, di avversione per chi pensa in modo originale o per chi, semplicemente, appaia sicuro di sé. È del tutto naturale: chi si sente in colpa e inadeguato, ha bisogno di farsi accettare da altri, dai più, di somigliare a loro, di confondersi con loro, perché ci si accorga di lui il meno possibile. <br /><br /><br /><br />Nelle persone più energiche, infine, il senso di colpa diventa un problema tanto grave, da spingerle a commettere qualche azione ritenuta cattiva dalle altre due categorie di persone, e a caricarsi in tal modo di rimorsi: proprio perché il  <b>rimorso e il senso di colpa</b>  sono due cose diverse, e il primo è meno soffocante del secondo. Questi sono precisamente i  <i>«peccatori»</i>  di cui parlava Gesù. Esprimono sia l’intensità di quella nostaglia di se stessi, sia la protesta contro il mondo adulto e perbene che li aveva conculcati quand’erano bambini, e sia, anche, la disperazione di non trovare, al di là del senso di colpa e del rimorso, nessun’altra via praticabile. Per questi, il  <i>metanoein, l’accorgersi</i> , la riscoperta dell’infanzia sono veramente una « <i>buona novella», </i>  mentre per gli altri è una teoria molto più ostica.<br /><br /><br /><br />continua<br /><br /><br /><br />]]></content>
		<id>http://www.nonsoloanima.tv/blog/index.php?entry=entry080512-170238</id>
		<issued>2008-05-12T00:00:00Z</issued>
		<modified>2008-05-12T00:00:00Z</modified>
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		<title>22.GLI IMMORALI PREMIATI</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[ <img src="images/Citaz_22c.jpg" width="240" height="74" border="0" alt="" id="img_float_right" /><br /><br />Per i benpensanti, per chi si uniforma alle certezze dei <i>«molti», </i> è sconfortante imbattersi in certe frasi terribili dei Vangeli, come questa:<br /><br /><br /><br />O addirittura:<br /><br /></center><img src="images/Citaz_22b.jpg" width="270" height="114" border="0" alt="" id="img_float_left" /><br /><br /><br /><br /><img src="images/22_madda.jpg" width="216" height="321" border="0" alt="" id="img_float_right" /><br /><br />Ancor più stressante, per le persone per bene, è la parabola del  <b>figliol prodigo,</b>  in cui il giovanotto scapestrato viene premiato mentre suo fratello, che è sempre stato irreprensibile, scopre di aver sbagliato tutto. E per difendere la Maddalena dai farisei disgustati dalla sua immoralità, Gesù dichiara scandalosamente:<br /><br /><br /><br /><center><img src="images/Citaz_22a.jpg" width="239" height="130" border="0" alt="" /></center><br /><br /><i>«Ma come? E io?»</i> avrebbe tutto il diritto di esclamare il benpensante, l’odierno fariseo, <i>«io che mi sono sempre comportato bene, io che sono un buon cristiano e rispetto i comandamenti... Anch’io sarei dunque uno che ama poco? E lei sarebbe meglio di me?»</i>  Eh, sì. Il testo dei Vangeli non lascia altra possibilità. <b>C’è qui un concetto del merito e della colpa, che contrasta </b> diametralmente con la morale tradizionale e che ancor oggi lascia sgomenti. Ma soprattutto, c’è qui una lucidità, un coraggio del pensiero, che anticipa di duemila anni certe faticosissime intuizioni della psicologia e anzi, le supera decisamente. <br /><br /><br /><br />Noi (psicanalisti inclusi) siamo abituati a considerare <b>il senso di colpa un nemico</b>, un freno tormentoso: le Scritture ce lo presentano invece <b>come una via fondamentale</b>, una fonte di scoperte e persino di sapienza. È come se ci venissero a dire che la bronchite o l’ulcera sono non malanni ma maestre di salute. Cosa sapevano a questo riguardo gli antichi, che noi ancora non sappiamo? E <b>perché</b> noi l’abbiamo dimenticato?<br /><br /><br /><br />continua<br /><br /><br /><br />]]></content>
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		<issued>2008-05-08T00:00:00Z</issued>
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		<title>21. LA TERRA PROMESSA E L’INFANZIA</title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<img src="images/Citaz_21.jpg" width="234" height="110" border="0" alt="" id="img_float_right" />Questa <b>riscoperta dell’infanzia</b> è un tema antichissimo nelle Scritture. Mosè ne parla a più riprese: e non per nulla il nome Mosè –  <i>Mses</i>  – in egiziano antico significava  <i>«il Bambino». </i>  Guidò, come si ricorderà, il popolo eletto verso il paese di <b>Canaan</b>: e che anche la Terra Promessa rappresenti la riscoperta dell’infanzia, il ridiventare bambini, risulta ben chiaro da quel che avviene poco dopo il Passaggio del Mar Rosso: Mosè impose al popolo di fermarsi nel deserto per <i>quarant’anni</i>; ricordate perché? <i>Nessuno di voi, di quanti siete stati registrati dall’età di vent’anni in su, potrà entrare nel Paese. Solo i vostri bambini, dei quali dicevate che sarebbero diventati una preda, solo quelli io farò entrare... I vostri figli, che non conoscono ancora il bene e il male, quelli entreranno. Voi invece volgetevi indietro, e incamminatevi verso il deserto!</i> Numeri 14,33; Deut.1,39<br /><br /> <br /><br /><img src="images/21_terra_promessa.jpg" width="319" height="221" border="0" alt="" id="img_float_left" />Agli adulti non fu concesso entrare. Agli adulti non è concesso mai. Nel racconto dell’Esodo, Mosè e Dio prendono questa decisione perché quegli adulti ebrei erano cresciuti schiavi, e l’obbedienza, la timorosità erano troppo radicate in loro: non sarebbero stati in grado di affrontare le tensioni di una guerra di conquista e lo shock della libertà. Lo stesso avviene nella storia personale di ciascuno di noi: <b>una parte delle nostre memorie</b>, delle nostre <b>abitudini</b>, dei nostri <b>pensieri</b> deve andarsene nel  <b>deserto</b>, perché possiamo trovare la forza di proseguire e di ricominciare a crescere. Nella vicenda di Noè, scampavano al Diluvio il tuo io e tutto ciò che per l’io è fertile e può crescere e moltiplicarsi. Nella storia dell’Esodo, gli eletti sono dapprima i fuggiaschi, che attraversano il Mare mentre gli inseguitori egizi ne sono sommersi, in una specie di Diluvio parziale (e gli <b>egizi</b> rappresentavano lì l’<b>obbedienza </b>  all’autorità, il <b>conformismo,</b> i <b>legami dell’io</b> con il mondo dei <i>«molti») </i> e poi, nel deserto, rimangono eletti soltanto i giovani, i bambini <i>«che non sanno ancora distinguere il bene dal male»</i> e devono dunque imparare a scoprire il mondo da soli: è già aperta la via alla predicazione di Gesù, sui Bambini che entrano nel Regno dei cieli. Ma attenzione: quel riferimento al non saper distinguere il bene dal male solleva un nuovo problema, che nella vicenda di Noè era menzionato, e che ci mostra un ulteriore aspetto della questione. Bisogna  <i>NON CONOSCERE LA COLPA</i> , per entrare nel Regno? Bisogna ridiventare ignoranti anche in questo? Si direbbe proprio di sì. La teologia, come vedremo, riserva anche qui notevoli sorprese.<br /><br /><br /><br /><br /><br />continua<br /><br /><br /><br />]]></content>
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