ISTRUZIONI PER L'ARCA

BLOG DI TEOLOGIA QUOTIDIANA

Teologia quotidiana, questo il tema di cui vi parlerò in questo spazio.
Ovvero come la teologia, se vista da un punto di vista aperto, possa diventare una forma di psicologia, di aiuto …
Chi ha mai detto, infatti, che l’oggetto della psicologia, cioè il tuo cosiddetto «io», non sia anche l’anima?


Igor Sibaldi




ARRIVEDERCI... 
Cari amici,
grazie per le vostre emozioni e la vostra simpatia, in tutti i sensi del termine. Se vi va, ci rileggiamo ai primi di autunno. E, se mi permettete, vi suggerisco una cosa, tra le più utili che io abbia imparato: NON OCCORRE RIASSUMERE. Non occorre aver fretta. Meglio guardarsi da frasi del tipo «in sostanza, ciò vuol dire che...», «tutto ciò non è altro che...» e simili. Magari qualcuno dirà: «Ma se non sintetizzo, non mi ricorderò cos’è!» In tal caso, meglio non ricordarsene. Un ricordo che VALGA LA PENA, è di certo molto ampio e non riassumibile. Voi, di certo, non siete riassumibili in nessun modo. Quest’estate, a questo proposito, spero di finire IL TEMPO RITROVATO di Proust. L’avete letto? È una meraviglia, ve lo consiglio: utilissimo per i ricordi! La traduzione di Einaudi è splendida, di un saggio poeta, Giorgio Caproni. A presto in ogni caso.


Igor


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NON - RISPOSTA a molti  
Cari amici, leggervi è molto piacevole e perciò non intervengo. Tutto ciò che so della Stanza Tonda, l’ho raccontato nei miei libri. Solo dopo diversi anni che la frequentavo ne ho scoperto l’antichità – e anche di questo ho scritto, ne IL MONDO INVISIBILE. Qui posso aggiungere soltanto che l’unica ragione per cui ne scrivo è il desiderio di descrivere il più esattamente possibile il punto a cui sono arrivato io, perché chi legga vada più avanti. La via è inesauribile: quando, infatti, si comincia a udire la voce del proprio Io (nella Stanza Tonda o altrove) ci si accorge che quell’Io non lo conosciamo affatto, e che è immenso, molteplice, descrivibile solo al plurale (questo è ciò che chiamo: i MAESTRI) e abitante di molte epoche e di molti universi. Ci si accorge anche di come quel nostro Io conosca invece benissimo noi, e faccia il possibile per darci indicazioni molte volte al giorno. La mia impressione è che all’origine di tutte le religioni vi sia la ricerca di un buon modo di ascoltarlo, di conversare con lui. Ma poi, si sa, la gente ne ha paura e preferisce affidarsi a gerarchie sacerdotali e ad autorità visibili, ricompensandole in vario modo per la loro funzione di surrogati della voce interiore.



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CERTE OMBRE DELLE NOSTRE RIUSCITE - Su una segnalazione di Romana e Artemisia  
L’«avversario», satan – il Nulla, come abbiamo provato a chiamarlo noi – trova espressione anche in molte nevrosi. E nel terribile Libro di Giobbe ne è descritta una, diffusissima: la paura della felicità. Provate a leggerlo, quest’estate. Rabbrividirete e vi porrete una quantità di domande, proprio come hanno fatto moltissimi – da Kierkegaard a Jung. Dio e il satan si accordano, in questa storia, per tentare un uomo buono e ricco, Giobbe appunto: a satan viene dato il permesso di infliggergli grandi sventure, per vedere se Giobbe continuerà ad amare Dio anche nella miseria. Giobbe supera la prova e alla fine si ritrova più ricco e più felice di prima. Lungi da me l’idea di SPIEGARE questa storia; ma vi segnalo una dinamica psicologica che in essa si delinea, e che forse vi sarà d’aiuto nelle vostre interpretazioni. L’uomo ha spesso una gran paura dell’abbondanza. Teme che l’abbondanza (di beni, di affetti, di talenti) lo limiti, gli tolga la libertà. Teme la NOIA dell’abbondanza. Può così avvenire che chi sta vivendo un grande amore fantastichi di perderlo; o che chi ha molte ricchezze immagini una vita da vagabondo. Quando si accorge di tali sue fantasie, teme anche quelle: «Come posso desiderare una cosa del genere?..» e allora si affretta a negarli, a soffocarli senza averli ben chiariti. Ma i desideri così negati non scompaiono; scivolano solo un po’ più giù, sotto la soglia dell’attenzione, e lì – spesso – continuano a crescere, e si trasformano in modo strano. Si acuiscono. Il desiderio negato di perdere un grande amore, per esempio, si trasforma lì in cupi sensi d’odio, di aggressività verso la persona amata. Oppure il desiderio di una vita da vagabondo diventa – lì sotto – la voglia di sperperare tutto, di andare in miseria. A volte questa distruttività emerge nell’io cosciente, e lo fa sentire molto in colpa. Gli fa sembrare che non soltanto le sue aspirazioni alla libertà, ma QUALSIASI SUA ASPIRAZIONE sia oscuramente collegata con l’infelicità, il dolore della persona amata, o con una «tassa» da pagare al destino – sottoforma di dispiaceri e sciagure. Allora ha paura di aspirare a qualsiasi cosa. Si frena, perché nulla e nessuno intorno a lui corra pericolo. E al tempo stesso si sente sempre più inspiegabilmente oppresso dalle persone che ama, e dal benessere che ha. Il Libro di Giobbe raffigura ANCHE questo. Provate a leggerlo come se fosse tutto quanto un ragionamento di Giobbe stesso: «E se perdessi ogni cosa?..» Come se il protagonista si sprofondasse in quel suo incubo-desiderio, e SOLO DOPO AVER VISTO, dopo aver chiarito a se stesso i suoi impulsi alla distruzione, riuscisse a riaprire gli occhi sulla realtà e ad apprezzarla molto più di prima. C’è un utilissimo principio nella recente psicologia americana, chiamato il CONTAINMENT. È la capacità di vedere, affrontare, confessare a se stessi i propri lati oscuri e cattivi – le forme più brutali del nostro Nulla – senza perciò negare i propri lati buoni. Da soli è molto difficile. Ci vuole qualcuno che ti aiuti a «contenere» quest’altra parte di te. Nel Libro di Giobbe quel qualcuno è Dio, Elohim. L’uomo e Dio qui parlano, si confidano lungamente. Uno ha in sé la distruttività, l’altro ha accanto sé, tra i suoi «consiglieri», il satan. Insieme affrontano le avventurose vastità della loro psiche. E alla fine si scoprono più amici, più vicini, più simili di prima. Come diceva il proverbio: Tell truth and shame the devil, «di’ la verità e scorni il diavolo» anche quando certe verità della mente fanno tanta paura.

continua


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SUI MODI DI SUPERARE QUEL NULLA - Risposta per Lina  
Certo, se leggiamo il Vangelo come se fosse la storia della vita pubblica di Gesù , dobbiamo dedurne che il mondo sia un posto scomodo per chi non dà ascolto a certe tentazioni. Gesù non volle fondare il suo insegnamento su vecchi modi di intendere la ricchezza e il potere – e venne imprigionato, deriso e ucciso. Poi l’umanità vide in lui una Persona Divina , ed è forte l’impressione che in tal modo sia stata divinizzata (e dunque posta come necessaria) proprio la sconfitta del bene: già prima di Gesù vari profeti se l’erano vista brutta, ma dopo di lui non si contano gli uomini buoni e generosi che, proprio per essersi opposti al Nulla, ebbero fine tragica... Lo dice anche lui, in un passo dei Vangeli: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me... Un servo non è più grande del suo padrone: se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Giovanni 15,20). Ma davvero non c’è altra via? A voler intendere la sua vicenda nel modo tradizionale, no. Ma c’è anche un’altra lettura possibile, un po’ più simbolica. Gesù è un Maestro che insegna, e vuole che altri lo seguano e lo approvino. Perciò viene distrutto. Attraverso la distruzione, supera la propria dimensione di Maestro (tale superamento è raffigurato nella sua morte e resurrezione) e da allora in avanti trionfa e non insegna più. Allora ha immenso seguito e il suo messaggio giunge ovunque. Lo stesso vale per te. Dapprima, inevitabilmente, la tua personale ricerca della verità è un opporsi al mondo del Nulla, e in questo opporti tu acquisti ai tuoi stessi occhi un’importanza sempre maggiore. È utile. Non c’è altro modo per rafforzare la tua identità. Ma a un certo punto ciò non ti basta più. Quella tua importanza ti va stretta, tanto quanto prima ti andava stretto il mondo in cui stavi crescendo. Allora occorre liberarsene, e cominciare a vivere, a creare. Il Nulla è il Nulla, il non essere. Può dissolverlo solo l’essere. Dunque sii, semplicemente, e fa’ cose che siano. Crea, appunto. «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» diceva Gesù (Matteo 5,48). Quel Padre è creatore. E anche tu, semplicemente, crea.



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CARI AMICI ... 
Cari amici, grazie per tutta l’attenzione e l’affetto: scrivere per voi e sentire il vostro ascolto è stato per me un grande dono. Per ora le puntate di questo Blog di teologia si fermano qui. Durante l’estate (che vi auguro bellissima), lo spazio di ISTRUZIONI PER L’ARCA sarà dedicato soltanto alle risposte ai vostri commenti. Poi, tra qualche settimana, dovrebbe incominciare un’altra serie di appuntamenti, incentrata sull’Angelologia. Alcuni di voi sanno già di cosa si tratta, hanno già letto i libri di Haziel e i miei su questo antico argomento; per gli altri sarà, spero, una speciale sorpresa. Per un anno intero, di cinque giorni in cinque giorni, presenterò i Settantadue cosiddetti Angeli custodi della Kabbalah: le settantadue fondamentali energie, cioè, che secondo una tradizione egizio-ebraica dirigono le correnti delle possibilità, delle occasioni, delle vocazioni di ciascun individuo. Se ne parla anche nel libro dell’ESODO, nel passo in cui si narra del passaggio del Mar Rosso. Vi ricordate? Di solito ci si immagina quel passaggio come un canyon che d’un tratto si aprì attraverso il mare: il popolo eletto passò, gli egizi vennero sommersi. E ci si immagina che quel canyon fu uno solo, e tutti gli ebrei lo percorsero sgomenti, guidati da Mosè… Non fu esattamente così. Anzi: non è così. In quell’episodio memorabile tutto è simbolico: il mare rappresenta la nostra vita quotidiana, piena di vortici, profondità e superfici in cui tanti «egizi» (tanta gente che obbedisce a qualche Faraone) si perdono e «affogano»; il passaggio tra le acque, voleva invece rappresentare la via che ciascuno ha e trova nella propria esistenza, per essere veramente se stesso, nel mare e nonostante il mare, invece di lasciarsi trascinare dalle acque dei molti. Nel testo ebraico di quell’episodio (Esodo 14,19-21) si trovano appunto cifrati, con meravigliosa precisione, i nomi dei Settantadue Angeli, e ciascuno di quei nomi è il geroglifico, la formula, di una delle Energie che guidano chiunque. Sono nomi-formule elaborate in millenni di studi. Si dice che gli Angeli siano «messaggeri»: quelle formule sono il cardine del messaggio. Si dice che ci aiutino: in quelle formule è descritto il modo in cui ci aiutano davvero – a individuare il compito per il quale tu sei venuto al mondo. Ciascuno di quei nomi-formula è connesso a certi giorni dell’anno: quelli appunto in cui tu HAI SCELTO di nascere, in base al compito che ti eri proposto in questa tua vita. Giorno per giorno, Angelo dopo Angelo, esporrò dunque sia gli aspetti spirituali sia gli aspetti più pratici dell’Angelologia; qua e là ci saranno riferimenti alle lettere ebraiche (geroglifiche) che compongono i Nomi, e qui occorrerà un pochino di pazienza. Troverete un breve compendio dei significati delle Ventidue lettere del cosiddetto Alfabeto sacro, cioè delle ventidue lettere dell’ebraico antico, con le quali, secondo i maestri della Kabbalah, Elohim creò il mondo. Ci saranno accurate Istruzioni per l’uso, e sono certo saprete orientarvi facilmente. In ogni caso, risponderò volentieri, anche lì, a qualsiasi vostro dubbio o richiesta di chiarimenti. Ringrazio in anticipo la mia casa editrice, Frassinelli, per aver concesso l’utilizzazione di una buona parte del mio LIBRO DEGLI ANGELI, e la redazione di NONSOLOANIMA per la collaborazione che ha dato e dà a queste strane avventure della conoscenza.



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33.LE TENTAZIONI DI GESU' 
Anche il confronto con il Nulla , nei Vangeli, si sposta tutto quanto dai cieli alla terra, alla singola esistenza umana. Dei rapporti celesti tra Dio e Satana, i Vangeli non dicono nulla: il Diàbolos (letteralmente «colui che disunisce») viene snidato e messo alle strette proprio nel kosmos , cioè in quello che oggi chiameremmo «il sistema», «l’ordine di cose vigente».

Perciò non potete dare ascolto alle mie parole: voi avete per padre il Diavolo, e volete realizzare i desideri di vostro padre.
Giovanni 8,44


Più ancora: il Diavolo, il Nulla viene affrontato nell’individuo stesso, e non solo mediante Giuda (« Satana entrò in lui », Giovanni 13,27), ma anche in Gesù. Come si ricorderà, infatti, prima di dare inizio alla sua vita pubblica, Gesù andò nel deserto – cioè dove non vi era nessun altro oltre a lui – e lì incontrò il Diavolo ed ebbero un’interessante discussione. Il Nulla, tutt’altro che ostile, gli propose tre ragionevoli maniere di promuovere le sue idee nel mondo. Il Diavolo-Nulla gli spiegò che la stragrande maggioranza degli uomini è sensibile a tre cose: alla ricchezza, al potere personale e al miracolo (Matteo 4,3-10). «Se vuoi aver successo sicuro, come predicatore» gli disse in sostanza il Nulla, «punta su una di queste tre: e si dà il caso che in tutte e tre io sia bravissimo. Nelle questioni economiche, nel prestigio e in tutto ciò che alla gente appare straordinario, sono sempre io ad agire: il Nulla. Assòciati a me, e la tua buona novella farà strada, te lo garantisco». Gesù rispose gentilmente che nessuna di quelle tre maniere gli interessava. Dal testo risulta che non gli piacque, in particolare, l’idea di presentarsi alla gente come il detentore assoluto di un qualche super-potere: voleva non che i suoi seguaci lo venerassero, ma che imparassero, si accorgessero, crescessero ciascuno per proprio conto e con Dio. Il Diavolo-Nulla gli lasciò capire che una simile strategia di comunicazione sarebbe stata disastrosa, e se ne andò. Ebbe ragione lui, certamente, nel mondo del Nulla. Gesù non ebbe altro che guai; tanto che la Chiesa, qualche secolo dopo, ritenne più prudente riesaminare quelle tre proposte e, com’è noto, le adottò tutte quante, con risultati assai più incoraggianti. Ma qui ci discostiamo troppo dal nostro argomento, e dalla teologia propriamente detta sconfiniamo nella storia della religione.

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32.ALLEANZE 
Questa cooperazione, o alleanza tra l’uomo e Dio era già stata sperimentata da Mosé: il racconto dell’Esodo può essere letto, infatti, anche come una burrascosa storia d’amicizia e d’amore tra il maturo principe egizio Mses e Yahweh, il Dio abbandonato dal suo popolo, e indebolitosi, regredito quasi al livello di un dèmone del deserto.

Mses-Mosé lo trova, lo rieduca, gli ridà forza e fiducia in se stesso, e lo guida e ne è guidato al tempo stesso, mentre tra tante difficoltà conduce il suo popolo via dall’esilio.

Il racconto è, naturalmente, simbolico: per te che leggi, quel popolo eletto rappresenta tutto ciò che è tuo; Mses-Mosè sei tu che ti accorgi di quanto ciò che è tuo sia pieno di ipoteche e reti e insidie altrui, e dai inizio al tuo Esodo, o revisione del dizionario, o costruzione dell’Arca; e Yahweh è quel Dio che allora ricominci a scoprire, e di cui ricominci a sperimentare la potenza e l’aiuto, nella stessa misura in cui chiedi il suo aiuto e lo aiuti a tua volta.

Nella storia di Noè avveniva la stessa cosa, e così pure nelle vicende di tutti i patriarchi, e di tutti i profeti: Dio e quegli uomini agivano insieme, e non contro altri uomini o contro altri Dei – come in seguito venne interpretata, strumentalmente, l’alleanza con Dio (si pensi al Gott mit uns di innumerevoli guerre) – ma soltanto contro il Nulla e le forme gigantesche che il Nulla assume. E ognuna di quelle storie è anch’essa simbolica: è, o meglio può diventare la tua storia personale, se tu cominci a viverla in tal modo e non temi il carattere sacro che, giorno dopo giorno, verrebbe ad assumere tutta quanta la tua vita.

Gesù, poi, porta questa alleanza all’estremo:
«Il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre»
Giovanni 5,22-23

Il giudizio, la decisione non avviene più nei cieli, ma in terra. Dio sta a guardare e senza di te non può giudicare, non può agire: la sua volontà non può compiersi se tu non lo chiedi e non lo permetti al tempo stesso. È il punto più basso della storia del Dio occidentale, e il punto più alto – e di massima responsabilità – per l’uomo.


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31.IL PADRE NOSTRO 
Assumono ora un significato diverso anche i primi versetti del Padre nostro:

sia santificato il Tuo Nome, venga il Tuo Regno,
sia fatta la Tua volontà


e non la volontà di quel Nulla che Tu, a volte, hai lasciato agire. E nei versetti seguenti, proprio la cooperazione tra l’uomo e Dio diventa il tema principale:

Tu dacci oggi il nostro pane quotidiano

Cioè: facciamo in modo, noi e Tu, che il Nulla non prenda forma nei nostri bisogni. Noi, dal canto nostro, ci impegnamo a considerare soltanto i nostri bisogni autentici e attuali, a badare soltanto a ciò di cui abbiamo davvero bisogno adesso – e non a ciò di cui avevamo bisogno tre, cinque, dieci anni fa, o di cui avevano bisogno i nostri genitori, o nonni, o magari i nostri capi, o di ciò di cui forse potremmo aver bisogno in futuro: proprio in quei bisogni presunti , infatti, il Nulla trova spesso il modo di insinuarsi e di rovinarci. Ma Tu, intanto, aiutaci, con la tua illimitata abbondanza. E

Rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori


Noi ci impegnamo a non dare più peso al passato: rancori, rimpianti, rimorsi sono infatti un altro terreno prediletto dal Nulla; basti pensare al Nulla in cui rimane aggrovigliato chi, specialmente in certi Paesi, abbia a che fare con avvocati e giudici . Ma anche Tu, per opporti al Nulla, non dare peso al nostro passato: aiutaci a cancellarlo sempre. Tu lo puoi, no?

E liberaci dal male

Liberaci, IN TAL MODO , da ciò che per noi in terra è male: Tu in cielo non hai di questi problemi, per Te è tutto divino, ma noi siamo qui in basso a combattere, nel Tuo mondo ancora imperfetto. Altrimenti, se Tu e noi non stiamo dalla stessa parte, come potrà venire il tuo Regno?

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30.IL DIAVOLO DI RE DAVIDE 
Assai più problematica è la prima vera apparizione del nome Satan nella Bibbia:

Satana si levò contro Israele e incitò re Davide a fare un censimento in Israele.
I Cronache 21,1


La notizia appare strana per varie ragioni: innanzitutto, non è facile capire, oggi, che cosa possa esservi di male nell’idea di fare un censimento. Ma il testo lo spiega poco dopo, con le parole di Ioab, un fido generale di Davide:

«Se il Signore volesse aggiungere al suo popolo cento volte più di quanti sono già ora, non sarebbero tutti sudditi del mio signore?»
I Cronache 21,3


In altre parole: non è bene fermarsi a calcolare le proprie fortune, è ostacolare la Provvidenza, è porre un limite all’abbondanza. E qui l’identità tra il Diavolo e il Nulla è già netta: gli uomini esistono, il popolo esiste, ogni uomo esiste, un re esiste, e l’esistenza è per tutti un immenso fluire, più grande di qualunque desiderio di calcolarla e di comprenderla; i NUMERI invece sono semplici segni, non hanno vita, non sono nulla: perché imbrigliare con essi la realtà? Re Davide se ne accorge e chiede perdono:

«Facendo questo ho peccato gravemente. Perdona, ti prego, l’iniquità del tuo servo, perché ho commesso una vera follia».
I Cronache 21,8


D’accordo. Ma riguardo al ruolo di Satana in questa follia, sorprende il fatto che in un altro libro della Bibbia il medesimo episodio è presentato così:

La collera del Signore Dio si accese di nuovo contro Israele e incitò Davide contro il popolo, dicendo: «Su, fa’ il censimento di Israele...»
II Samuele 24,1


Dunque Satana comparve per la prima volta nella Bibbia come una funzione di Yahweh. Viene in mente quel passo tanto problematico del Padre Nostro: «e non indurci in tentazione», dal quale risulterebbe che sia Dio a tentarci. Yahweh è certamente l’aspetto cupo, collerico di Dio: ma il confronto tra i due passi della Bibbia lascia perplessi. Nemmeno di Dio possiamo dunque fidarci totalmente? Pare proprio di no. Anche nell’immagine di Dio, in ciò che Dio rappresenta per noi, può insinuarsi il Nulla, l’ «avversario» per antonomasia, Satan. E ne consegue, direttamente, una delle principali verità degli iniziati , evidentissima e perciò facilmente trascurata dai più : secondo tutte le Scritture, non è tanto l’uomo ad aver bisogno di Dio, quanto piuttosto Dio ad aver bisogno dell’uomo. In tutte le Scritture, infatti, Dio chiede all’uomo ascolto e cooperazione. Non è del tutto Onnipotente, o meglio: non sembra controllare perfettamente la propria Onnipotenza. In terra come in cielo, la sconfinata energia può intersecare il Nulla, se l’uomo – nel suo piccolo – non interviene. Perciò, in quello straordinario mantra che è il Padre nostro, l’uomo osa ricordare a Dio che il rischio di una «tentazione», di un impulso del Nulla, è sempre presente in Dio stesso, e che anche un buon Dio, al pari di un uomo buono, dovrebbe stare sempre in guardia.

continua


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